Milano/ Romiti rivela ad Affaritaliani: Montanelli non è morto ateo

Lunedì, 20 aprile 2009 - 10:00:00


IL VIDEO
Romiti ad Affari: "I pantaloni dei giornalisti sono scesi ancora di più". Il resoconto della serata e le interviste

 

Il ricordo/ "Non condivido la convinzione di Romiti, Montanelli si è allontanato dalla vita con i suoi tormenti di ateo affascinato dalla fede". Mario Cervi ad Affari


di Angelo Maria Perrino

Che meraviglia a Milano, nella sala Buzzati, alla presentazione dei diari di Indro Montanelli “I conti con me stesso” (Rizzoli), scritto nel 1957-1978. Che goduria, quale piacere dello spirito. Una pagina di storia. Del giornalismo e dell'Italia. Raccontata da protagonisti di quegli anni le cui vite si sono variamente incrociate e intersecate con quella del più grande giornalista italiano. In una sorta di Amici miei atto terzo, a parlare del morto (e dei vivi) con ironia e cinismo, come egli stesso avrebbe fatto. E giù aneddoti e ricordi, retroscena, battute, disvelamenti. Testimonianze  in diretta, in uno scoppiettio gradevolissimo di gossip raffinati e retroscena piccantissimi provenienti dalle stanze del potere che fu. Al centro le vicende del vecchio, grande Indro, "l'uomo che non riusciva a scrivere male neanche un necrologio".



A raccontarlo, commentando i suoi inediti epigrammi lapidari, tre persone che lo conoscevano bene: Paolo Mieli, il direttore del Corriere della Sera che lo riportò in via Solferino dopo la diaspora degli anni '70, affidandogli la pagina dei lettori, ma soprattutto mettendogli a disposizione la sua poltrona, d'accordo con l'altro testimonial della serata, Cesare Romiti ("Fu una proposta vera, seria, non tanto per... Facemmo delle riunioni, anche in Mediobanca... Ma Indro sentiva un obbligo morale verso molti giornalisti del Giornale che volevano seguirlo e preferì, per coerenza verso i suoi, lanciare la Voce e portarseli lì”). Un Romiti in forma smagliante, nonostante l'età avanzata: lucido, preciso, spiritoso, implacabile e impeccabile nei ricordi. E che ricordi: la storia dell'Italia politica ed economica e del costume è passata sulle sue scrivanie, in Fiat prima e alla guida di Rcs poi. E che finezza di pensiero Mario Cervi, il braccio destro di Montanelli, con il quale ha cofirmato molti dei 13 volumi della storia d'Italia.

Ne è venuta fuori una serata indimenticabile, che meritava di essere trasmessa in tv e portata nelle scuole. Peccato invece che chi doveva esserci non c'era. La sala, piena ma non strapiena, era affollata di milanesi anonimi. Niente autorità, niente establishment. Niente sindaco, niente assessori. Niente Assolombarda e Camera di Commercio. Niente Expo. No Bazoli, no Ligresti o Della Valle,Tronchetti o Rotelli, azionisti del Corriere. In sala solo sparute rappresentanze di quella borghesia del fare, da Prima della Scala, con i suoi Brambilla, i suoi banchieri e i suoi direttori di giornale, che stasera ha dato forfait. Non c'è neanche la Sotis o la Agnese per un pezzo di colore. E non c'è neanche copertura giornalistica, neanche un minuto sul Tg3 regionale (c'è solo l'Ansa, che prende due battute e detta il pezzo prima che cominci il formidabile siparietto,bucandolo). Forse perché si parla di Montanelli, che il Corriere non citò nei titoli di apertura, quando fu gambizzato dalle Brigate Rosse? O perché ci sono dei vecchi che parlano di cose vecchie avvertite come rococò (ma Severgnini come moderatore è brillante).

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