2011: una città finalmente in comune. 5 sì e 5 no per cambiare Milano

Mercoledì, 19 maggio 2010 - 08:28:00

IL PRIMO SI, DIREI LA PREMESSA DEL TUTTO :  A MILANO SERVE
UN CAMBIAMENTO PUBBLICO

Il tema della città pubblica, della riscoperta del valore del bene comune, deve contraddistinguere la proposta politica del nuovo centrosinistra.
Il che vuol dire molte cose.
Innanzitutto essere consapevoli del fatto che questo sia un terreno di grandi criticità.
Ed è il motivo per il quale la città si vive e si “vende” mortificando le sue stesse potenzialità.
Sono infatti convinto che Milano sia molto più ricca e vitale di quanto si percepisca nella sua dimensione pubblica.
Lo dico da tempo, a volte essendo in minoranza nel mio stesso partito : Milano sotto la cenere è molto più dinamica di quanto si creda.
Ma, per l’appunto, la cenere va tolta.
Pensiamo alla cultura.
Milano non ha niente da invidiare alle grandi città d’Europa.
Tutto è però affidato all’esito dei percorsi dei “singoli” (individui o “soggetti) all’esterno della città pubblica. Senza una fase di accompagnamento, regia, coinvolgimento,

Veniamo alle direzioni da prendere.
Ne cito tre.

1)Questa città deve scommettere nel suo fare “rete”.
Si è smarrita la cultura civica, il senso dell’appartenenza ad una dimensione collettiva, comunitaria.
Fare rete significa scommettere su sistemi di talenti ed esperienze.
Sistemi di eccellenze che intendono misurarsi con la modernità, il contesto internazionale, globale.
Oggi siamo al disordine dei destini individuali. 
Milano, l’antica capitale morale, merita davvero di più.

2) Difendere le istituzioni, il rispetto delle regole, la trasparenza delle decisioni.
A Milano c’è bisogno di un Comune utile. Autorevole, decoroso.
La città va avanti da sé, nonostante la politica.
Questa a volte è stata perfino la sua forza.
Oggi però vi è un vuoto preoccupante. Di indirizzi, di scelte strategiche, di azioni capaci di accompagnare ciò che di meglio esiste nella pancia della società.
Palazzo Marino non è un’efficiente casa dei cittadini, trasparente, accessibile.
E’ semmai il luogo dell’ingorgo delle scelte (o degli scandali del “non saper fare” tipo quel che resta della vicenda “parcheggi”).
Il consiglio comunale, in sostanza esautorato (anche grazie agli effetti indesiderati prodotti da scelte legislative compiute dal centrosinistra negli anni novanta) è una degna comparsa in questa rappresentazione.

In altre parole il Comune è un’istituzione distante, a volte scarsamente utile.

Mentre serve il contrario.

L’amministrazione comunale deve riscoprire il valore della prossimità.
Che significa definizione di un progetto strategico per il futuro della città, efficienza, trasparenza, rispetto della legalità.
Tutte “parole” massacrate, oltre che dalle difficoltà, come dire, di contesto nazionale, dal malcostume politico e dalla pratica della gestione parallela del potere che hanno  trovato anche nel “salotto morattiano” la loro dimensione plastica.

Difendere le istituzioni significa riaffermare la cultura perduta della legalità.

Ecco alcuni atti, concreti, da dove si può partire : riforma dello Statuto comunale (questo sconosciuto) per restituire valore alla parola partecipazione nel controllo della cosa pubblica (rendicontazioni pubbliche, bilanci sociali, consultazioni periodiche anche attraverso il web : di tutto ciò non c’è traccia), istituzione della commissione antimafia, produzione di una black list delle imprese colluse da contrastare, realizzazione di un comitato per cancellare gli effetti dei derivati, radicale “tutti a casa” nelle società partecipate che non hanno mostrato di reggere la sfida della qualità dei servizi, incompatibilità secca (al contrario di quanto fa a Milano il centrodestra e altrove il centrosinistra) tra politici locali e posti nei CDA nelle società partecipate.


