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Milano

di Fabio Massa

Basilio Rizzo, presidente del Consiglio Comunale, rappresentante dell'ala più a sinistra della maggioranza che sostiene Giuliano Pisapia, analizzando il bilancio, ha scoperto che Palazzo Marino deve versare 40 milioni per il "contratto calore". Esattamente il doppio dell'anno prima, causa conguagli. Dice Rizzo: "Abbiamo chiesto uno sforzo straordinario ad Atm, che ha pagato 55 milioni di dividendi straordinari. Possiamo chiedere uno sforzo ad A2A?". Ecco, in questa domanda è racchiusa tutta l'incertezza di una giunta che deve decidere di che stampo è con le partecipate.

A2A è una società quotata in Borsa, di proprietà di Milano e Brescia per il 55% (27,5% a testa). Più che la doppia governance (consiglio di sorveglianza e di gestione), che comunque giustamente va semplificata, Pisapia dovrebbe dire chiaramente che cosa è A2A: un'azienda pubblica oppure un'azienda privata? Perché proprio da questo si capisce se la domanda di Rizzo ha una risposta oppure un'altra. Se A2A è un'azienda pubblica (in virtù di quel 55%), allora deve contribuire al bilancio di Palazzo Marino. Allora deve staccare dividendi straordinari, versare lacrime e sangue anche a costo di frenare la grande performance di Borsa, sottoporsi al giogo della politica. Se invece A2A è un'azienda privata una quota della quale è in mano pubblica, allora il Comune non avanzi pretese e lasci lavorare i manager. Rizzo si metta il cuore in pace e Palazzo Marino paghi le fatture che gli sono dovute. E, magari, inizi a pensare alla dismissione totale della sua quota, se la coerenza (politica) ha ancora un valore.

@FabioAMassa

Tags:
a2a chiarezza







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