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Milano
Prepensionato grazie alla legge. Ora l’Inps gli chiede 40mila euro

"Mi sento intrappolato in un meccanismo più grande di me, dal quale non riesco a fuggire". È la frase che meglio descrive la situazione nella quale da sette anni si trova Gian Mario Pizzocaro, al quale l’Inps ha appena chiesto di restituire 40mila euro se non vuole vedersi pignorata la casa. La posizione del 67enne pavese è tanto complicata quanto assurda, e per comprenderla è necessario ricostruirla passo per passo. La storia incredibile è stata raccontata dal quotidiano Il Giorno.

Nel 2002 il Governo promulga la legge 289 che consente ai lavoratori che hanno maturato almeno 37 anni d’anzianità e hanno compiuto almeno 58 anni di cumulare le pensioni con i redditi da lavoro. In pratica, su base volontaria ai lavoratori è permesso di andare in pensione e trasformare il proprio contratto full-time in un part-time che dà diritto a ricevere il 60% dello stipendio. L’idea di base è creare nuovi posti di lavoro per i giovani, accompagnando gli anziani alla porta. Un’occasione irripetibile per Pizzocaro, che per 37 anni ha lavorato come programmatore all’Inps. Così nel 2007 l’allora 60enne chiede e ottiene un part-time, ma i problemi cominciano quando arrivano le prime buste paga. "Secondo i calcoli fatti dall’Inps, non solo non avevo diritto al 60% dello stipendio, ma sarei dovuto essere io a dare loro dei soldi ogni mese", spiega Pizzocaro.

Un'assurdità che spinge il dipendente e altri suoi colleghi a rivolgersi al Comitato provinciale, che dà loro ragione. L’Inps allora chiama in causa il Comitato centrale di Roma, che a sua volta conferma la decisione del provinciale. L’istituto però continua a non pagare e per ricevere i soldi che gli spettano Pizzocaro deve rivolgersi al giudice del lavoro. Anche questa volta porta a casa una vittoria e l’Inps è così costretto a pagarlo. Nel frattempo, però, l’istituto ricorre in appello. E vince. "Poco prima la Cassazione si era pronunciata su un caso simile al mio, ma non identico, perché i lavoratori avevano perso davanti al Comitato centrale. Il tribunale però ha considerato tale sentenza un precedente e mi ha condannato a pagare all’Inps 33.717 euro, scontandomi quasi 8mila euro di tasse. Dall’Inps però mi hanno già detto che ricorreranno per avere anche gli 8mila euro e se non pagherò mi pignoreranno la casa".

Tutto per aver lavorato 22 mesi con un contratto part-time in base a una legge dello Stato. "Mi trattano come se quei soldi li avessi rubati — denuncia Pizzocaro —, invece era il mio stipendio. E nella mia stessa situazione ci sono altri due ex dipendenti Inps ai quali l’istituto ha chiesto cifre astronomiche".

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40mila euro







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