3) Difendere i beni pubblici.
Servono azioni in totale controtendenza.
Su questo punto il centrosinistra deve mostrare tutta la sua capacità di divenire una coalizione realmente alternativa rispetto a quanto visto e praticato sin qui.
I beni pubblici non sono categorie astratte.
Ma “oggetti” di un’azione politica intransigente.
Il suolo, il cui consumo va ridotto, attraverso scelte che puntino innanzitutto sul riuso, sulla riqualificazione e sul recupero.
L’acqua, il cui carattere pubblico va difeso contro qualsiasi operazione di privatizzazione nazionale o locale (e acqua che va riportata dentro Navigli recuperati  dopo gli anni delle  manovre speculative e della mercificazione impazzita).
L’aria, rispetto alla quale servono scelte molto più coraggiose, da  sostenere nel tempo con gradualità ma chiarezza.
Il lavoro, un tema cruciale che per decenni ha addirittura determinato l’esistenza della parola “sinistra” e il terreno sul quale descrivere “l’interesse generale” ed oggi considerato un oggetto misterioso.
Mi soffermo qualche riga su questo.
Perché in una città nella quale la politica ha pensato che ci dovesse  pensare il mercato nella totale distrazione delle istituzioni non si è mai realizzata un’azione anticrisi e per lo sviluppo intelligente (e su questo terreno vedremo nei prossimi mesi se la Giunta rispetterà quanto ottenuto dall’opposizione in consiglio sull’utilizzo contro la crisi dei dividendi delle partecipate).
Il lavoro può essere quindi inteso addirittura come un bene pubblico da riqualificare.
Ecco perché rispetto a quanto accaduto sin qui, secondo me, serve il contrario : c’è infatti bisogno di un’attenta riflessione sulla produzione strategica.
Cosa intendo per produzione strategica ?
Ad esempio la necessità di intervenire, senza pensare che le istituzioni possano sostituirsi al “mercato”, a sostegno dei progetti di incubazione d’impresa e di sviluppo locale.
O ancora pensiamo a quanto siano urgenti (anche qui a titolo di spot) :
- buone pratiche per aiutare la riapertura, magari da parte di giovani imprenditori, di attività nei quartieri oggi meno vitali, come ad esempio la totale gratuità degli spazi di proprietà pubblica oggi non utilizzati concessi per iniziative commerciali o microimprenditoriali ;
- il sostegno al distretto della comunicazione – che significa nuovo centro RAI ma non solo ed anzi molto di più poiché non ce ne facciamo niente di un nuovo centro RAI se non significa “meno carrozzoni e più innovazioni tecnologiche”, “meno progetti sul tg della sagra e più sostegno alla produzione cinematografica”, ai nuovi autori, ai talenti della creatività - 
- un programma concertato con le diverse istituzioni per la valorizzazione delle imprese che innovano, ad esempio, nel campo delle biotecnologie;
- la realizzazione di un “piano” per l’ accoglienza a basso costo per un nuovo turismo di massa (e in questo quadro, la difesa “da Palazzo Marino” dell’offerta dei voli a basso costo per collegarsi con il mondo), con particolare riferimento ai periodi nei quali i grandi eventi legati al design attraggono ragazze, ragazzi, professionisti da tutto il mondo;
- le misure concertate con le parti sociali contro gli effetti dell’indebitamento prevedendo anche eventuali contributi di solidarietà dai “ricchi” ai “deboli” attraverso l’utilizzo locale di parte della tassazione (e in questo quadro non ho mai capito perché i grandi proprietari si sono visti togliere l’ICI sulla prima casa in un eccesso di silenzio da parte dei “riformisti”. Non c’è scandalo se un milionario paga l’ICI sulla prima casa, il punto è che quei soldi devono essere impiegati utilmente. Ad esempio per aiutare le giovani coppie).

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