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Giornata nervosa per il titolo Mediaset a Piazza Affari, che solo dopo l’ufficializzazione della nomina di Enrico Letta (PD) a premier incaricato di tentare di formare un nuovo governo di “larghe intese” vede riaffiorare ordini d’acquisto e chiude in deciso allungo (+3,38% a 1,898 euro per azione) mentre a Milano gli operatori fanno partire il toto-ministri. Ma a tener desta l’attenzione sul titolo oltre alla situazione politica in evoluzione dopo uno stallo durato quasi due mesi dalle ultime elezioni è stata oggi l’assemblea che ha approvato il bilancio d’esercizio 2012.

Un esercizio chiuso con ricavi pari a 3.720,7 milioni di euro (-12% rispetto al 2011) e una perdita di 235,4 milioni di euro a livello di Ebit (su cui hanno pesato oneri di ristrutturazione non ricorrenti per 307,8 milioni, senza considerare i quali si sarebbe registrato un Ebit positivo per 72,4 milioni), che ha portato ad una perdita netta di 287,1 milioni rispetto all’utile netto di 225 milioni segnato nel 2011. Un risultato negativo di cui il gruppo avrebbe “volentieri fatto a meno, il primo segno rosso” nella storia “ultradecennale di profitti molto robusti e di dividendi super per gli azionisti” ha commentato il presidente Fedele Confalonieri nel corso dell’assemblea che rappresenta però il risultato di “una severa revisione al ribasso dei valori di alcuni importanti asset aziendali”.

Una pulizia di bilancio “pesante ma doverosa, con la quale abbiamo voluto risincronizzare le cifre iscritte a bilancio coi valori correnti degli asset”, anche per riguardo alla trasparenze e alla correttezza dei rapporti col mercato e gli azionisti, ha aggiunto Confalonieri. Azionisti tra i quali Silvio Berlusconi è risalto al 41,107% (rispetto al 40,1% dell’ultima rilevazione Consob), davanti a una nutrita schiera di investitori finanziari a partire da Mackenzie Financial Corporation (5,066%), Grantham Mayo Van Otterloo (2,034%) e Blackrock (2,03%).

Alla pulizia di bilancio non dovrebbe invece seguire una campagna di dismissioni o nuovi ingressi nel capitale: se per Confalonieri i rumor di interesse di arabi, russi o cinesi per un ingresso nel gruppo del biscione “sono voci e niente di più”, il vicepresidente Piersilvio Berlusconi ha poi smentito in conferenza stampa trattative in corso con operatori esteri per una possibile alleanza per Mediaset Premium nel settore della pay-tv, pur confermando che vi è “molto interesse” per tali attività e che dunque un’alleanza industriale resta un'opzione, mentre non è in discussione alcuna cessione.

“Siamo stati cercati da più gruppi, non siamo stati noi a cercarli” ha aggiunto il figlio del fondatore, secondo il quale a fronte di “molto interesse”, il primo ostacolo “è il mercato italiano, per gli investitori stranieri entrare in Italia è difficile” e in ogni caso “sarebbe una partnership, non una cessione”. La pay-tv sta del resto dando buoni risultati: Confalonieri ha parlato di un incremento dei ricavi nel primo trimestre del 10,2% rispetto allo stesso periodo 2012 per Mediaset Premium, a fronte di un numero di abbonati stabile intorno ai 2 milioni.

Soddisfazioni anche da Premium Play (i contenuti “on demand”) con “oltre 1,2 milioni di famiglie (che) già accedono regolarmente” ulteriori 40-50.000 famiglie che si aggiungono ogni mese. Così il gruppo intende rafforzare la propria offerta commerciale ed entro Natale è previsto il lancio di una nuova vasta offerta di contenuti per il mercato italiano, visibili online su pc, tablet e apparecchi tv di nuova generazione.

Dove le cose continuano ad andare decisamente meno bene è sul campo della raccolta pubblicitaria, che nei primi due mesi dell’anno ha registrato in Italia un calo di circa il 16%, peraltro “in linea con l’andamento del mercato e con gli ultimi trimestri del 2012” come ha confermato il presidente di Mediaset. Tuttavia Confalonieri ha concluso dicendosi “decisamente ottimista” per il futuro, dato che il gruppo è “nelle condizioni di sfruttare al massimo la ripresa, prima o poi inevitabile”. Sempre che la politica non soffochi “i campioni nazionali del settore televisivo” giocando “con fantasie dirigiste e distruttive” che hanno portato il gruppo a dover convivere “con la par condicio”, un “grave smarrimento” da cui il nuovo governo dovrà uscire restituendo fiducia a tutti “e soprattutto ossigeno alle imprese”. Enrico Letta è avvisato.

Luca Spoldi

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