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Milano
pietro bussolati

di Fabio Massa

Pietro Bussolati si è candidato in Regione Lombardia con il Pd. Ottenendo oltre 4mila preferenze. In un'intervista ad Affaritaliani.it propone una via per uscire dal pantano: "Nella campagna elettorale abbiamo fatto delle cose buone: le primarie, anche quelle per i parlamentari, hanno permesso l'emersione di figure giovani ma che le facciamo a fare le primarie se poi in TV ci va la Bindi? Come Democratici a Progetto  ci sentiamo responsabili per primi di capire come rendere il nostro partito più coerente". E poi attacca: "Il problema non sono certo le dimissioni di Martina, la questione è come costruiamo un PD nuovo in grado di innovarsi, le istituzioni del Partito sono luoghi autoreferenziali tenuti insieme da accordi di correnti, in tempi di vacche magre non è accettabile"

Pietro Bussolati, iniziamo dall'analisi del voto alle Regionali. E' andata male...
E' andata male. Il Pd ha ottenuto un risultato molto al di sotto delle aspettative. Vorrei mettere in luce due dati. Primo: il Pd è un partito di governo solo per gli over 55. Per tutte le fasce di età dai 18 ai 35 anni il Pd non è progressista, ma viene vissuto come un partito conservatore.  Dobbiamo mettere al centro di un programma di Governo le giovani generazioni, i temi del lavoro e della ricerca se vogliamo dirci progressisti. Secondo: l'altra dinamica è grandi città contro piccoli centri. Consolidiamo i risultati delle grandi città e cerchiamo il dialogo con chi sta fuori, con il tessuto della piccola e media impresa che sta particolarmente avvertendo questa crisi.
 
Analisi a parte, dia un giudizio sull'operato della dirigenza.
Premetto che se si fanno delle critiche, bisogna farle a tutti i livelli. Anche a quelli più bassi, quelli che viviamo noi. Noi abbiamo fatto una campagna elettorale girando tantissimo sul territorio e valorizzando un gruppo, che già esisteva, quello dei Democratici a progetto. E' un gruppo di amministratori, iscritti, appassionati di politica. Crediamo che si debba essere più coerenti con la situazione che stiamo vivendo, più vicini ai bisogni. Sentiamo la responsabilità, visto che ci sarà un congresso a breve, di capire come il Pd può essere visto come meno conservatore, più vicino alle partite iva, ai giovani e le donne.
 
Tanti progetti. Ma un giudizio sulla dirigenza?
Nella campagna elettorale abbiamo fatto delle cose buone: le primarie, anche quelle per i parlamentari, hanno permesso l'emersione di figure giovani ma che le facciamo a fare le primarie se poi in TV ci va la Bindi? Come Democratici a Progetto (questa nuova rete di amministratori) ci sentiamo responsabili per primi di capire come rendere il nostro partito più coerente con il momento sociale che stiamo attraversando, ci stiamo già organizzando per mettere al centro una proposta sui circoli, come costituire un partito che sappia fare da cinghia di trasmissione tra rappresentanti nelle istituzioni e cittadini.
 
Si sente di dire qualcosa alla dirigenza lombarda?
Scontiamo il fatto che il Pd non ha costruito al suo interno un percorso di valorizzazione delle buone esperienze che ci sono nei territori, dove spesso governiamo bene. Non siamo riusciti a far emergere questa ricchezza del Pd. Tra i Democratici a Progetto ci sono amministratori e non solo, tutti lavoriamo e viviamo la politica come una passione a vita, non come un lavoro a vita; il PD qui in Lombardia deve saper costruire da oggi un percorso di rappresentanza con lavoratori e professionisti, innovatori, coworker, senza steccati ideologi ma con progetti ed iniziative mirate, come Democratici a Progetto lanceremo alcune idee nel prossimo mese su come fare, siamo disponibili al dialogo.
 
C'è pure chi non voleva candidare i sindaci in consiglio regionale.
Non si esaurisce tutto con le campagne elettorali dei singoli.  Io credo che ci sono tanti amministratori e sindaci che condividono e reputano importante che il Pd abbia un cambiamento e che sappia valorizzare la buona amministrazione; se pensiamo al risultato raggiunto a Milano dal centrosinistra non possiamo non pensare che ciò dipenda da una buona percezione che i cittadini hanno di Pisapia e della sua Giunta. In questi giorni si stanno tenendo molte assemblee pubbliche e la cosa positiva dalla quale vogliamo ripartire è che le persone hanno una grande voglia e c'è un clima molto positivo. Da segretario 02Pd, ad esempio,  vedo tante persone che si vogliono iscrivere per partecipare al cambiamento.
 
Veniamo al punto: Martina si deve dimettere? Oppure no?
Il problema non sono certo le dimissioni di Martina, la questione è come costruiamo un PD nuovo in grado di innovarsi, le istituzioni del Partito sono luoghi autoreferenziali tenuti insieme da accordi di correnti, in tempi di vacche magre non è accettabile. O innoviamo o muoriamo; nei territori, tra i giovani ci sono molte forze che possono essere messe a disposizione e rendere più innovativa l'azione politica. O le coinvolgiamo o ci abbandoneranno lasciandoci ancora meno capaci di saper dare risposte a chi intraprende, a chi rischia, alle forze dell'innovazione.
 
Lei ha sostenuto Renzi. E ha ottenuto un ottimo successo alle Regionali, pur non essendo eletto. Cosa succederà ai renziani su Milano?
I renziani sono nati per sostenere una proposta di governo nazionale legati ad alcuni temi (riduzione costi politica, valorizzazione territorio, trapsarenza, attenzione alle PMI), ora la nostra battaglia è su Milano e su una proposta di città metropolitana. Io sono un Democratico a Progetto e con tanti che hanno sostenuto Renzi, Bersani (ad es. l'on Quartapelle) o Puppato (ad es il consigliere Lazzarini) sono impegnato a mettere insieme una rete di persone che non debba avere come aggettivo identificativo il cognome di un politico nazionale, qualunque  sia. Questa è la nuova politica, il resto si vedrà.

@FabioAMassa

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