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umberto ambrosoli (8)

di Fabio Massa

Umberto Ambrosoli, candidato del centrosinistra alla Regione Lombardia è oggi il propugnatore del progetto del "patto civico" per rinnovare la politica. In un'intervista ad Affaritaliani.it risponde all'ideologo arancione Franco D'Alfonso: "I nostri progetti sono profondamente differenti. Io non sono Pisapia, abbiamo storie diverse e le due operazioni politiche non sono simili". Poi parla del Pd e di Matteo Renzi: "L'innovazione parte dalle persone, e Matteo Renzi è un soggetto perfettamente in grado di incarnare questo rinnovamento, che non è solo generazionale ma di prospettiva. Un rinnovamento che sappia tenere assieme le istanze di quelli che si riconoscono nei valori della sinistra ma sappia anche aprire verso un liberismo moderato". Civati? "E' un'altra opzione". Poi apre a un'inedita alleanza tra i due: "Dico solo che soggetti portatori di istanze nuove possono in ruoli diversi agire insieme". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Capogruppo Ambrosoli, "l'ideologo degli arancioni" Franco D'Alfonso, parlando del suo progetto politico (il patto civico) dice che "una cosa si considera vincente quando vince". E sottintende che avendo voi perso...
E' lapalissiana, questa frase. E' come dire che il giorno ha bisogno dell'alba. E' un dato di fatto che non siamo alla guida della Regione Lombardia. Fortunatamente però il concetto di vittoria o sconfitta ha anche delle gradazioni. Guardiamo il risultato: nella storia degli ultimi 20 anni mai nessuno aveva perso di così poco, come noi. Mai nessuna proposta: né quella organica ai partiti come Penati, né quella di coinvolgimento civico di Sarfatti, che pure aveva fatto un ottimo lavoro, a differenza di Penati. Il nostro risultato ci dice che siamo andati oltre le politiche.

Sta dicendo che è stata una mezza vittoria?
No. E' stata una sconfitta. Forse più amara di altre. Ma è un punto di partenza. I dati delle ultime amministrative ci dicono che il sistema di organizzazione che noi abbiamo pensato, ovvero le liste civiche con i partiti tradizionali, è una forma che ha successo. Almeno a livello locale. Il nostro tentativo di portare questo sistema a livello regionale è stato realizzato in tempi estremamente contenuti.

La formula che lei ha portato in Regione è analoga o paragonabile a quella che ha portato Pisapia alla vittoria nel 2011?
Non so se può essere paragonata. Noi abbiamo avuto molto meno tempo, abbiamo avuto un campo molto più ampio, con più attori.

Ma sono o no operazioni simili?
Veniamo entrambi fuori dal mondo della politica. Ma lui ha molta più esperienza politica di me. Io non ho mai fatto il parlamentare. Di comune abbiamo solo che siamo due avvocati e che non siamo organici ai partiti. Io ho la volontà, e D'Alfonso è il primo a riconoscerlo, di non confondere la nostra esperienza con quella degli arancioni.

D'Alfonso dice anche che lei vuole dare una nuova strutturazione al Pd.
Non ho nessuna ambizione di occupare lo spazio del Partito Democratico, la forza dei suoi militanti e la sua storia. Non so a che cosa faccia riferimento Franco. A settembre presenteremo un'iniziativa che abbia come fine la riflessione su quale contributo meglio organizzato sia possibile dare a supporto dei partiti tradizionali. Per me la Costituzione ha un valore quando dice che i partiti indirizzano la politica.

Torniamo al Pd.
Lo dico chiaro: non ho intenzione di entrare all'interno del Pd. Ho interesse a capire quale può essere il miglior coordinamento tra realtà al di fuori della politica e partiti. La sintesi che preferisco la attribuisco al sindaco di Lecco che l'altro giorno ha detto: "Bisogna ragionare come due polmoni di uno stesso organismo".

