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Milano
Basket lombardo solidale, un camp nelle baraccopoli di Nairobi

Carichi di scarpe, magliette e pantaloncini, ma soprattutto carichi, gli atleti di Slums Dunk, Bruno Cerella dell'EA7 Armani, Tommaso Marino del Blue Basket Treviglio e Giuseppe Di Paolo della Pallacanestro Chieti, sbarcheranno in Kenya ai primi di luglio per il loro quarto anno di camp nelle baraccopoli di Nairobi. Oltre a distribuire materiale sportivo donato dalle società sportive di tutta la Lombardia, materiale che costituisce oltre la metà del loro bagaglio aereo "e abbiamo superato i limiti di peso", passeranno due settimane con 'orde' di ragazzini vivaci e curiosi, veloci ma irriverenti nel rincorrere la palla arancione, la mattina.

Il pomeriggio sarà invece dedicato alla formazione di aspiranti allenatori di pallacanestro, attività al centro del progetto promosso dalla associazione Karibu Afrika Kenya che usa questo sport come leva per strategie di solidarietà internazionale e di inclusione sociale. Una leva di riscatto, soprattutto, perchá il primo risultato di Slums Dunk, verificabile sul campo, è il sorriso dopo un canestro, come spiega Tommaso, uno degli ideatori del progetto assieme a Michele Carrea, altro atleta lombardo. "E il sorriso di chi scopre di essere in grado di fare qualcosa. Di riuscire in una attività. Inoltre, nel nostro caso, una attività di squadra e con delle regole". Sì, perchè sono le regole il tasto dolente negli allenamenti che quotidianamente vedono scorrazzare a ruota 30-40 ragazzini ora dopo ora sul campo nella baraccopoli. Tra di loro anche tante ragazzine e donne, come tra gli allenatori, "a volte con il velo, tutte restie a guardarci negli occhi, inizialmente. Ma poi sono le più grintose ed entusiaste. E hanno un'ottima mira".

Dopo tre anni di asfalto, dove palleggiare era spesso una incognita, al variare delle buche presenti sotto canestro o a metà campo, quest'anno i coaches di Slums Dunk non solo hanno raggiunto livelli di solidarietà "overweight" per le compagnie aeree, ma hanno anche la soddisfazione di spiegare schemi, virate e dai-e-vai su un nuovo campo, liscio, con linee ben tracciate, "un vero e proprio campo" e tutto per loro. Il rettangolo dove per le prime due settimane di luglio i giovanissimi atleti impareranno lo sport e un po' di disciplina, resterà poi a disposizione degli abitanti della baraccopoli. Uno spazio per lo svago e le scuole, uno spazio "conquistato" con impegno e solidarietà da due ragazzi che una sera, davanti ad una birra post - allenamento, si son detti: "ma perchß non andiamo in Africa ad insegnare un po' di basket". Erano Michele, Carrea, e Tommaso, Marino, in un anonimo pub dell'hinterland, e da lå la macchina organizzativa è partita, affiancata da Karibu Africa Kenya, ma con tutta la potenza, l'entusiasmo e la grinta che il cestista sa necessarie per una schiacciata vincente. Guarda caso "Slums dunk" è una storpiatura del termine inglese "slam dunk" (schiacciata) dove slums sta per baraccopoli.

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