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La Merkel sta con Renzi e mette nell'angolo i falchi della Bundesbank

Nel Patto di stabilità va utilizzata la flessibilità per promuovere la crescita e l'occupazione. Non è una citazione di Matteo Renzi, né di leader della Spd: lo ha detto pochi minuti fa la cancelliera federale Angela Merkel in persona, parlando al Bundestag per esporre la linea tedesca che difenderà al decisivo vertice europeo di domani e dopodomani. In vista del summit, la "zarina buona" dunque si schiera di fatto con la linea del presidente del Consiglio italiano, e risponde con un durissimo schiaffo e una chiusura totale, un "nyet" vero e proprio, al contrattacco dei falchi rigoristi che ieri era stato lanciato dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann.

Non è finita: Merkel ha sottolineato, parlando nel bell'emiciclo ridisegnato dal grande sir Norman Foster, che su questi temi-chiave la grosse Koalition da lei guidata è unita. In altre parole, che lei è d'accordo, nella sostanza politica, con le richieste espresse la settimana scorsa dal vicecancelliere, leader della Spd e superministro dell'Economia, Sigmar Gabriel, a favore della concessione di più tempo e di più margini per investimenti pubblici pro-riforme, pro-crescita e pro-lavoro, specie nei paesi come l'Italia in crisi per l'alto debito ma impegnati in un serio, duro corso riformatore.

La prima potenza europea offre dunque lo spettacolo di una battaglia aperta, tra la pragmatica cancelliera Merkel decisa a saldare l'asse con i riformisti di Renzi e di Gabriel sui grandi temi di crescita e lavoro, e gli ortodossi monetari. La flessibilità va usata, la grosse Koalition ritiene che il Patto di stabilità offra ottimi strumenti in questo senso, perché ha i guardrail (insomma i tetti di spesa) ma d'altra parte possiede numerosi strumenti di flessibilità". Poi ha continuato: "La situazione nell'area euro è fragile, e ribadisco l'importanza per alcuni paesi di andare avanti con riforme strutturali... la lotta alla disoccupazione è il problema più urgente in Europa".

Alla vigilia del vertice insomma la Cancelliera mette i falchi alle corde. E lancia un altro segnale ai socialisti e riformisti europei sul tema dell'elezione del nuovo presidente della Commissione europea, con Juncker capolista dei popolari (gruppo cui appartiene anche la CduCsu di Merkel) vincitore del voto del 25 maggio, appoggiato anche dal Partito socialista europeo ma osteggiato dai tories britannici e dall'ala destra, euro minimalista dei popolari stessi. "Non sarebbe un dramma se (al vertice europeo, ndr) Juncker fosse scelto a maggioranza e non all'unanimità".

In altre parole: quel che conta è un accordo per una commissione Juncker che abbia all'Europarlamento una forte maggioranza popolari-socialisti, magari allargata o sostenuta su singoli temi da verdi, liberali, altri gruppi, e impegnata per riforme e rilancio per fermare i populisti e gli euroscettici. Insomma una riedizione su scala della Ue a 28 membri della grosse Koalition o formula delle larghe intese, che del resto funziona con successo in molte capitali ue a livello di governi nazionali: da Berlino a Roma, da Amsterdam a Vienna, fino a Helsinki.Lo ha detto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, precisando che su questo il governo di coalizione e' unito. "Il governo di coalizione - dice la Merkel - ritiene che il Patto di Stabilita' e di Crescita offra eccellenti condizioni a questo proposito, da una parte perche' ha limiti e guardrail e dall'altra perche' possiede numerosi strumenti di flessibilita'". "Dobbiamo usarlo in questo senso - aggiunge - come abbiamo fatto in passato". Inoltre il cancelliere ricorda che la situazione nell'area euro "e' fragile" e ribadissce l'importanza "per alcuni paesi di andare avanti con le riforme strutturali".

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