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Milano

Egregio signor Giuseli,
ho letto il suo intervento pubblicato dal mio giornale, e non le nascondo che mi ha lasciato alquanto perplesso. Neanch'io sono leghista, e a differenza sua non sono affatto d'accordo col modo di esprimersi dell'onorevole Calderoli né, tantomeno, di altri esponenti in vista del suo partito. Penso che si possa evitare di rispondere alle domande di un giornalista con una pernacchia, alzando il dito medio a favore di telecamera, appellando gli immigrati bingo-bongo (espressione - se non erro - proprio di Calderoli) e i meridionali "sudici". Del resto, è dall'Unità d'Italia che qualche buontempone - meritevole però di targhe in marmo agli angoli delle strade del nostro paese - parla del sapone che i siciliani avrebbero mangiato non avendolo mai visto prima, portato da Garibaldi e i suoi Mille. Peccato che quando videro il bidet alla Reggia di Caserta non ebbero alcuna idea del suo uso: pazienza.

Ma torniamo a noi. A mio modesto avviso lei commette un errore grossolano: se un comico ride della poca statura di Brunetta non è perché lo sta insultando, ma perché sta facendo della satira. Cioè un esercizio intelligente della sua intelligenza, che consiste - altresì - nell'accentuare i difetti fisici di chi viene preso in giro. Credo che se lei guardasse Alighiero Noschese nei panni di Ugo La Malfa probabilmente si risentirebbe, e molto, nel vederlo intento a parlare con occhiali a culo di bottiglia, accento appositamente strascicato e trucco in faccia. Eppure, pensi, La Malfa autorizzò la satira su di lui, come aveva fatto Giovanni Leone, alla fine dei conservatori anni '60. Gli anni in cui, caro Giuseli, la Rai metteva i mutandoni alle Kessler e impediva ai suoi annunciatori di pronunciare parole quali: "piedi", "sudore", e addirittura "estro" come un padre Gesuita aveva suggerito negli anni '50, quando la Tv iniziò le sue trasmissioni.

Mi scusi Giuseli, ma lei ha mai visto una vignetta di Giorgio Forattini in cui Giulio Andreotti non appaia con la gobba? E Amintore Fanfani (che forse ha avuto una carriera un pelo più lunga rispetto a quella di Brunetta) ritratto nella sua bassa statura? Sa che quando la DC perse il referendum sul divorzio, nel '74, Forattini ritrasse Fanfani intento a saltare da una bottiglia di champagne? Titolo della vignetta: "Il tappo è saltato". Faccia lei. Poi c'è o meno il buongusto, sul quale potrei darle ragione: certo, Berlusconi moribondo non fa ridere nessuno. Ma, vivaddio, da che mondo è mondo la satira è sberleffo spesso graffiante. Guardacaso, nelle corti medioevali il giullare poteva dire quello che poteva proprio perché incaricato di divertire il potere. A volte con le risate si possono dire verità altrimenti irriferibili. La satira, insomma, non serve solo "a far ridere la gente", come un esponente del Centrodestra ebbe modo di dire nei primi anni 2000 (era, se ricordo bene, periodo dell'editto bulgaro che costò il posto a tale Biagi Enzo). Serve a farla pensare.

A lei spiace che Calderoli sia chiamato Malato Mentale. Spiace anche a me. Come mi spiace che il signor Borghezio, per esempio, abbia definito "condivisibili" (sia pure chiedendo scusa in seguito) le idee del signor Breivik, distinto signore che ha ammazzato qualche anno fa un'ottantina di poveri cristi in Scandinavia. E no: ridere di Brunetta non è equivalente a dire che Cecile Kienge somigli ad un orango. Perché nel primo caso c'è satira, nel secondo un paragone quantomeno offensivo se non un insulto. Non capisco peraltro che cosa voglia dire lei quando afferma di vedere: "differenza di trattamento: si possono offendere gli uomini, non le donne; si possono offendere gli italiani, non gli immigrati. C'è una sorta di velo di protezione verso alcune categorie, non certo minoranze (30 milioni le donne, 5 gli immigrati), sembra piuttosto un fenomeno ideologico, sessismo, nuova discriminazione, nuove caste, nuovi privilegi ed intoccabilità". Ora, a parte il fatto che mi hanno insegnato che alle donne è dovuto rispetto ("le donne non si toccano nemmeno con un fiore", ricorda?), temo che il suo ragionamento sia alquanto pericoloso. Si possono quindi - in nome della parità - offendere le donne. Il che, in tempi di femminicidio, è quantomeno preoccupante. Se si possono offendere, in nome della parità, devo arguire che - estremizzando la sua affermazione - le si potranno giustificatamente pestare come fanno gli uomini tra loro quando una lite degenera o sono ubriachi. Ho capito bene?

Lei addirittura, però, parla di "sessismo". A me, se proprio devo dirla tutta, pare che ci sia ormai un gallismo da basso impero che vede la donna più che altro come un oggetto di svago sessuale che può essere usato a piacimento e buttato in un angolo: basta vedere che cosa succede a tante ragazze in giro la sera in questa nazione, che - ebbene sì - sono violentate anche da italiani "di buona famiglia" come me e come lei, certo non immigrati né tantomeno di religione islamica.

Lei conclude con un appello: "La politica deve occuparsi dei problemi veri, di disoccupazione, droga, famiglia, equità, speranza, non sprecare settimane e mesi a parlare di come abolire Miss Italia, o l'IMU, e trascinarci in guerre infantili per una banale offesa da comizio". Vede, equità è anche dare l'esempio ad una nazione comportandosi con gli avversari usando un certo fair play, senza appunto offese da comizio (mai banali). Perché la gente vede e si sente autorizzata a fare anche di peggio: segua una lite al supermercato per la precedenza, o per strada, e vediamo se non sentirà urla e offese di ogni genere. Speranza - me lo permetta - è anche avere rispetto del prossimo e discriminare la gente sulla base dell'unico razzismo possibile: la gente per bene da un lato, quella che non lo è dall'altro. E, mi creda, non è questione di colore della pelle o di religione. Cesare Lombroso è morto da tempo. Cordialmente.

Antonino D'Anna

PS: la signora Kienge non è un'immigrata. E' una cittadina naturalizzata italiana, italiana come me e come lei (diritti e doveri inclusi). Come Fiona May, per esempio. O come un altro ex ministro, una tedesca naturalizzata italiana alta bionda e con gli occhi azzurri, tale Josepha Idem.

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