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Milano
di Fabio Massa
 
Luigi Corbani 500
Luigi Corbani, direttore generale dell'Orchestra Verdi di Milano, la politica la conosce bene. Vicesindaco migliorista della giunta Pillitteri, amico di Giorgio Napolitano, si è inventato e ha fatto sopravvivere fino ad oggi una creatura, la Verdi appunto, che lotta contro la crisi e contro il motto che "con la cultura non si mangia". Affaritaliani.it lo ha incontrato, nel suo ufficio di Palazzo Clerici. Seduto dietro un grande tavolo Corbani parla di cultura, di fondi, di soldi. E anche di politica, lanciando un appello: "Aspettiamo da due anni i fondi della Regione, e la Provincia non ci ha mai dato nulla…"
L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT
 
Qual è la situazione finanziaria della Verdi? Che prospettive ci sono per il futuro?
Prospettive per il futuro? Siamo sempre in attesa di contributi pubblici certi ed adeguati alla nostra attività e al nostro sviluppo. Per il resto il 75 per cento dei fondi sono dovuti a risorse proprie della Verdi: abbonamenti, biglietti, concerti che facciamo in Italia e nel mondo. Sono dovuti alle quote sociali che sono state sempre la cosa decisiva nel nostro bilancio, visto il numero di persone che hanno sposato il  progetto. Dal '93 ad oggi i soci hanno dato più di quanto abbiano dato gli enti pubblici alla Verdi.
 
Gli enti pubblici sono stati attenti alla Verdi oppure è sempre stata considerata "la seconda orchestra di Milano"?
Non è tanto essere seconda o terza, o prima. Il problema è che in questo Paese si parla di innovazione, ma quando c'è davvero l'innovazione, tutti scappano. L'innovazione, come diceva Machiavelli, ha tanti nemici agguerriti: chi vede minacciato lo status quo.  E ha sostenitori tiepidi perché quelli che possono avere vantaggi dall'innovazione attendono di vedere come va a finire. Il fatto che si crei un'orchestra ex novo, dal niente, fatta di giovani, è una sfida. Siamo partiti dai cittadini, secondo l'antica tradizione milanese del far da sé, del far venire le cose dal basso. Di fatto noi abbiamo contributi pubblici, in questi 20 anni, che sono circa il 17 per cento di tutti i nostri ricavi. Che è una media al di sotto di tutte le istituzioni musicali italiane. E' ovvio che c'è un gap tra quello che dovremmo avere e quello che abbiamo avuto.
 
Quantifichiamo la media nazionale.
L'ente più virtuoso ha il 42 per cento dei contributi. In generale si viaggia oltre il 60 per cento. Noi, siamo al 17. Meno di un terzo, a livello percentuale. La Scala ha il 42 per cento del proprio bilancio da fondi pubblici, Santa Cecilia ha 12 milioni di euro l'anno.
 
Parliamo di ogni singolo ente: Provincia di Milano.
Dal 2007 non dà alcun contributo.
 
Perché?
Perché non hanno soldi, perché non ce la fanno, perché si sono impegnati a dare 10 milioni alla Scala… 
 
Nel caso sparisse la Provincia non ci sarebbero contraccolpi?
Io spero che entro la fine dell'anno il presidente Podestà voglia darci un contributo. Anche modesto: piuttosto che niente meglio piuttosto.
 
Passiamo alla Regione. Ha cambiato guida…
Ecco, allora speriamo che dia il contributo annuale. L'anno scorso e quest'anno la Regione non ha dato ancora nulla.
 
E il Comune?
Con il Comune avevamo in ballo l'ipotesi di fare una convenzione triennale. Dal 1996 abbiamo sostenuto un criterio: iniziamo a fare un'iniziativa civica, e poi chiediamo i contributi pubblici, che come la legge impone, siano adeguati all'operatività. Ed è questa l'innovazione: noi non vogliamo contributi per il fatto di esistere, ma per il fatto che facciamo qualcosa di utile per la cultura. Ma dico di più, e vuole essere una proposta politica e culturale insieme: invece di dare contributi a pioggia, commisuriamoli alle risorse proprie. Più uno è in grado di fare ricavi, di andare incontro alla richiesta culturale della gente, più uno si impegna a riempire le sale, più uno viene aiutato dallo Stato. Così si incentivano i ricavi e si contengono i costi della struttura. E' ovvio che questo principio va parametrato sulla produzione (la musica elettronica è diversa dalla musica sinfonica) e sulla popolazione alla quale mi rivolgo (Milano non è Teramo).
 
