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CL IN SALSA NORDISTA/ Dopo l'incontro, annullato, con Quagliariello e Ruini, Comunione e Liberazione continua a proseguire sulla linea di Villa Torretta, valorizzando sempre di più la Fondazione Tempi. Il 30 novembre, infatti, al Grand Hotel di Sesto San Giovanni, dalle 10, interverrà un parterre di ospiti di tutto rispetto: Roberto Maroni, Maurizio Lupi, Giorgio Squinzi e Giuseppe De Lucia Lumeno, Segretario Generale dell'Associazione Nazionale Banche Popolari. Per la serie: stop alle beghe interne al Pdl, sì ai contenuti del Nord.

di Fabio Massa

 

Durissimo, Umberto Bossi. Il suo discorso a Radio Padania, in diretta mercoledì scorso alla trasmissione "Che aria tira?" è una serie di colpi e stilettate. Ma è passato sotto silenzio. La Radio non ne dà grande evidenza, anche se il "grande capo", come lo chiamano gli ascoltatori, ne dice una dietro l'altra. Un antipasto, secondo quanto può riferire Affaritaliani.it, di quanto andrà in onda mercoledì sulle reti Mediaset, quando - in un'intervista che si prannuncia bomba - ne dirà un po' di tutti i colori.

"Dobbiamo andare in piazza, sulle strade a chiedere la nostra libertà", esordisce Bossi, ripercorrendo vecchi temi. Poi entra nel vivo: "Rimanere in panchina come allenatore? Già fatto, mi sono tirato da parte ma non è servito a niente. A un certo punto non si è neppure parlato più di Padania. La Lega è diventata qualcosa di amministrativo e basta. Certe idee o le hai e le applichi, o non le hai e non le applichi. La mia candidatura? La paura ha fatto novanta".

Discorsi precongressuali, certo, ma contenuti che faranno arrabbiare non poco il presidente lombardo. "Berlusconi? Il federalismo fiscale non è stato applicato per colpa di Napolitano, ma è passato con i voti di Berlusconi. Ricordiamocelo". Poi torna ancora sull'età: "Io sono ancora molto forte fisicamente. L'unica cosa che mi fa male, ogni tanto, è la caviglia. La malattia non ha portato conseguenze. Nell'ultimo anno alle feste non ho trovato uno che mi battesse a braccio di ferro".

Poi la parte più interessante, a livello politico. L'accusa, netta, a Maroni. "Belsito? Vivevo tranquillo perché avevo un ministro dell'Interno, Maroni. Io ero certo: è impossibile che un amministratore della Lega fosse legato alla 'ndrangheta della Calabria. Adesso pare che sia così. Ma mi chiedo: come mai questo amministratore è diventato sottosegretario in Parlamento, e perché è entrato nella fabbrica che produce più armi in tutta Italia? Come mai non è saltato fuori che era nella 'ndrangheta?". Il conduttore replica che non ce l'ha messo lui, Belsito. Bossi allora racconta: "Ce l'ha portato Balocchi che era un grande amministratore. Balocchi mi ha dato la parola sul letto di morte. E' un bravo ragazzo, mi disse. Poi sono saltate fuori le altre cose. Sicuramente ha fatto cose inconcepibili". Come dire: se Maroni era ministro dell'Interno, perché non ci ha avvertito del pericolo? Domanda inevasa, ad oggi. Che sarà uno dei temi di questo congresso.

@FabioAMassa

Tags:
bossi maroni interni







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