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L'Unità, tutto da rifare: Veneziani deve riformulare l'offerta

Tutto da rifare per l'Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel '24 e assente dalle edicole dal primo agosto scorso per le perdite, 32,9 milioni di euro il passivo del bilancio 2013, accumulate dalla Nie, la società editrice messa in liquidazione e per l'unico acquirente rimasto in gara, l'editore Guido Veneziani che dovrà riformulare l'offerta d'acquisto non più per la sola testata giornalistica, affitto con canone di 90 mila euro al mese e acquisizione definitiva a 10 milioni di euro garantiti dalla fidejussione di Banca Intesa, ma per il ramo d'azienda con relativi dipendenti.

Quanti e quali dei circa 90 tra giornalisti e poligrafici in cassa integrazione straordinaria dopo la sospensione delle pubblicazioni, sarà oggetto di una trattativa sindacale ad hoc. Fatto questo delicato passaggio sindacale, l'editore di Vero, Stop, Top, Miracoli, riformulerà ex-novo la sua offerta d'acquisto per il ramo d'azienda ai liquidatori della Nie, Emanuele D'Innella e Franco Carlo Papa, che intanto hanno provveduto a depositare e mettere agli atti una memoria sul concordato preventivo in base al quale è stata effettuata la gara d'asta per la testata giornalistica e non per il ramo d'azienda che, di fatto, non esiste più dopo la messa in liquidazione della Nie. Saranno i liquidatori a valutare la nuova offerta d'acquisto di Veneziani e il giudice del Tribunale fallimentare di Roma a dire l'ultima parola.

E' questo l'esito del summit svoltosi ieri al Tribunale fallimentare di Roma e voluto dal giudice che vigila sull'affaire Unità, tra l'editore Veneziani, il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi e il collegio dei liquidatori: entro fine febbraio dovrebbe chiudersi l'intricata vertenza con l'ingresso dell'Unità nella Gve, la Guido Veneziani editore, o in una nuova società, visto che nell'operazione Veneziani sono presenti la Piesse srl del costruttore lombardo Massimo Pessina e la Fondazione Eyu del Pd, come soci di minoranza al 35% la prima e al 5% la seconda.

Ci sono almeno tre questioni non piccole sul tappetto da dirimere.

La prima, qual'è il ramo d'azienda visto che con l'apertura della liquidazione la Nie, fino ad agosto scorso gestita dall'ad Fabrizio Meli, di fatto non esiste più, tanto che dopo il summit al Tribunale fallimentare c'e' chi ironizza “bisogna ora inventarlo questo ramo d'azienda!”.

La seconda, relativa alla richiesta di circa 30 milioni di euro per i 120 ricorsi giudiziari, cause perse dall'Unità, sui quali è intervenuto il Cdr con una lettera al ministro della Giustizia, Andrea Orlando: "da quando la società che pubblicava il quotidiano l'Unità è andata in liquidazione – scrive il Cdr - su alcuni giornalisti si è abbattuto un doppio, drammatico macigno. Non solo sono finiti in cassa integrazione straordinaria (come gli altri), con una pesante decurtazione del reddito, ma si ritrovano anche a dover pagare di tasca loro i risarcimenti per le condanne di cause di diffamazione che il giornale aveva perso. Non essendoci più una azienda che risponde agli obblighi morali e contrattuali, tutto il carico ricade sui singoli giornalisti che erano stati citati in solido. Vittime due volte, se non tre, visto che i colleghi coinvolti denunciano anche di non essere stati adeguatamente tutelati in sede di processo dalla società in liquidazione. Il meccanismo che si mette in moto in queste condizioni è perverso e ingiusto, perché nei fatti "libera la società editrice da ogni onere e lo scarica in basso, con un automatismo micidiale in un momento di così grave difficoltà per i colleghi".

La terza, fine, riguarda i creditori che dovranno esprimere la loro valutazione sulla nuova offerta d'acquisto della cordata Veneziani-Piesse-Pd: basteranno i 10 milioni già offerti per la sola testata giornalistica, a soddisfare la lunga e milionaria lista di crediti? Forse è il caso di dire che uno non basta, ci vogliono proprio Miracoli...

Carlo Patrignani

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