La politica ha seguito questo cambiamento?
Sono anni convulsi. Non mi ricordo neanche più il numero di ministri alla Cultura che sono cambiati…
 
Torniamo a Palazzo Marino: ha dato contributi alla Verdi quest'anno?
L'anno scorso sì. Quest'anno ancora no. Aspettano l'approvazione del bilancio per deliberarli, credo.
 
A proposito di Expo, avete dei progetti?
Abbiamo studiato una serie di eventi. Aspettiamo di avere un punto di coordinamento nel quale si organizza il calendario. Anche perché non è importante solo l'Expo, ma anche e soprattutto il fuori-Expo. Così come il fuori-Salone è importante tanto quanto il Salone del Mobile.
 
Malgrado la crisi, la Verdi riesce a stare in piedi?
La nostra è una sfida impossibile.
 
Tremonti diceva che con la cultura non si mangia.
Era una battuta, immagino. La mia opinione è che la cultura è una risorsa fondamentale per il Paese. E quando parlo di cultura non penso solo alla musica, ma alla formazione, alla ricerca, all'istruzione. La cultura crea occupazione giovanile. Certo, servirebbe qualche aggiustamento.
 
Quale?
Le pare che abbia senso avere 98 conservatori in Italia, per fare 5500 diplomati all'anno? Negli ultimi 40 anni l'unica realtà nuova che sta in piedi a fatica siamo noi. Ci sono Regioni che hanno i Conservatori e non una sola orchestra stabile. Ma che senso ha? Investiamo miliardi di euro per la formazione senza alcuno sbocco occupazionale.
 
Eppure a Milano la Verdi è tenuta in minor conto della Scala.
No, la cosa è più complessa. A Milano c'è il Teatro alla Scala che è una cosa. Poi c'è la Filarmonica della Scala, che è formata dai dipendenti della Scala che cambiano casacca. E che quindi sono dipendenti della Scala che fanno dei concerti  autonomamente. E' una situazione che è stata creata nel tempo per dare la possibilità ai musicisti della Scala di guadagnare di più. Detto questo, io sono per avere più orchestre: la competizione fa bene alla salute.
 
Da vicesindaco migliorista a direttore generale, qual è il ruolo più soddisfacente per lei?
Domanda da un milione di euro. Difficile dirlo. 
 
Il miglior assessore alla Cultura di Milano con il quale ha lavorato chi è stato?
Ciascuno ha avuto i suoi punti di forza.
 
Risposta diplomatica. Riproviamo.
Tutti si sono mossi in una situazione di crisi economica. Uno con il quale abbiamo lavorato in modo interessante è stato Carrubba. Ma anche con Boeri, per stare ai tempi recenti. In generale però non posso lamentarmi degli assessori alla Cultura del Comune di Milano. Finazzer Flory è stato bravo. Bel periodo pure quello, breve, di Zecchi.
 
E la Regione?
Il rapporto è sempre stato un po' difficoltoso. Non hanno capito il valore del progetto. Mi auguro che questa cosa cambi. 
 
Le viene mai la tentazione di "ributtarsi in politica"?
Macché. Al massimo mi viene la tentazione di ritirarmi a vita privata. Perché lei quella attuale la considera politica? Io la politica l'ho sempre concepita come la più alta espressione dell'abilità umana. La dimostrazione dell'esistenza di Dio. Perché la politica non la impari, ce l'hai dentro. E adesso in giro ne vedo proprio poca. 
 
Da vicesindaco alla Verdi, lei è stato sempre nel cuore di Milano. In che fase è questa città?
E' in una fase di attesa.
 
Lei è amico di Napolitano, che è amico anche della Verdi...
Ci conosciamo da tanti anni. Eravamo nello stesso partito.
 
Precisiamo: nella stessa parte dello stesso partito.
Vorrei dire una cosa, per fugare qualche sospetto. Napolitano è la persona più istituzionale che esiste. Non farà mai nulla se non è istituzionalmente giusto. E' vero che abbiamo rapporti personali, è ovvio. Di amicizia e di fraternità. Ma Napolitano non fa mai dei favori. Non li faceva quando era capo del Pci e non li fa ora. Per essere chiari: abbiamo fatto due concerti offerti dal Presidente della Repubblica. Qualcuno ha teorizzato che è stato perché siamo amici di Napolitano. Invece no: sono state valutate tutte le offerte, e la Verdi è risultata quella che aveva offerto il servizio migliore al prezzo minore. Questo è il nostro segreto.
 
@FabioAMassa
 
Tags:
corbani orchestra verdi







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