Il Fatto Quotidiano/ Vendite superiori alle attese ma ricavi sotto le aspettative. E i costi crescono

Giovedì, 1 luglio 2010 - 18:18:00

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  • Il Fatto Quotidiano in difficoltà per la raccolta pubblicitaria deludente
  • Vendite superiori alle attese, ricavi sotto le aspettative. Sono luci e ombre quelle emerse lo scorso 26 maggio dal cda della Società Editoriale Il Fatto, editrice del Fatto Quotidiano. Nella riunione è emerso che le vendite in edicola - dopo una flessione a gennaio e febbraio - sono notevolmente aumentate raggiungendo le 65.859 copie al giorno a marzo e le 61.042 copie al giorno ad aprile, per una media di 59mila copie giornaliere nel periodo gennaio-aprile. E al tenuna si conferma a maggio, con quasi 63mila copie di media giornaliera fra il 1° e il 20.

    L'a.d. della società, Giorgio Poidomani, ha sottolineato come, dai dati forniti dal distributore, le rese sono scese al 50%, "perfettamente in linea con il budget". Certo, resta da rafforzare la presenza in alcune aree d'Italia, se nel corso dello stesso cda il direttore del quotidiano, Antonio Padellaro, ha chiesto di sottoporre al distributore l'ipotesi di intensificare la presenza in alcune aree meridionali, quali Campania, Puglia e Calabria, magari attraverso eventi promozionali del tipo di quelli promossi in Sardegn, che hanno sortito ottimi risultati in termini di incremento delle vendite.

    Per quanto riguarda gli abbonamenti, il 30 aprile sono scaduti 4.500 postali semestrali; di questi, 2.436 sono stati rinnovati, anche se in alcuni casi modificando la tipologia di abbonamento (circa mille semestrali postali, oltre 500 annuali postali, una  sessantina di coupon annuali, più di 120 coupon semestrali e 644 abbonamenti pdf), mentre 839 sono i rinnovi annunciati ma non ancora regolarizzati.
    Nella riunione del cda si è sottolineata tuttavia la necessità di trovare una soluzione che permetta di superare l'inaffidabilità delle Poste, evidentemente alla base delle proteste di molti lettori.

    Questo per quanto riguarda le diffusioni. Le note dolenti arrivano al capitolo ricavi, dal momento che la raccolta pubblicitaria è stata definita senza mezzi termini "insoddisfacente". I numeri parlano chiaro: nel primo quadrimestre dell'anno la commerciale ha generato entrate per 178mila euro, contro i 224.490 previsti nel revised budget, mentre la pubblicità diretta è stata pari a zero (era prevista a 5mila euro); gli azionisti hanno garantito 22.600 euro, come previsto, ma il consuntivo resta inferiore del 21% rispetto alle previsioni (200.600 euro contro 254.790), tanto da indurre i consiglieri a mettere a verbale che "l'andamento del quadrimestre induce a ritenere irraggiungibili i risultati inseriti nel budget".

    Se a ciò si aggiunge, come è emerso nello stesso cda, che i costi sono notevolmente in crescita, la situazione sembra essere poco tranquillizzante. I costi del personale salgono infatti a 2.248.000 euro, con uno scostamento rispetto al budget di 309mila euro (comprendendo il costo del vicedirettore e del responsabile economia "non ancora assunti", mentre il progetto online, appena avviato, rende necessario incrementare le stime dei costi di 120mila euro.
    Inoltre c'è da fronteggiare il taglio dei contributi postali da parte del governo, che peserà per 0,06 euro per ogni copia spedita in abbonamento, per un aggravio totale di 160mila euro nel 2010.

    A tutto ciò vanno aggiunti i costi per il previsto trasloco, reso necessario dall'aumento dell'organico, altri 20mila euro cui se ne aggiungeranno 40mila per arredi e attrezzature: la crescita costa.
    Insomma, in totale l'aggravio di costi è di quasi un milione di euro, che portano il risultato ante imposte da 3.309.964 a 3.297.061 euro per il periodo gennaio-aprile e da 9.782.000 a 8.800.600 euro per la proiezione al 31 dicembre 2010, con uno scostamento negativo di 982.344 euro (-10%).
    La situazone finanziaria vede una disponibilità di poco meno di 10 milioni di euro al 20 maggio, di cui 5,1 milioni investiti, ma a giugno si prevedeva comunque un esborso di 1,5 milioni per le imposte.

    Poidomani ha anche illustrato le logiche adottate per la liquidità: investimenti con rischi limitatissimi, smobilizzabili rapidamente. Niente finanza creativa per Il Fatto, quindi. Così, se oggi quasi tutta la liquidità è investita al Credito Cooperativo di Roma, si sta valutando con interesse soprattutto la possibilità di investire in pronti contro termine a tre mesi, attraverso lo stesso istituto bancario che offre l'1,60% di interessi su base annua. Non un granché, ma di questi tempi la cassa va messa al sicuro.

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