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Non sono solo le aziende a delocalizzare il lavoro in estremo Oriente: lo ha fatto anche un anonimo programmatore statunitense di 40 anni (di lui si conosce solo il nome, Bob) dipendente di un'azienda di software negli Usa. Evidentemente annoiato dal suo lavoro, l'uomo lo aveva "appaltato" a un società cinese con sede a Shenyang, alla quale aveva fornito i codici di accesso alla VPN (la rete interna) della sua azienda.

Così, mentre i suoi colleghi cinesi svolgevano il suo lavoro, Bob passava il tempo alla sua scrivania dall 9 alle 17 trastullandosi su social network e siti di ecommerce. A fine giornata dalla Cina gli arrivava un report con gli interventi svolti, e dovevano essere svolti bene, visto che a Bob arrivavano continui attestati di merito dai capi, che lo consideravano ormai il migliore programmatore dell'azienda.

La furbata è andata avanti per diversi mesi, fino a quando un controllo di sicurezza sulla VPN ha portato alla scoperta della connessione aperta alla società cinese: sulle prime i responsabili della rete hanno temuto un'intrusione da parte di hacker, ma poi un controllo più approfondito affidato al Verizon Risk Team ha smascherato la truffa. Sono così venute alla luce le centinaia di fatture in pdf emesse da Bob a favore della compagnia cinese. L'uomo è stato licenziato in tronco.

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