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Milano

 

massimo d'avolio 2

di Fabio Massa

Massimo D'Avolio, consigliere regionale eletto nel collegio di Milano con oltre 7mila preferenze, vede il Pd milanese in grande difficoltà. Con Affaritaliani.it traccia una via per uscirne: "Gestione collegiale del Partito in questa transizione, congresso prima dell'estate, basta con le etichette. Da Milano si può ripartire con l'innovazione e con l'unità. I traditori? Non mi interessano le loro ragioni, in politica conta l'onestà intellettuale. Dobbiamo ripartire ascoltando i circoli: ancora non è stata sanata la ferita Boeri-Pisapia. Diciamo basta alle correnti senza politica ma con gli interessi..."

Consigliere D'Avolio, qual è la situazione?
La situazione è quella di un Pd nel quale ci sono molti che stanno remando. Il problema è che invece di remare tutti nella stessa direzione, come si dovrebbe fare, alcuni stanno pensando di portare acqua al proprio mulino.

Il segretario Cornelli ha criticato pubblicamente la scelta Marini, sosteneva l'opzione Rodotà, e scrive che bisogna "capire le ragioni per cui 101 parlamentari del Pd hanno affossato l'elezione di Romano Prodi al Quirinale. Un fatto molto grave che mette a rischio la tenuta del progetto del partito"...
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o penso che se si alza la mano in un'assemblea, come quella del teatro Capranica, per far capire al segretario che c'è piena convergenza sul nome di Prodi, poi nel segreto dell'urna bisogna essere conseguenti. I traditori a me proprio non piacciono. Anche perché come hanno bruciato uno dei fondatori, Prodi, potrebbero bruciare altri per tornaconti personali. Non c'è bisogno di capire le ragioni dei 101 traditori, ma quelle dei circoli. In politica conta la lealtà e l'onestà intellettuale.

 

Eugenio CominciniIl sindaco di Cernusco sul Naviglio Eugenio Comincini
 
Eugenio Comincini non usa mezze misure. Sindaco di Cernusco sul Naviglio, è uno dei renziani doc dell'hinterland milanese. In un'intervista ad Affaritaliani.it giudica l'operato della segreteria: "Direi che la linea politica che è stata seguita non ha pagato. Se pensiamo al fatto che comunque le primarie su Milano sono andate come sono andate, che in Regione non si è riusciti a costruire una leadership politica che per tempo potesse assumersi il ruolo di guida, vuol dire che una serie di errori sono stati fatti. Anche nella gestione quotidiana. Va ripensato il rapporto tra il segretario e la direzione". E poi, su Boeri: "Il partito ha gestito il passaggio su Boeri in maniera poco ortodossa, o comunque decisamente affrettata". LEGGI TUTTO

In che senso?
L'altra sera ero davanti ai militanti di un circolo di Barona. Erano tutti confusi. Molti erano arrabbiati. Del resto il valore di questo Pd sono loro. C'è troppa gente che parla e che poi non si rimbocca le maniche. La gente ti vota quando fai bene, non quando fai chiacchiere. Ma ci rendiamo conto che i militanti sono ancora feriti per la vicenda Boeri, che ha veramente spaccato il Pd senza che ci sia stata un'adeguata riflessione e discussione sull'accaduto? Ci sono molti problemi. Risolviamoli a Milano per far ripartire il partito, anche a livello nazionale.

Un'altra critica al gruppo dirigente?
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o voglio solo dire che la fase è difficile. Secondo me a Milano dobbiamo essere più maturi che a Roma. Si dice spesso che da Milano partono le grandi innovazioni. Ecco, dobbiamo ripartire da Milano, dove le dinamiche possono e devono essere diverse da quelle della Capitale. Da questa situazione difficile non se ne esce facendo distinguo dell'ultimora, oppure dividendoci in piccole grandi famiglie: i renziani da una parte, i bersaniani ortodossi dall'altra, i ragazzotti di belle speranze dall'altra, gli "anziani" da un'altra ancora. Correnti che a volte, peraltro, neppure hanno al centro la politica, ma gli interessi.

Con che cosa se ne esce?
Superando gli schemi. Ho detto, fin dal giorno dopo le regionali, che la parola d'ordine deve essere unità. Facciamo un congresso. Facciamolo subito, prima dell'estate. Facciamolo senza schemi e senza reti di protezione. Senza apparentamenti e senza tatticismi. La parola d'ordine deve essere innovazione: se non ci stacchiamo - e in fretta - dalle etichette "renziani", "bersaniani", "lettiani", "bindiani" e via discorrendo, non riusciremo mai ad essere quello che dovremmo essereo, ovvero "democratici".

E intanto?
Intanto andiamo nei circoli. Noi democratici, e mi si consenta un piccolo moto d'orgoglio, andiamo nei circoli e conosciamo la nostra gente. Non siamo mica come Grillo, che fa consultazioni online con quattro gatti. Ma vi rendete conto che per scegliere il candidato sindaco di Brescia bastava avere meno di duecento voti? Noi la nostra gente la conosciamo.

A livello di gruppo dirigente?
A livello di gruppo dirigente penso che si debba inaugurare una fase collegiale. Niente fughe in avanti. Al partito fanno male. Riprendiamo a ragionare in collegialità, ognuno con il proprio spazio. Napolitano ci ha dato, con il suo sacrificio, il tempo di riorganizzare questo partito. Facciamolo.

Lei si candiderà?
Il punto di caduta di una riflessione come questa non è il "mi candido", oppure "non mi candido". Il dato di fatto è che Roberto Cornelli ha detto che non si ripresenta, proprio in un'intervista ad Affaritaliani.it. Quindi gestiamo la transizione. Poi sarà il partito, con primarie aperte e vere, a scegliere.

@FabioAMassa

Tags:
davolio pd






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