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Medicina
Coronavirus, in arrivo Novavax il vaccino di “quasi” ultima generazione

La seconda vaccinazione non sarà ancora terminata che già sul mercato avremo un nuovo tipo di vaccino contro il COVID-19.

Un vaccino a “subunità proteica” che funziona in maniera  leggermente diversa dagli attuali vaccini che la FDA americana ha autorizzato.

Il nuovo prodotto, realizzato dalla società di biotecnologie Novavax, si basa su una tecnologia nota e non richiede una refrigerazione speciale.

In generale, i vaccini operano mostrando al sistema immunitario un qualcosa che assomiglia al virus ma che non lo è, ma quando il vero virus si presenta, il sistema immunitario è pronto a respingerlo.

Nel caso del Coronavirus, il "qualcosa" altro non è che la conosciuta proteina spike.

Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson hanno istruzioni genetiche per questa proteina spike ma è compito delle cellule del nostro corpo produrre la proteina stessa.

A differenza dei tre vaccini già autorizzati negli Stati Uniti, Novavax contiene la proteina spike, non è necessario prepararla, perchè è già stata prodotta insieme ad un adiuvante che migliora la risposta del sistema immunitario.

Questi tipi di vaccini sono già sul mercato per l'epatite B e la pertosse.

Gregory Glenn, presidente della ricerca e sviluppo di Novavax, ha dichiarato “ che la società prevede di presentare la richiesta di autorizzazione nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Europa nel terzo trimestre alla fine dei vasti trial fatti in Messico e negli Stati Uniti”.

Per produrre la proteina del virus, Novavax utilizza vasche giganti di cellule coltivate in laboratorio. Ma c'è un altro modo per produrre la proteina: portare le piante in una serra per farlo.

Questo è l'approccio utilizzato dall'azienda biotecnologica canadese Medicago che riconosce di essere in ritardo rispetto agli altri produttori ma conferma di essere sul punto di arrivo.

Un altro ritardatario è il gigante farmaceutico Sanofi che sta portando a termine i suoi studi per il proprio vaccino, dopo un periodo di risultati altalenanti.

Avere molti vaccini a disposizione, anche di altro tipo, sarà la soluzione che dovrebbe portare alla fine della pandemia. Ma ad una condizione: che le vaccinazioni vengano fatte in tutto il mondo e soprattutto in quei paesi dove il virus, per comportamenti sbagliati delle persone, sta mutando, producendo pericolose varianti e contagiando nuovamente.

 

 

 

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