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Milano

Due le opzioni richiamate dal sindaco ai consiglieri, l'asta pubblica e l'Abb, ma questa seconda, in base alle indicazioni nella relazione dell'advisor, e' stata presentata come quella che darebbe piu' garanzie sul risultato, oltre che essere piu' veloce. Stretti infatti i tempi indicati per completare l'operazione: prima del 19 maggio, termine della presentazione delle liste da parte dei soci in vista dell'assemblea di giugno. Per quella data dunque, e' necessario che sia chiara la composizione della partecipazione di minoranza con gli acquirenti delle quote del 5 per cento.

Nel caso fosse scelta la procedura di vendita accelerata (Abb), la vendita sarebbe gestita da un collocatore, scelto con apposito bando, con la garanzia della collocazione di tutto il pacchetto del 5 per cento (con una commissione piu' alta) oppure senza di questa. Al collocatore il compito di contattare gli investitori interessati e di raccogliere gli ordini, da uno o piu' soggetti, quindi definire il prezzo di vendita sulla base degli ordini. Su questo punto, l'opposizione si e' espressa a favore della procedura Abb per raggiungere un azionariato diffuso: diversamente, in caso di un acquirente unico, la preferenza e' per l'asta pubblica. A favore della soluzione Abb la maggioranza, e su questo il centrista Manfredi Palmeri ha rilevato: "Il centrosinistra non lo era quando fece ricorso al Tar per annullare la delibera di vendita delle azioni Aem del 2004, sotto l'amministrazione Albertini: attraverso lo studio dell'avvocato Stefano Nespor si oppose proprio all'uso della procedura Abb, in quanto meno trasparente dell'asta pubblica".

Replica Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale: "Il motivo del ricorso non era stato quello, ed e' molto meglio che la quota in vendita sia diluita fra piu' azionisti per evitare concentrazioni. Certo, se si facesse avanti un soggetto pubblico come Fondazione Cariplo sarebbe diverso: se volesse farsi avanti per rilevare le quote a ulteriore tutela dei soci pubblici io sarei totalmente a favore". La stima per il costo della commissione per il collocatore e' fra l'1 per cento e l'1,5 per cento del valore delle quote. Sollevato dai consiglieri dell'opposizione anche il tema della scelta della destinazione del ricavato dalla vendita delle quote: "Doveva essere avviato un percorso per definire le opere a cui destinare le risorse: che fine ha fatto?", chiedono Manfredi Palmeri e Marco Osnato di Fdi.

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