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Milano
luciacastellano

di Fabio Massa

Lucia Castellano è la capolista della Lista Ambrosoli. Ex assessore alla Casa nella giunta Pisapia, potrebbe essere una delle "papabili", in caso di vittoria, per un posto nel nuovo governo regionale "civico". Ad Affaritaliani.it presenta il suo piano per la sicurezza e per la casa: "Sicurezza non vuol dire fare le ronde e chiudere le saracinesche in via Padova, ma aprire all'inclusione. Non vuol dire fare le ronde ma dare la cittadinanza agli stranieri". Le case popolari? "Dobbiamo fare in tutta la Regione quel che abbiamo fatto a Milano: gestire insieme ai comuni le Aler e soprattutto dare il via a un forte piano di recupero"

Lucia Castellano, lei punta forte sulla sicurezza. Un tema prettamente "leghista"...
Macché leghista. Io dico che la sicurezza di una città passa attraverso l'inclusione, le opportunità e i diritti per tutti. In questo senso è emblematico il caso della città di Bollate. Attraverso la moltiplicazione delle opportunità abbiamo abbassato le recidive dal 74 al 12 per cento. Applicando questo criterio all'intera Regione, attraverso il lavoro e la cittadinanza agli stranieri (perché la condizione di clandestino crea essa stessa criminalità), noi abbassiamo il tasso di criminalità.

Maroni le direbbe: "Cara Castellano, lei parla sempre per gli immigrati".
No, non è vero. Io parlo anche e soprattutto per gli italiani. Con questa crisi la criminalità aumenta. Offrendo più opportunità di lavoro, offrendo ai giovani più qualità della vita, invece di chiudere le saracinesche dei negozi in via Padova, invece di mettere le ronde. Bisogna lasciare fare nei quartieri popolari più cultura e più apertura. E' attraverso l'inclusione che si genera sicurezza.

Provoco: lei è ancora quella che parla di abusivi nelle case popolari. La Lega Nord insiste su quella frase...
Se usano ancora questo dopo un anno e mezzo significa proprio che non hanno argomenti. Io ho detto che l'abusivismo non è un reato per cui è prevista una sanzione penale del carcere. Certo, se si leva la subordinata resta: l'abusivismo non è un reato. Ma non è quel che ho detto.

Partiamo da questo per parlare di case popolari.
La politica delle case popolari in Lombardia dovrebbe essere quella che abbiamo applicato a Milano. Sono per la ristrutturazione a tappeto partendo da quello che c'è: 30mila case di proprietà comunale, 40mila di Aler. Delle quali circa 2000 sfitte nostre e 5000 sfitte di Aler. Abbiamo cominciato a fare un piano di ristrutturazione quartiere per quartiere. Poi abbiamo ricominciato a pensare all'aumento dell'offerta abitativa partendo dai grandi complessi edilizi, quasi tutti non finiti o mai cominciati. E' possibile aumentare l'offerta abitativa a costo zero, prendendo progetti già finanziati.

Per quanto riguarda Aler, senza entrare nelle cose giudiziarie, quale potrebbe essere la prossima politica regionale?
Io dico questo: Aler come ente pubblico va bene. Noi vogliamo andare avanti a lavorare con Aler, ma non con questa Aler, che è diventata un'immobiliare. Io ho trovato, da assessore, una Regione e un'Aler che gestivano insieme escludendo il Comune. Invece le politiche abitative vanno condivise.

Occorre una riforma per Aler?
Occorre una riforma delle Aler secondo il principio della sussidiarietà agganciandole ai Comuni e non alle Regioni. Occorre una modifica alla legge 27, che determina i canoni e regola l'edilizia popolare.

Ultima domanda: a che quota punta, a livello di preferenze?
Non lo so, mi sto impegnando al massimo. E' la mia prima campagna elettorale...

@FabioAMassa

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