Pisapia si è schierato pubblicamente dicendo che apprezza la figura di Renzi. Lei concorda? A chi si sentirebbe più vicino?
Matteo Renzi è venuto a sostenere la mia candidatura. Abbiamo fatto dei comizi insieme. Si è speso nella campagna elettorale in Regione Lombardia. Noi oggi abbiamo un disperato bisogno di rinnovamento. Disperato. L'unica realtà che sta dimostrando capacità di rinnovamento è la Chiesa Cattolica. Mi sembra di ricordare che Schröder disse: "O innoviamo o verremo innovati". Il centrosinistra ha un disperato bisogno di innovazione. E l'innovazione parte dalle persone.

Quindi, ok a Renzi.
Guardi, io non vado a farmi curare una malattia da un medico che non è riuscito a risolvermela. Ho bisogno di qualcuno che abbia occhi nuovi. Il Pd non può tradire questa esigenza di rinnovamento. Renzi è un soggetto perfettamente in grado di incarnare questo rinnovamento, che non è solo generazionale ma di prospettiva. Un rinnovamento che sappia tenere assieme le istanze di quelliche si riconoscono nei valori della sinistra ma sappia anche aprire verso un liberismo moderato.

Perché non sostiene Civati? Uno è posizionato sulla destra del partito, l'altro sulla sinistra.
Civati è un'altra opzione. Sono entrambi capaci di mettersi in gioco e di andare contro un certo establishment. Sono due progetti che vanno in direzioni diverse. Civati lo stimo e lo apprezzo valorizza maggiormente la sinergia con la sinistra tradizionale. Renzi si rivolge anche a un'area che tradizionalmente guarda la sinistra con un po' di diffidenza.

Pisapia dice sì a Renzi, ma come premier, non come segretario. Condivide?
Mi trovo abbastanza d'accordo con l'esigenza di scindere le due figure. E' già talmente impegnativa una realtà, figurarsi di gestirne due assieme. Io non cerco di dettare la linea, neppure in termini di auspicio. Dico solo che soggetti portatori di istanze di rinnovamento anche differenti possono in ruoli diversi agire insieme.

Sta parlando di un'alleanza Renzi-Civati?
Per uno capace di rivolgersi all'interno del mondo della sinistra con credibilità c'è un altro che è capace di andare su istanze più ampie.

Passiamo al M5S. E' all'opposizione accanto a voi. C'è gioco di squadra?
Non andiamo in sintonia su tutto. Ma su alcune cose sì. E ci fa piacere.

Passiamo alle nomine, c'è stata la rivoluzione maroniana?
Se per rivoluzione maroniana noi parliamo di una sostituzione di persone che fanno riferimento a lui rispetto a persone che prima facevano riferimento a Formigoni, allora c'è stata. Il problema che la rivoluzione dovrebbe essere una cosa un po' diversa. La verità è che Maroni è in continuità con Formigoni. Sia fra le nomine che hanno fatto sia che per quelle che non hanno fatto per liti interne, quello che vediamo è che si pesca sempre tra le stesse persone: soggetti che vivono di politica da 15 anni a questa parte. Si pesca a prescindere dalla loro competenza.

Si parla di Stefano Rolando per il seggio di minoranza del Corecom.
I
l criterio della competenza deve essere l'unico possibile. Non è un caso che abbiamo proposto Rolando al Corecom. Anche in termini di sfida. Voglio vedere quale soggetto con requisiti di competenza maggiore sarà proposto rispetto al ruolo di presidente. O noi decidiamo che la competenza è il criterio massimo, o alternativamente abbiamo un'involuzione formigoniana con protagonista Maroni.

Ultima domanda: lei è stato nel cda di Rcs. Come valuta le ultime notizie su questo grande gruppo?
Dico solo che l'aumento di capitale era necessario. Erano i numeri a dirlo. Sul resto non mi esprimo.

@FabioAMassa

Tags:
ambrosoli renzi civati







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