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Medicina
Congresso SIN, Novartis: le novità sul trattamento della sclerosi multipla

di Lorenzo Zacchetti 

Nell’ambito del 50° congresso nazionale SIN (Società Italiana di Neurologia), Novartis ha organizzato due simposi dedicati rispettivamente alla sclerosi multipla e all’emicrania.
 
Rispetto alla sclerosi multipla, il simposio “Dal processo patogenetico alle origini della SM secondariamente progressiva alla sua terapia” è stato dedicato ad una tipologia, la SPMS, che causa disabilità motoria e per la quale oggi non esistono soluzione in grado di rallentarne la progressione.

I lavori hanno evidenziato l’importanza della diagnosi tempestiva, nonché dei device e delle nuove tecnologie. Il Dott. Luigi Lavorgna, neurologo Aou Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore del Gruppo di Studio Digitale della Sin, ha spiegato: “La sclerosi multipla è un esempio di quanto una patologia cronica diagnosticata in età giovanile e che accompagna la persona per tutta la vita debba essere gestita in maniera globale; non basta dare solo il consiglio terapeutico. La necessità di un approccio globale è per fortuna favorito nella nostra era, l’era del digitale”. 

“I pazienti a cui viene diagnosticata la malattia oggi sono i millennials, che sono nativi digitali. I social media sono la nuova frontiera del rapporto medico paziente, anzi sul web siamo più tranquilli di parlare della nostra condizione. A volta nella maniera classica si fa un po’ di fatica ad aprirsi, sul web si parla più tranquillamente, ad esempio della sessualità. Noi abbiamo un programma di visite con i nostri pazienti, ma ciò che accade tra una visita e l’altra può sfuggire. I passi che un paziente fa, i suoi movimenti all’interno delle 24 ore, ma anche il ritmo sonno-veglia e la frequenza cardiaca, possono dirci tanto, ad esempio mettendo in luce un affaticamento improvviso. Il racconto e il dialogo col paziente, una risonanza magnetica o una visita neurologica rimangono fondamentali, ma vanno integrati con le nuove tecnologie”, ha aggiunto.

Il Prof. Luca Massaccesi, dell’Università di Firenze, ha sottolineato il “fondamentale cambio di paradigma” rappresentato dal momento in cui la malattia diventa progressiva e un certo numero di lesioni acute, invece di guarire o di diventare comunque inattive, rimangono cronicamente attive sul piano infiammatorio e quindi ancora pericolose. Grazie alla visualizzazione con le nuove scansioni SWI alla risonanza magnetica è ora possibile evidenziare queste lesioni croniche attive come un nuovo biomarker della fase progressiva, che ricordiamo essere una fase resistente agli attuali trattamenti.

Il Prof. Paolo Gallo, dell’U.O. di Neurologia dell’ospedale di Padova, è intervenuto sul tema “La progressione secondaria e la fase transazionale: l’importanza della diagnosi precoce”. Il suo contributo ha chiarito come infiammazione e neuro-degenerazione procedano insieme, seppure con dei rate diversi. “Diagnosticare la progressione non è semplice – ha spiegato – C’è un overlapping con le ricadute e non è semplice capire con precisione quando parta effettivamente la progressione stessa”.

Il Prof. Giancarlo Comi è coordinatore dell’Area Neurologica, primario dell’Unità di Neurofisiologia Clinica, fondatore e direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore Onorario all’Università Vita-Salute San Raffaele. Nel suo intervento ha sottolineato come siponimod abbia dato risultati positivi nella fase III dei clinical trials nella SPMS, a differenza di numerosi altri trattamenti, in quanto in grado di penetrare nel Sistema Nervoso Centrale: “Il trattamento può avere un’efficacia anche nei pazienti che non più hanno attività di malattia in corso, se i loro meccanismi di protezione e recupero sono ancora integri”.


 

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    Tags:
    novartis; sclerosi multipla; sin; neurologia
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