ICTLaw/ Dal Parlamento europeo una Raccomandazione destinata al Consiglio sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su internet

Martedì, 7 aprile 2009 - 13:26:00

Il Parlamento europeo ha approvato il 26 marzo una Raccomandazione destinata al Consiglio sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su internet (2008/2160(INI)).
La raccomandazione è molto lunga, anche se consiglio fortemente di leggerla integralmente (clicca qui per leggerla), sia per comprendere esattamente cosa abbia scritto il Parlamento europeo.

Allora, prima di tutto, inquadriamo la portata giuridica della raccomandazione: si tratta di un documento che non ha potere cogente nei confronti degli Stati membri, ma si può affermare che “consigli fortemente” ai medesimi Stati di seguire quello che è scritto nella raccomandazione, pena, in seguito, procedure per la violazione di Direttive che avranno fatto seguito alla raccomandazione.

La raccomandazione si divide fondamentalmente in due parti, la prima dove sono racchiusi tutti i “considerando”, che non sono altro che le premesse di fatto sulle quali si basano i successivi principi di diritto.
Vediamo alcuni di questi “consigli”…

I punti sono i seguenti:
1 Pieno e sicuro accesso a Internet per tutti
Sinceramente ritengo che l’unica raccomandazione effettivamente valida (si potrebbe affermare  che le altre siano totalmente scontate) è la d) garantire, insieme alle altre parti interessate, che sicurezza, libertà di espressione e tutela della vita privata, nonché l'apertura su Internet, siano considerate non come obiettivi contrapposti bensì rientrino simultaneamente in una visione globale che risponde adeguatamente a tutti questi imperativi.
Si tratta della esplicitazione di un principio assolutamente condivisibile, ma come vedremo in seguito viene parzialmente contraddetto dalla medesima raccomandazione.

2. Risoluto impegno a combattere la cibercriminalità
Punto f) Invitare la Presidenza del Consiglio e la Commissione a esaminare e sviluppare una strategia globale di lotta contro la cibercriminalità, ai sensi, fra l'altro, della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cibercriminalità, compresi i modi di affrontare la questione del "furto d'identità" e frode a livello dell'Unione europea in collaborazione con i fornitori di Internet e le organizzazioni degli utenti, come pure con le autorità di polizia che si occupano della cibercriminalità e a presentare proposte su come lanciare campagne di sensibilizzazione e di prevenzione garantendo nel contempo un uso di Internet sicuro e libero per tutti; chiedere la creazione di uno sportello dell'Unione europea per l'assistenza alle vittime di furto e di usurpazione di identità.
Questo punto, che è il primo nella parte dedicata alla cibercriminalità non è assolutamente in contrasto con quanto stabilito dai successivi punti, anzi:
l) procedere all'adozione della direttiva sulle misure penali finalizzate al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, dopo aver valutato, alla luce delle attuali ricerche sull'innovazione, fino a che punto sia necessario e proporzionato e vietando nel contempo, in vista di questo obiettivo, in vista di quest'obiettivo, il controllo e la sorveglianza sistematici di tutte le attività degli utilizzatori su Internet e garantendo che le sanzioni siano proporzionate alle infrazioni commesse; al riguardo rispettare anche la libertà di espressione e di associazione dei singoli utilizzatori e combattere l'incitamento alla ciber-violazione dei diritti di proprietà intellettuale, comprese talune eccessive restrizioni di accesso instaurate dagli stessi titolari di diritti di proprietà intellettuale.
Da una parte si auspica (ma non potrebbe essere altrimenti) l’adozione di misure anche penali per la protezione della proprietà intellettuale, e nel contempo dall’altra si dovrebbe contemporaneamente (a) rispettare anche la libertà di espressione e di associazione dei singoli utilizzatori e (b) combattere l'incitamento alla ciber-violazione dei diritti di proprietà intellettuale, comprese talune eccessive restrizioni di accesso instaurate dagli stessi titolari di diritti di proprietà intellettuale.

Si tratta evidentemente di assunti in totale contrasto tra loro; così anche trovo che sia corretta l’impostazione di vietare in vista di quest'obiettivo [la tutela della sola proprietà intellettuale NdR], il controllo e la sorveglianza sistematici di tutte le attività degli utilizzatori su Internet. Ma vietare il controllo generalizzato per la tutela della sola proprietà intellettuale non vuole dire vietare il controllo tout court!

m) garantire che l'espressione di convinzioni politiche controverse su Internet non sia perseguita penalmente.
Anche in questo caso una cosa è affermare la possibilità di esprimere (legalmente) il proprio pensiero, e ben altra cosa è invece tutelare la vigliaccheria di alcuni soggetti che, proprio utilizzando per i propri scopi ed in totale disprezzo anche della raccomandazione, si celino dietro il c.d. “anonimato protetto”, del quale si è già parlato.

