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di Dvid Messina

I giornali online e i siti di informazione via internet, in Italia, sono letti di più dei giornali quotidiani su carta e della carta stampata in genere! La notizia proviene da una fonte molto autorevole, un  Rapporto sui Giovani elaborato dalla Facoltà di economia dell’Università Cattolica di Milano e diffuso dall’Arcidiocesi di Milano, durante il tradizionale  incontro del Cardinale Arcivescovo Angelo Scola con i giornalisti, in occasione della Festa del Santo Patrono Francesco di Sales. Secondo l’autorevole fonte, a visitare maggiormente i giornali “online” ed i siti internet sono il 68% dei giovani dai 30 anni in giù e tra i quali, oltretutto, solo il 31% leggono anche i giornali su carta.

L’incontro con il Cardinale Scola  si è svolto all’Istituto dei ciechi di Milano ed  è stato condotto dal Direttore del telegiornale di “La 7” Enrico Mentana, il quale ha approfondito ulteriormente l’analisi delle problematiche che travagliano i giovani di oggi e ne impediscono l’inserimento nei posti di lavoro specialmente se giornalistici. Tutto vero, tutto giusto sia nella dotta introduzione di Mentana sia nella coinvolgente relazione conclusiva del Cardinale Scola, ma la sensazione che hanno  conseguito  molti dei giovani presenti  in  sala  e soprattutto quelli che hanno poi posto allarmate domande agli oratori, è stata certamente sconfortante: i giovani di oggi e il giornalismo di oggi sono vittime di un sistema che  consente ai vecchi di rimanere abbarbicati alla proprie poltrone ed impedisce ai trentenni di trovare giusta collocazione nelle realtà editoriali. E questa quindi sarebbe  la più importante concausa della crisi del giornalismo di oggi.

 Personalmente, se me lo si consente, io sono di parere assolutamente difforme. Le difficoltà dei giovani giornalisti o dei giovani che aspirano ad esercitare la stimolante professione giornalistica sono reali, numerose e talvolta insormontabili.  Ma tali difficoltà sono conseguenza non causa della crisi del giornalismo,  della diffusione delle carta stampata e della società in genere.  Per  dimostrare la fondatezza di queste  mie convinzioni  posso  richiamarmi  alle esperienze compiute da moltissimi  giornalisti delle vecchie generazioni   che erano giovani quando lo ero anch’io. Ho cominciato a fare il giornalista al Giornale L’Ora di Palermo  solo grazie al fatto che il caporedattore del giornale non aveva giornalisti  da inviare sui campi di periferia a scrivere le cronache di partite di calcio giovanili peraltro molto seguite. Frequentavo l’ultimo anno del liceo classico, sperando di guadagnar qualche soldo, visitai e scrissi da tutti i campetti  di calcio della città. Ma di soldini neppure l’ombra finché… Finché, iscrittomi al primo anno della facoltà universitaria di giurisprudenza, il caporedattore  mi disse: “Tu scrivi bene e frequenti anche la facoltà di legge, da domani cominci a cimentarti anche con la cronaca giudiziaria”.

Io, che non avevo ancora visto un palazzo di giustizia  neppure da lontano, cominciai a scrivere di omicidi, assassini e truffatori vari, talvolta divertendomi anche tanto. Ma compensi o retribuzione niente o quasi! Solo qualche rimborso spese. Finché non mi invitarono a scrivere articoli sul Palermo calcio anche da Torino, da Tuttosport, e non mi invitarono infine, dopo 4 o 5 anni di precariato, a trasferirmi  nella capitale piemontese. Mi lasciai alle spalle, con non poca temerarietà, non solo la città natale ma anche un moglie già incinta e raggiunsi Torino, da dove mi trasferii successivamente a Milano. Insomma la vita da precario l’ho sofferta non poco, esattamente o forse peggio dei giovani di oggi. E prima di me un’esperienza analoga la visse un ragazzo di Calabria, che dopo avere precariamente sgomitato al suo Paese per trovare uno sbocco lavorativo, prese il coraggio a due mani, si trasferì a Milano e dopo qualche anno divenne il cronista sportivo, il cercanotizie insomma più bravo e più letto della Gazzetta dello Sport e di tutte le pagine sportive d’Italia. Sapete come si chiamava quel cronista che fu poi mio vicino di scrivania per quasi un ventennio? Franco Mentana, guarda caso, papà di Enrico Mentana che ha evidentemente ereditato da cotanto Padre le sue grandi virtù giornalistiche!

