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MediaTech

di Stefano Fossati

 

 

luca di cesareLuca Di Cesare

Nell’ecatombe generale degli investimenti pubblicitari in Italia, il web resta l’unico medium a vedere crescere fatturati e inserzionisti. Ma anche qui conviene fare qualche distinzione: “Stando ai dati FCP-Assointernet relativi ai primi due mesi dell’anno la raccolta pubblicitaria sui media digitali cresce solo grazie al video, mentre la classica Display è in leggera flessione”, spiega ad Affaritaliani.it Luca Di Cesare, managing director Italia di Smartclip, concessionaria pubblicitaria globale specializzata in video digitale multipiattaforma: web, mobile, smart tv, console.

Presente nel nostro Paese dal marzo 2011, la società si attende per quest’anno una crescita importante, sull’onda del trend che vede per l'appunto il video al centro delle attenzioni dei navigatori e degli investitori pubblicitari online: “Quest’anno – prosegue Di Cesare - ci attendiamo che il fatturato relativo al video advertising digitale in Italia cresca del 100 per cento e come Smartclip ci aspettiamo di triplicare il giro d’affari registrato nel 2012. Dalle rilevazioni di ComScore emerge che dall’inizio dell’anno, a fronte di una crescita di circa il 10 per cento del numero degli utenti internet nel nostro Paese, la fruizione di video sul web è aumentata del 50 per cento: significa che i videospettatori – ormai dobbiamo chiamarli così – usano sempre di più internet per guardare contenuti video. E non parliamo solo di brevi filmati di pochi secondi, ma di interi spettacoli, eventi in streaming, trasmissioni tv in video-on-demand. Non a caso l’offerta in questo senso dei principali operatori televisivi si è arricchita notevolmente negli ultimi tempi. Così anche gli inserzionisti, dopo avere ‘preso le misure’ l’anno scorso, ora si stanno muovendo in maniera decisa nel settore e in particolare in due direzioni: da un lato sui ‘video interstitial’ (pop-up, video banner), che personalmente ritengo poco efficaci; dall’altro sull’advertising ‘in-stream’, quello di cui ci occupiamo, ovvero l’associazione del contenuto pubblicitario al contenuto video, una modalità smile a quella televisiva”.

Questa crescita degli investimenti sul video advertising digitale è determinata dallo spostamento di budget prima destinati alla tv o a una redistribuzione di quelli tradizionalmente dedicati al digital?
“Assistiamo a entrambi i fenomeni, ma è indubbio che ormai la pianificazione sul video digitale viene considerata come una vera e propria estensione delle campagne televisive, con lo scopo di coprire quei target che ormai il piccolo schermo fatica a raggiungere, in particolare gli uomini fra i 15 e i 44 anni e in generale gli utenti con un grado di istruzione più elevato. E infatti quest’anno sono soprattutto i grandi spender, da sempre particolarmente attenti all’analisi dei risultati delle campagne televisive, a investire in maniera importante sul video digitale, a complemento e non in alternativa a quelli sulla televisione”.

In che misura, secondo le vostre stime, i budget pubblicitari “televisivi” si stanno spostando sul digitale?
“Lo IAB si attende quest’anno una flessione di circa il 15 per cento degli investimenti sulla tv, il 2 per cento dei quali si riverserà sul digitale. Una quota non piccola, in presenza di un ridimensionamento del mercato pubblicitario che ormai tutti gli operatori del settore ritengono strutturale”.

A livello di creatività, l’impressione è che per il momento ci si limiti in molti casi a trasportare sulle piattaforme digitali i classici spot televisivi: non è un po’ limitante, viste le potenzialità messe a disposizione dai nuovi media?
“No, la trasposizione della creatività televisiva ha comunque senso, anche se bisogna tenere conto delle specificità di ogni piattaforma: sul mobile, dove l’attenzione dell’utente è più concentrata, è preferibile uno spot da 10 piuttosto che da 30 secondi, mentre quest’ultimo è perfetto sulla smart tv. D’altra parte il mezzo digitale offre ulteriori possibilità di interazione, che consentono di spostare l’attenzione del consumatore sul contenuto pubblicitario. Soprattutto sul mobile, dove la tendenza alla condivisione è molto elevata, si ottengono ottimi risultati con campagne che invitano l’utente a condividere i contenuti attraverso i social network. Sempre che, ovviamente, il brand sia in target e il video sia in grado di catturare l’attenzione dell’utente”.

Tags:
smartclippubblicitàinternetvideodi cesare
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