n) garantire che nessuna legge o prassi possa limitare o criminalizzare il diritto dei giornalisti e dei mezzi di comunicazione di raccogliere e distribuire informazioni a scopo di cronaca.
Ci risiamo! Si tratta di un principio assolutamente scontato, ma è anche altrettanto vero che davvero poche persone hanno realmente compreso la diversità del mezzo internet, sia dal punto di vista della portata planetaria dell’eco della notizia, sia dal punto di vista della totale diversità dei “media” utilizzabili.
Voglio dire che una cosa è richiedere ad un quotidiano, per esempio, la copia di un giorno di venti anni fa, e riceverla presso la propria dimora, e ben altra cosa è la messa a disposizione di tutti sia dei testi, sia soprattutto delle foto, della medesima copia. Così come è diverso avere a disposizione on line la voce reale dell’intervistato oppure dell’intercettato rispetto alla trascrizione scritta del medesimo colloquio. Pochi si rendono conto di come anche il “furto d’identità” menzionato dalla stessa raccomandazione basi la propria fortuna proprio su questa messe di informazioni reperibili sulla Rete.

3. Attenzione costante alla protezione assoluta e a una maggiore promozione delle libertà fondamentali su Internet.
p) Fare in modo che gli Stati membri che intercettano o controllano il traffico di dati, a prescindere dal fatto che si tratti dei propri cittadini o di traffico di dati provenienti dall'estero, lo facciano nel rigoroso rispetto delle condizioni e delle garanzie previste dalla legge; invitare gli Stati membri a garantire che le ricerche remote, se previste dalle leggi nazionali, siano condotte sulla base di un valido mandato emesso dalle competenti autorità giudiziarie; ritenere inaccettabili le procedure semplificate per condurre le ricerche remote rispetto alle ricerche dirette, poiché violano il principio dello stato dirititto ed il diritto alla riservatezza.
Siamo (sono totalmente d’accordo) in linea di massima: ma come la mettiamo con il principio affermato sub (F)?
Mi sembra talmente ovvio che per contrastare certe attività si debbano compiere delle “contro attività” di sorveglianza, che continuare ad affermare che qualunque tentativo di porre dei vincoli (che peraltro già esistono) alla azione delle Forze dell’Ordine (che, si rammenta, agiscono in questi casi solo sotto la stretta direzione della Magistratura) sia una lesione dei diritti fondamentali dell’uomo diventi un’affermazione che si auto-distrugga.

q) Riconoscere il pericolo di alcune forme di sorveglianza e di controllo su Internet destinate anche a seguire ciascun passo "digitale" di un individuo allo scopo di fornire un profilo dell'utilizzatore e di attribuire dei "punti"; precisare che tali tecniche andrebbero sempre valutate in termini di necessità e proporzionalità alla luce degli obiettivi che intendono conseguire; sottolineare anche la necessità di una consapevolezza maggiore e di un consenso informato degli utilizzatori in relazione alle loro attività su Internet che comportano la condivisione di dati personali (come nel caso delle reti sociali).

s) Esaminare e fissare limiti al "consenso" che può essere richiesto ed estorto agli utilizzatori, sia da parte di governi che di società private, a rinunciare a parte della loro vita privata, dal momento che vi è un chiaro squilibrio di potere negoziale e di conoscenze fra i singoli utilizzatori e tali istituzioni.
E’ un punto fondamentale che si collega però da una parte alla consapevolezza degli utilizzati, e dall’altra alla effettività delle sanzioni laddove il consenso venga, appunto, “estorto” (a prescindere dalla circostanza che un consenso estorto è inesistente e laddove il consenso sia una parte fondamentale del contratto anche il contratto sarebbe nullo!). In pratica, forse pochi “paletti” ma molti “ceffoni” a chi oltrepassi tali paletti!

u) Sottolineare l'importanza del riconoscimento del diritto degli utenti di Internet di ottenere la cancellazione permanente dei propri dati personali che si trovano sui siti Internet o su qualsiasi supporto di memorizzazione di terzi; garantire che i fornitori di servizi Internet, gli operatori del commercio elettronico e i servizi della società dell'informazione rispettino la decisione degli utenti; assicurare che gli Stati membri garantiscano l'esercizio effettivo del diritto dei cittadini di accedere ai propri dati personali, inclusi, se del caso, la soppressione di tali dati o il loro ritiro dai siti web.
Nel nostro Paese le regole già esistono; il vero problema è l’allineamento a livello internazionale delle normative ed il raggiungimento di un minimo comune facilmente attivabile.
Quello che a volte mi sconcerta è che non sarebbe assolutamente difficile raggiungere questo obiettivo, le tecniche e i mezzi esistono.

4. Iniziative a livello internazionale
Si tratta solamente, in fondo, di buoni auspici. Ma sperare in qualcosa di buono non costa nulla.

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