L'Espresso/ Carlo e Margherita Revelli rivendicano l'eredità Caracciolo: "Carlo ci voleva riconoscere". Ma Jacaranda...

Lunedì, 19 gennaio 2009 - 17:12:00

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Tombeur de femmes per tutta una vita. Fino all'ultimo. Di fronte ai gossip su Berlusconi e la Carfagna, probabilmente, Carlo Caracciolo si sarà fatto una risata, lui che da sempre era abituato ad avere le donne più belle del mondo. Una abitudine che non ha perso fino in fondo, come ha rivelato l'amico Ciarrapico in un'intervista a Paolo Madron sul Sole 24 Ore: "L'ultima volta che lo hanno ricoverato da me al Quisisana (una delle cliniche del costruttore ciociaro, ndr) mi dissero 'Ha un infarto da Viagra'. Gli chiesi: 'Carlo, quante pastiglie hai preso?' Le sue dita si sollevarono..."

Persino l'acquisto del 33% del quotidiano francese Liberation, racconta Ciarrapico, fu dettato non da logiche di business editoriale ma dal tentativo (fallito) di far colpo su Ségolène Royal, di cui Caracciolo si era invaghito.
Il problema è che, nella sua lunga carriera amatoria, il principe ha seminato qua e là un numero di figli ancora non del tutto precisato. Se l'unica legalmente riconosciuta (nel 1996) è Jacaranda, non di meno ora Carlo e Margherita Revelli - che hanno appreso di essere figli di Caracciolo solo nell'ottobre 2007 - rivendicano il riconoscimento, le cui pratiche legali - dice Carlo Revelli in una lunga lettera al Corriere della Sera - erano state recentemente sollecitate dallo stesso Caracciolo. Che già nel 2008 aveva presentato Carlo e Margherita come suoi figli ad amici e parenti.

E l'elenco, a questo punto, potrebbe allungarsi ulteriormente. Tanto che Jacaranda ha già messo in campo tutta l'artiglieria necessaria a far valere i suoi diritti, quelli contenuti nel testamento redatto nell'agosto 2006 dal notaio Fabio Ricci di Aprilia, nel quale è designata erede universale di un patromonio che comprende l'11,7% del gruppo L'Espresso - per il quale la stessa Jacaranda lavora come giornalista -, il citato 33% di Liberation e la tenuta di Torrecchia con i suoi 650 ettari di boschi e prati nei pressi di Cisterna di Latina, nonché altre partecipazioni azionarie tra cui quelle di Eurosanità.
Ma la guerra, combattuta a colpi di rivelazioni sui giornali prima ancora che di carte bollate - è solo all'inizio.

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