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Milano
sonia cantoni 500

di Fabio Massa

Possibile che nessuno voglia occuparsi di A2A? Possibile che con estremo colpevole ritardo, il tema di questa multiutility a maggioranza pubblica, quotata in Borsa ma A MAGGIORANZA PUBBLICA (meglio scriverlo in maiuscolo perché poi qualcuno potrebbe fraintendere), continui ad essere ampiamente sottovalutato dalle parti di Palazzo Marino? Eppure i dati per ritenere più che fondamentale una riflessione sulla partecipata da Milano e Brescia ci sono tutti. Primo: la performance di Borsa, seppur in lenta risalita negli ultimi tre mesi, fa dire alla candidata del M5S al Comune di Brescia che "nessuno nella città della leonessa, se tornasse indietro, rifarebbe la fusione Aem-Asm". Secondo: chi è voluto uscire da A2A, seppur con quote piccole, leggasi Bergamo, ha incassato molto meno del previsto. Terzo: A2A non dà più grandi dividendi. Torniamo a Bergamo, con l'assessore al Bilancio, che nel maggio 2012 diceva: "È inutile continuare a stare in una società dove siamo ininfluenti e dove la distribuzione dei dividendi non pare più così certa". Quarto: A2A ha annunciato 400 esuberi. E questo ha fatto infuriare i sindacati, che adesso aprono tavoli di trattativa.

Adesso a Palazzo Marino scoprono che hanno il 27,4 per cento di A2A. Strano: nulla è stato detto mentre si denunciava pubblicamente il flop economico dello scorso anno (e il premio di produzione ai direttori generale e finanziario). Eppure Affari lo aveva fatto in un convegno pubblico, al Pirellone. Nulla si è detto mentre succedeva il casino in Montenegro, con una vicenda che definire vergognosa è poco. Nulla si è detto mentre l'azienda, a Brescia, veniva pesantemente criticata perché, stando a dichiarazioni dell'ex presidente Renzo Capra, stava sottoutilizzando il grande know-how sul ciclo dei rifiuti. Ecco, mentre tutto questo succedeva, a Palazzo Marino si dormiva. Si dormiva sulla gestione della più grande partecipata comunale. Enormemente più grande e più importante di tutte le altre messe insieme.

Però adesso si sono svegliati. Ci è voluta una donna, Sonia Cantoni, presidente di Amsa, voluta dagli "arancioni" di Pisapia, perché si decidesse di suonare l'allarme. Ci sono volute le sue dimissioni di fronte allo spezzatino che la multiutility avrebbe voluto fare di Amsa (anche su questo, sarebbe interessante ma troppo lungo andare a spiegare come mai Amsa è finita nella fusione Aem-Asm), per far avere un sussulto ai dormienti. E dire che tutto questo era previsto. In azienda, che i rifiuti di Milano sono una gran rottura e soprattutto che non rendono nulla, lo hanno detto ai quattro venti. Non è un caso che nella raccolta differenziata Milano dovrebbe prendere lezioni pressoché da tutti i comuni medi, piccoli e piccolissimi del territorio circostante. Eppure tutti dormivano. Tutti. In fondo, si pensava che mettere Pippo Ranci a capo del consiglio di sorveglianza sarebbe bastato. Una grande personalità. Della quale però, come per tutti gli altri, andrebbe sempre vigilato l'operato. Un compito dell'opposizione (che ha fatto sonni profondi anche lei).

@FabioAMassa

Tags:
a2a palazzo marino






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