ICTLaw/ Le immagini "hard" della Mussolini e Fiore? Anche le persone "pubbliche" hanno diritto alla tutela dell'immagine

Lunedì, 30 novembre 2009 - 14:13:00

di Luca Maria de Grazia
avvocato

"Mussolini/ In vendita su eBay i resti del duce"

Beh, a prescindere da tutto (ritengo personalmente che certe cose non andrebbero fatte semplicemente per educazione, per buon gusto, ma capisco che forse vedo le cose maniere troppo “antica”) vediamo cosa rischia il soggetto che abbia posto in vendita tali resti.

Prima di tutto, probabilmente occorre capire che esistono persone che lecitamente studiano dei reperti, come è chiaramente spiegato in questa pagina web redatta da una antropologa.

Ma è anche vero che esistono numerosi articoli, sia del codice penale (vedi LIBRO SECONDO DEI DELITTI IN PARTICOLARE TITOLO IV Dei delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti); esistono poi varie altre leggi, come per esempio l’articolo 43 - [Consegna all'istituto universitario di ossa deposte nell'ossario comune del cimitero] del Decreto del Presidente della Repubblica del 10 settembre 1990, n. 285 - Regolamento di polizia mortuaria, che al comma 4 è estremamente lapidario:
4. E' vietato il commercio di ossa umane.

Tanto per essere chiari, la Corte di Cassazione ha stabilito:
Corte di Cassazione Sezione 3 Penale Sentenza del 11 aprile 2003, n. 17050
Il reato di vilipendio di cadavere è integrato da qualunque manipolazione dei resti umani che risulti obiettivamente idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti, e nel contempo sia vietata da disposizioni regolamentari (come per il caso dell'esumazione parziale di cadavere) o comunque attuata con modalità non necessaria all'espletamento dell'attività lecita cui risulti eventualmente finalizzata. (Fattispecie relativa alla esumazione di un corpo destinato ad urna ossario, sembrato dall'operatore addetto perché solo parzialmente mineralizzato, con conservazione nell'urna di parte dello scheletro e dispersione nell'ambiente delle porzioni non ancora decomposte del cadavere). (Tratto da Lex 24 de il Sole 24 ore)

Ha inoltre chiarito, in ordine all’elemento del dolo, ovvero della volontà di compiere l’attività che va a costituire il reato:
L'elemento psicologico del reato di vilipendio di cadavere consiste nel dolo generico, ed è integrato quando l'agente sia consapevole che la condotta posta in essere è idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti ed è vietata da disposizioni regolamentari (come per il caso di esumazione parziale), o comunque non è strettamente necessaria all'espletamento dell'attività eventualmente lecita che comporta la manipolazione dei resti umani. (Fattispecie relativa alla esumazione di un corpo destinato ad urna ossario, smembrato dall'operatore addetto perché solo parzialmente mineralizzato, con conservazione nell'urna di parte dello scheletro e dispersione nell'ambiente delle porzioni non ancora decomposte del cadavere). (Tratto da Lex 24 de il Sole 24 ore)

Insomma, tirando le somme, si rischiano davvero delle sanzioni pesanti.

Ed ora passiamo, con riserva di approfondire seriamente ed in maniera articolata il discorso, ai presunti video che ritrarrebbero Alessandra Mussolini in atteggiamenti “hard” con Roberto Fiore (clicca qui per i dettagli).

Anche qui, ritengo che a prescindere dalla piccolissima circostanza che essendo adulti e vaccinati potrebbero fare quello che vogliono, dovendo – se del caso – rispondere “moralmente” ai propri cari, ove esistano, e non certamente alla c.d. “opinione pubblica”, vadano poi in effetti chiariti alcuni aspetti strettamente giuridici del discorso.
Punto primo: ammesso che esistano e siano vere, come sono state reperite queste immagini? Probabilmente con l’inganno, e quindi scatta l’art. 615-bis C.P. (interferenze illecite nella vita privata), quindi scatta l’applicazione dell’onnipresente art.169 del D.Lgs. n.196/2003 (trattamento illecito di dati personali), poi viene violata anche la Legge n.633/1941 per quanto concerne i “ritratti” delle persone (che non possono essere utilizzati senza il consenso dell’avente diritto, anche se persona “pubblica”; l’eccezione concernente la persona “pubblica” ha valore solamente quando la medesima svolge la propria funzione, appunto, pubblica, non certamente quando se ne sta per fatti suoi), la violazione dell’art. 7 del Codice Civile, che tutela il diritto al nome ed all’immagine ed alla reputazione.

E rammento che proprio in questi giorni la Corte di Cassazione ha stabilito quanto segue: (tratto da http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_7681.asp)
Il noto giornalista e presentatore televisivo Bruno Vespa dovrà pagare una multa per diffamazione perché la Corte di Cassazione ha confermato una condanna nei suoi confronti per "non avere impedito" nel corso di una puntata di "Porta a porta" dedicata all'omicidio di Alberica Filo della Torre, che andasse in onda un servizio in cui "la morte della nobildonna era stata gratuitamente accostata ad una serie di ipotesi oggettivamente diffamatorie, in un contesto oscuro e inquietante di servizi segreti con conseguenziale pregiudizio per l'onore e la reputazione dei familiari". La decisione è della V Sezione penale (sentenza 45051/2009), che ha confermato una condanna a 1000 euro di multa oltre il risarimento del danno per i familiari. Nella parte motiva della sentenza la Corte critica quel "singolare fenomeno mediatico che tende a offrire una realta' immaginifica o virtuale, capace, non di meno, per forza di persuasione, di sovrapporsi, ove acriticamente recepita dagli utenti, a quella sostanziale o, quanto meno, a collocarsi in un ambito in cui i confini tra immaginario e reale diventano sempre piu' labili e non facilmente distinguibili". La Corte annota che "secondo un fatto di costume oggi invalso e comunemente accettato" è "consentito pure rivisitare nei talk show televisivi gravi fatti delittuosi oggetto di indagini e persino di processo, nella ricerca di una verita' mediatica in parallelo a quella sostanziale o a quella processuale". Queste iniziative "riscuotono a quanto pare apprezzabili indici di gradimento nell'utenza" ma si inseriscono "in un singolare fenomeno mediatico che tende a offrire una realta' virtuale".
Secondo gli Ermellini "non e' consentito neppure in chiave retrospettiva riferire di ipotesi investigative o di meri sospetti degli inquirenti (veri o presunti che siano) senza precisare, al tempo stesso, che quelle ipotesi o sospetti sono rimasti privi di riscontro". La Corte sottolinea che "le ipotesi degli investigatori che non abbiano trovato conforto nelle indagini sono il nulla assoluto".

Il che vuol dire semplicemente che se ci si arroga il diritto di svolgere un compito, una funzione, che non spetta al soggetto, e che magari non ha le competenze specifiche per capire sin dove possa spingersi, allora occorre sapere “accettare il rischio”. Ma poi non ci si deve lamentare per una presunta limitazione della libertà di espressione. Sarebbe sufficiente applicare il principio, etico prima che religioso, “non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te”.

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