E attenzione,i Franco Mentana e i David Messina di un tempo stavano peggio dei giovani di oggi, anche perché non avevano a disposizione quello straordinario e gratuito mezzo di comunicazione che hanno i giovani di oggi e che si chiama  INTERNET. Oggi i giovani, come ci garantisce il Rapporto dell’Università Cattolica di Milano e dell’Istituto Giuseppe Toniolo, scrivono su internet, dialogano, possono tentare di far valere le proprie ragioni con Blogg, siti e possono interagire , polemizzare e dibattere con chiunque . I  giovani di ieri, come sottolineato dallo stesso Enrico Mentana, per far valere le loro ragioni dovevano scendere in piazza. E talvolta, aggiungo io, sfidare  in piazza anche le lusinghe o le temerarie  minacce di movimenti eversivi che non hanno esitato a  spargere  il sangue anche di giornalisti giovani e coraggiosi come il compianto amico Walter Tobagi.
 
Dialoghino quindi con i giornali online, i giovani di oggi, facciano valere le proprie ragioni e  utilizzino il patrimonio prezioso dei loro studi, le  loro indubbie risorse intellettuali, per incalzare la deficitaria classe politica dei nostri giorni, per approfondire anche le cause della crisi dei giornali e dei mezzi di comunicazione in genere, ma partendo da altre premesse. Il giornalismo è in crisi non perché troppi vecchi vi rimangono abbarbicati ma perché i costi di produzione si sono decuplicati e perché vi rimangono abbarbicati troppi speculatori, troppi editori che editori non sono. Una volta c’era il “martinit” Angelo Rizzoli che diventava editore per la sua straordinaria intelligenza, il suo grande coraggio e il suo amore per l’arte grafica ed editoriale che aveva esercitato da giovane orfano ospitato ed assistito in un Istituto di orfanelli di Milano. E c’erano i Mondadori, i Rusconi, i Fabbri e pochi altri ardimentosi che esercitavano solo ed esclusivamente il mestiere di Editori, rispettando e tutelando quel diritto costituzionale che è la Libertà di Stampa. Di quei grandi e coraggiosi Editori sono rimasti pochi eredi, i più intraprendenti e più bravi tra i quali hanno spesso esercitato o esercitano ancora anche la professione di giornalisti.

Ma i più grandi giornali sono di proprietà di società editoriali finanziate da azionisti che provano a fare un poco anche gli editori per tentare di difendere un po’ meglio i loro pur legittimi interessi. E i giornali non perseguono più l’obiettivo primario di raccontare la verità, approfondendo i fatti con inchieste imparziali, interviste molteplici  e ricerche adeguate ma si accontentano spesso  di raccontare  le verità dei loro editori, coeditori, patroni politici e inserzionisti pubblicitari. E bastano pochi giornalisti per raccontare quelle mezze verità. I giornalisti, e bravi, sono necessari per ricercare e pubblicare le verità vere, accertate e approfondite, in ogni settore dell’attività umana. Datevi da fare dunque giovani colleghi  dai venti ai trenta e magari quaranta in su, ma non umiliando i vecchi che cercano solo di donarvi il frutto delle loro sofferte esperienze bensì cercando a fondo la verità, specialmente nei settori oggi più degradati e nefasti per il futuro dell’intero nostro Paese o dell’Europa e diffondetela.       

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