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MediaTech

Un anno fiacco economicamente ma con un concentrato di trasformazioni che porteranno una serie di ulteriori cambiamenti nel 2013. Così il Digital Trends di FMC – società di comunicazione e di osservazione del mercato digitale - definisce l’anno che si è concluso. “Il 2012 è stato un anno atipico, perché l’apparente stabilità della superficie, con livelli di fatturato complessivamente stabili a livello mondiale e addirittura in arretramento in ambito nazionale, si è sposata con una serie di trasformazioni di grande portata”, dice Sandro Frigerio, direttore di FMC e dell’ICT Press Report, un industry watcher quotidiano dedicato alla società digitale che esce con un numero straordinario la sintesi dei dodici mesi trascorsi.

Un anno, insomma, in cui le novità nel settore si sono allargate come un lago magmatico sotto una superficie in apparenza stabile ma pronta a una serie di ripetute eruzioni e di “rotture” dei modelli tradizionali. Il 2012 è stato l’anno che ha visto la crisi dell’elettronica di consumo tradizionale, ma in compenso anche il big bang di smartphone e tablet: i primi hanno trasformato l’industria dei cellulari (uno su due venduti in alcuni paesi come l’Italia è uno smartphone) e i secondi hanno cambiato le coordinate dei client in rete e obbligato il mondo dei pc ad un redde rationem dall’esito ancora incerto. E’ stato l’anno della frenata generalizzata dei ricavi degli operatori mobili – per anni il settore “ricco” delle tlc – e nello stesso tempo del lancio delle reti 4G / LTE anche al di fuori degli Usa, sebbene con ritardi in Europa e in Cina. E’ stato l’anno della frenata di pc e stampanti, l’anno in cui alla cinese di Taiwan Acer si è sostituita la cinese di Pechino Lenovo, che contende il primato assoluto del settore.

Sul piatto della bilancia pesa in senso negativo il ritardato lancio delle reti NGN nel mondo e soprattutto in Europa (e non solo in Italia) e le telecomunicazioni soffrono di una domanda incerta e prezzi sotto pressione. In pratica, tutti i costruttori denunciano un calo nelle vendite di prodotti per le reti, anche se diversi di questi cercano di compensare puntando sui servizi. In Italia – nota il rapporto – è rimasta alta la litigiosità dei diversi player coinvolti. Il tema del “chi fa” e del “chi paga” la rete di nuova generazione si somma con l’eterna questione del rapporto competitivo tra l’incumbent e i concorrenti, con la novità rappresentata da una parte dall’ingresso di nuovi contender (il cambio di proprietà di Wind), dall’altra dall’ingresso della Cassa DP con le sue controllate e partecipate. Il 2011 era terminato con segnali positivi sul versante delle reti mobili, con l’assegnazione delle frequenze 4G, ma il 2012 si è concluso con un avvio in punta di piedi, le nuove incertezze legate alla disponibilità delle frequenze ulteriori, contese tra sistema televisivo e sistema delle telecomunicazioni. Sul versante dei “più” vanno segnalati l’avvio ormai irreversibile del cloud nelle sue varie forme e l’affermazione della nuova filiera della mobilità. Questa nuova effervescenza, tuttavia, non deve nascondere anche gli effetti di consumerizzazione del settore, con conseguente flessione della spesa rispetto al modello dell’ “all in house” e ai costi delle licenze tradizionali del software. Il lancio, verso la parte finale dell’anno, di Windows 8 riflette l’incertezza che si è generata e insieme il potenziale di trasformazione di un settore che, comunque, non sarà mai più come prima e in cui ci saranno ingressi e uscite.

Il 2012 consegna al 2013 una lunga serie di punti aperti e di contrasti che influiscono in modo significativo sullo sviluppo del settore. Tra questi, i maggiori sono le questioni ancora irrisolte del rapporto tra i fornitori di servizi Internet (gli “OTT” come Google o Facebook) e i fornitori di contenuti, a partire dagli editori, tra gli stessi OTT e i fornitori di servizi di rete, quelli tra gli incumbent e i carrier concorrenti. A questi, si aggiungono nuovi terreni di conflitto, non ultimi quelli del quadro macro-economico, con un’Europa che rischia di perdere la ricerca, la produzione e ora anche i proventi fiscali di un settore in cui rischia di essere un consumatore peraltro in affanno. Le prospettive del settore dipenderanno anche dalla capacità di trovare nuovi equilibri nell’interesse di tutto il comparto, dell’economia e dei cittadini.

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