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di Fabio Massa

Torna il dibattito sulla fusione tra Trenord e Atm. Raffaele Cattaneo, ex assessore alle Infrastrutture, in un'intervista ad Affaritaliani.it spiega: "Tema che dura da anni e che è valido. Ma che ha grandi ostacoli. Per esempio, il modello di governance. Rendiamoci conto che non è un gioco solo tra due enti, Regione e Comune, ma c'è anche Ferrovie dello Stato". Infine, sullo stato di salute del servizio ferroviario spiega: "E' rimasta l'idea di fare una grande società. Ma si è persa la creatività". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Presidente Raffaele Cattaneo, si torna a parlare della fusione tra Trenord e Atm. Un paio d'anni fa l'idea era stata avanzata da ambienti della Regione e il Comune l'aveva scartata. Adesso si torna a parlarne. Lei che cosa ne pensa?
Di questa idea si ragiona ormai da una decina d'anni. E' un tema che ricorrentemente torna fuori. Ricordo che ne discutevo con Elio Catania all'inizio della mia esperienza da assessore. Se un tema è oggetto di riflessione per così tanto tempo è perché ha contenuti reali che spingono in quella direzione. Però...

Però?
Però è anche vero che se in così tanto tempo non è andato in porto è perché a quei motivi reali si oppongono ragioni altrettanto solide che ne ostacolano la realizzazione.

Quali sono queste ragioni?
Prima di tutto l'equilibrio che si deve trovare tra gli azionisti che rappresentano realtà istituzionali differenti.

Il problema, prosaicamente, è uno solo: chi comanda.
I
l problema è chi comanda e come. Qual è la governance. Una soluzione che fosse la fagocitazione di Atm da parte di Trenord o al contrario di Trenord da parte di Atm non potrebbe avere vita lunga ed essere di successo. Occorre trovare, e questo è stato sempre il punto critico, l'equilibrio tra gli enti e il controllo delle due società. Finora su questo non siamo mai riusciti a trovare una soluzione convincente.

Ce la faremo?
I
o dico solo che le ragioni industriali che spingono all'integrazione tra trasporto urbano e trasporto extraurbano ci sono e sono tante. Poi non ci scordiamo che in Trenord, per il 50 per cento, siedono le Ferrovie dello Stato. Il gioco quindi non è più solo a due, ma a tre. Trenord ha il vantaggio, dal punto di vista dimensionale, di essere comparabile con Atm - mentre le sole Ferrovie Nord non lo erano. Così si evita che le ragioni della quantità prevalgano su tutto il resto. Ma ripeto, il gioco si è complicato perché gli interlocutori non sono più due ma tre.

Cattaneo non è più assessore e Biesuz non è più amministratore delegato. Lei è contento di come viene gestita oggi Trenord?
Facciamo una premessa: Trenord è stato un progetto di tanti uomini, che hanno voluto seguire questa idea fortemente innovativa di federalismo ferroviario. Era un'idea vera dalla quale partire, per esempio, con la macroregione. Sulla macroregione si fanno tanti discorsi ma pochi contenuti strutturali, direbbe Marx. Trenord potrebbe essere uno di questi. Trenord è nata con due obiettivi: fare una grande società ferroviaria del Nord in grado di interloquire con forte autonomia con Ferrovie dello Stato. Il secondo obiettivo era di fare cose nuove nel trasporto ferroviario. La prima parte è rimasta: Trenord continua il tentativo di essere una grande società, seppur con maggiori difficoltà. La seconda parte si è invece perduta.

In che senso?
Esperienze come le frecce lombarde, come gli investimenti fatti sulla pulizia straordinaria con personale a bordo, i berretti gialli per le informazioni... Tutta la serie di innovazioni che dessero l'idea di un servizio cambiato e innovato sono finite. Trenord, da questo punto di vista, si è normalizzata. E' tornata ad essere un'impresa ferroviaria in senso un po' troppo tradizionale. Bisogna riconoscere, da questo punto di vista, che la perdita di Biesuz è stato un prezzo alto da pagare. Senza per questo voler entrare nelle vicende personali del manager. Sul piano manageriale aveva dato un'impronta innovativa che successivamente si è un po' perduta.

@FabioAMassa

Tags:
cattaneo trenord atm







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