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di Filippo D’Andrea

Quando Silvio Berlusconi era saldamente in sella Mario Sechi, allora direttore del quotidiano romano Il Tempo oggi capolista al Senato per la Lista civica di Mario Monti, era stato ribattezzato l’Emilio Fede della carta stampata. L’ex vice direttore di Panorama e di Libero in tandem con Maurizio Belpietro, prima che la premiata coppia scoppiasse, era uno dei cantori delle gesta del Cavaliere. Ma siccome le cose cambiano, anche Sechi ha cambiato idea. E da “berluscones” della carta stampata si è trasformato in montiano da video. Solo che quel cambio di casacca gli è costato il rapporto con l’editore del Tempo, che da tempo voleva sostituirlo. Fatto sta che la candidatura di Sechi in Sardegna ha risolto i problemi a tutti.

Sin qui la cronistoria dei fatti, a favore dei più distratti. Ma se il presente del quotidiano Il Tempo passa attraverso la direzione di Sarina Biraghi, che ha assunto il ruolo di direttore responsabile dopo l’uscita di Sechi, ciò che resta da decifrare è il futuro. La soluzione interna, infatti, sarebbe  stata dettata dalla campagna elettorale visto che l’editore del giornale vuole tornare a sposare la linea berlusconiana. Non va dimenticato, infatti, che nella Capitale ci sono le regionali e le comunali, due appuntamenti strategici per l’editore del Tempo, che guarda con estrema attenzione alle  politiche  del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Non solo. Il timone del comando a una donna rappresenta comunque una bella operazione di marketing editoriale. Per il cambio vero, invece, ci sarà da aspettare il risultato delle urne. In pole position ci sarebbe Nicola Porro, vice direttore del Giornale, che vorrebbe tornare stabilmente a Roma, in modo da gestire meglio gli impegni televisivi con La7, dove  conduce con Luca Telese “in onda”, il talk show del fine settimana. Il vice di Alessandro Sallusti, poi, va cercando da tempo una direzione in modo da ottenere quella visibilità che gli permetta il salto di qualità, considerato che il direttore del quotidiano di via Negri resta al suo posto, non avendo accettato nessuna candidatura. E l’occasione del Tempo potrebbe essere quella giusta.

Come ha fatto a suo tempo lo stesso Sechi, uscendo dalla scia di Maurizio Belpietro per mettersi in proprio. Nell’agenda dell’editore del quotidiano romano ci sarebbero anche altri nomi, ma tutti di area romana. Come Andrea Pucci, attuale vice direttore di Canale 5 con un lungo trascorso all’AdnKronos di Pippo Marra, uno che conosce bene la Capitale e dialoga con tutto il mondo della politica, e Oscar Giannino. Se dovesse andar male l’avventura politica un posto al Tempo sarebbe già pronto per lui. O almeno, secondo le voci romane,  è quello che sogna il vecchio leone Domenico Bonifaci. Nel giro dei contatti, infine, ci sarebbero anche vari  vice direttori Rai, tutti in cerca di autore. Insomma la margherita è ampia, ma alla fine ne resterà solo uno.  L’obiettivo, infatti, sarebbe quello di tornare a romanizzare il giornale, in modo da competere con l’avversario di sempre, il Messaggero di Caltagirone. L’uscita di Sechi e l’esito delle politiche, però, potrebbero anche indurre l’editore del Tempo a riaprire la trattativa con la famiglia Angelucci, proprietari del quotidiano Libero, per la cessione della testata.

I conti gruppo Bonifaci, secondo le voci  romane, non godrebbero di buona salute e l’arrivo di un socio “forte”, che porti liquidità e nuovi capitali, potrebbe essere la cura migliore. La cessione  del giornale, poi, sarebbe la via maestra per ridurre il pesante deficit. Del resto è noto che Angelucci ambiscono da tempo ad acquisire il Tempo. Insomma, il quadro dentro e fuori palazzo Wedekind, sede storica del quotidiando romano che, fra gli altri, ha avuto Gianni Letta come direttore nei momenti d’oro, è quanto mai mobile, variabile. E proprio per questa ragione, anche se in modo non diretto, nella Capitale sono tutti curiosi di capire come andrà a finire la partita del dopo Sechi. Anzi del dopo elezioni ormai.

 

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