E Feltri cadde dal pero.../ Quel conflitto di interessi degli Angelucci fra cliniche ed editoria

Giovedì, 5 febbraio 2009 - 16:30:00

"Obiettivo, zittire Libero". Così il quotidiano di Vittorio Feltri commenta a tutta pagina (la prima, naturalmente) gli arresti domiciliari per Giampaolo Angelucci, editore di Libero e del Riformista, nell'ambito dell'inchiesta sulle convenzioni con alcune case di cura. "...Mi domando su quali elementi si basi l'ordinanza di arresto che afferma la nostra arrendevolezza, o sudditanza, nei confronti degli Angelucci", scrive il direttore nel suo editoriale, contestando l'accusa di avere ceduto a "pressioni" da parte degli Angelucci a fini di lobbying.

In realtà, la domanda di Feltri è fuori luogo. Perché la risposta l'ha preventivamente scritta il gip Roberto Nespeca nelle 800 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare con cui ha - fra l'altro - spedito ai domiciliari Giampaolo Angelucci e chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti del padre Antonio, deputato del Pdl. Vi si legge di un'intercettazione del 22 dicembre 2007, in cui Angelucci padre si lamenta di un titolo di Libero con l'assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia. Subito dopo l'imprenditore-editore chiama il vicedirettore del quotidiano per chiedere spiegazioni: "Ma chi è quella stronza che ha scritto il pezzo?". "Nei giorni successivi - annota il gip - su Libero esce un'intervista riparatoria a Battaglia".

Magari Feltri non avrà ricevuto telefonate "lobbystiche" dirette degli Angelucci, ma di certo quel numero di Libero con l'intervista a Battaglia lo firmò proprio Feltri come direttore. E stupisce, da parte di un giornalista della sua esperienza, una simile levata di scudi a difesa degli Angelucci. Perché il suo editoriale non riesce a convincere del fatto che il business editoriale degli imprenditori, proprietari della "sua" testata, non sia quanto meno contiguo a quello delle cliniche. Anzi, semmai rafforza nella convinzione contraria.

Certo, ci sono casi ancora più plateali, sebbene non penalmente perseguibili, di commistioni di interessi fra editori e giornalisti sul loro libro paga. Come non citare l'intervista di Ferruccio De Bortoli a Emma Marcegaglia, pubblicata in prima pagina sul Sole 24 Ore all'indomani dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. In pratica, un monologo privo di contraddittorio, in cui il direttore del quotidiano confindustriale si limitava a firmare, più che domande, qualche "intermezzo" in grado di assicurare un po' di ritmo alla lunga dichiarazione.

E nemmeno Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, si è sottratto alla chiamata del suo editore Carlo De Benedetti quando quest'ultimo ha voluto spiegare la "sua" verità sull'abbandono delle cariche operative in Cir e nelle altre società fondate dall'Ingegnere.
Un imprenditore-editore di altri tempi come Gianni Agnelli, giova ricordarlo, non rilasciava interviste alla Stampa quando aveva qualcosa da dire. Ma evidentemente, oggi che la popolarità e la credibilità dei quotidiani è ai minimi storici, nessuno si cura più nemmeno di salvare la forma. E un Feltri che finge di cadere dal pero lascia quantomeno perplessi...

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