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Milano

 

 

Marco Vitale il 17 maggio su RESET ha pubblicato un articolo (*) dal titolo “Il silenzio di Milano”. Tengo troppo al suo parere per non rispondergli subito...

L'INTERVENTO DI FRANCO D'ALFONSO DA WWW.ARCIPELAGOMILANO.ORG

 

 

L'INTERVISTA AD AFFARI

di Fabio Massa

Franco D'Alfonso, assessore al Commercio sotto attacco per un articolo nel quale ha avanzato critiche forti nei confronti dei consiglieri di maggioranza, in un'intervista ad Affaritaliani.it non solo non indietreggia, ma rincara: "Faccio parte di questa maggioranza. Con Bertolè stiamo dalla stessa parte. La lettura delle mie parole è stata pretestuosa, quell'intervento era un'autocritica proprio per il progetto arancione. Nessuna offesa, mi sembra che stiano usando la vicenda per motivi interni. Le deleghe? Se mancherà la fiducia del sindaco io non sarò più in giunta. Ma non mi dimetterò. Perché dovrei?"

Assessore Franco D'Alfonso, dopo il suo articolo Bertolè chiede se lei è ancora parte di questa maggioranza.
Sì, sono certamente parte di questa maggioranza. Il capogruppo Pd ha detto che ha fiducia nel sindaco Pisapia. Io pure, e quindi mi sembra che stiamo dalla stessa parte.

Perché ha dato degli incapaci ai consiglieri di maggioranza?
Questa lettura è pretestuosa. Non ho affatto detto questo. Ho detto un'altra cosa in un articolo che era una risposta al professor Vitale, che avanzava critiche a questa giunta, dicendo che non avevamo fatto molto. Questa parte alla quale si sono attaccati è molto marginale rispetto al resto dell'articolo. Ho già ricevuto decine di mail dopo la pubblicazione, e non ce ne è una che tocchi l'argomento dei consiglieri di maggioranza. Ma vorrei precisare...

Prego.
Non ho mai detto che sono incapaci. Ho detto che, partendo da una valutazione di ingenerosità nei confronti dell'operato della giunta, non considerano la situazione nella quale ci troviamo. Il fatto che il consiglio comunale sia in una fase di mancanza di alcuni punti di riferimento non è rivolto personalmente a nessuno. Se avessi voluto fare nomi e cognomi li avrei fatti. Il punto è che la maggioranza era costituita da partiti che non ci sono neanche più. L'effetto della sconfitta nazionale, che è una sconfitta della quale mi sono preso la mia parte di responsabilità, qui a Milano si sente eccome.

Fa autocritica?
Ne ho fatta molta e continuo a farla. Ho fatto campagna elettorale, davvero tanto. La sconfitta la sento mia. Abbiamo perso e dobbiamo meditarci sopra.

Spesso si dice che quando perdete è colpa del Pd e quando vincete è merito degli arancioni.
No no, qui non è colpa del Pd. E' colpa anche mia. Abbiamo perso per colpa di tutti. La campagna elettorale noi l'abbiamo sostenuta fino in fondo, quindi non possiamo parlare solo del Pd. Adesso dobbiamo però pensare a una fase che si è chiusa e una fase nuova che si apre. In questa situazione nel quale lo schema politico sul quale abbiamo ragionato fino adesso anche con il Pd, non è più valido, mancano i punti di riferimento. In questo senso dicevo che i consiglieri sono spaesati. Sono spaesati perché va stretto un nuovo patto tra movimenti e partiti. Anche perché davanti agli occhi abbiamo due grandissimi temi: la città metropolitana e l'Expo. Dobbiamo fare delle scelte, e queste devono essere condivise.

Massimo D'Avolio, membro della segreteria provinciale e consigliere regionale, dice che le sue parole sono "inaccettabili e offensive". Dice che il progetto arancione è "fallito".
Intanto dico con grande forza che non ci sono parole offensive, perché io non offendo mai nessuno. Neppure in questo caso. Per quanto riguarda l'autocritica rispetto al progetto arancione, è contenuta proprio nell'articolo in questione. Io ne ho fatta tanta, di autocritica. E gli altri? Ne facciano anche loro. Detto questo, non mi sono interessato dei fatti interni del Pd e non lo faccio neppure in questo caso. Adesso capisco che sia una fase precongressuale e polemizzare con me sia un argomento utile, ma non li seguo su questa strada.

Ultima domanda: se il sindaco le chiedesse le deleghe, lei che cosa direbbe?
Io sono qui perché ho la fiducia del sindaco. Nel momento in cui non avessi più la fiducia del sindaco, non sarei più qui.

Si dimetterà?
No, perché dovrei? Per un articolo su arcipelagomilano.org? Motu proprio non devo fare niente. E trovo che questa vicenda sia usata in modo strumentale e pretestuoso. Non mi presterò a questo gioco. Qui sono e qui resto, fin quando lo deciderà Giuliano Pisapia.

@FabioAMassa

 

 

 

LA LETTERA AD AFFARITALIANI.IT DI ROBERTO CORNELLI, SEGRETARIO METROPOLITANO

 "Considero inutili le polemiche sollevate dall'assessore Franco D'Alfonso sul ruolo dei consiglieri comunali del Partito Democratico nei confronti del lavoro della giunta. Mi permetto di dire che un assessore è utile alla città se presenta progetti e li realizza, non se scarica le tante previste frustazioni dell'amministrare su chi sta lavorando con lealtà e impegno". Lo afferma il segretario metropolitano del Partito Democratico, Roberto Cornelli, in una lettera ad Affaritaliani.it. Il segretario poi aggiunge: 
"Il Pd ha sempre operato con lealtà nei confronti del sindaco Pisapia e della giunta e il suo ruolo si gioca sulla partecipazione attiva delle persone, che parte dai circoli, dai consigli di zona e arriva ai consiglieri comunali e agli assessori impegnati in giunta. Su tutte le questioni che  riguardano Milano come Expo, Sea, città metropolitana, ambiente, trasporti, welfare, casa e salute, non è mai mancata l'elaborazione e la proposta da parte del Partito Democratico a partire dal livello di quartiere. Non vedo lo stesso lavoro, costante anche se non eclatante, in altre latitudini politiche della città. Se poi, a fronte di questo impegno, si preferisce sparare sul Pd per un qualche personale tornaconto politico, questo è un altro discorso, a cui non intendo prendere parte. Ma sottolineo la pericolosità di tali fraseggi". "Mi sembra - continua Cornelli - che con le sue parole D'Alfonso si ponga al di fuori del progetto che ha consentito la vittoria di Pisapia nel 2011. E cioè un allargamento delle forze del centrosinistra per una rinascita civica e politica di Milano. Noi su questa linea ci siamo e continuiamo a crederla l'unica via possibile. 
E lo dico cone ferma serenità anche a chi, all'interno del Pd, nel tentativo di sottolineare il legittimo ruolo da noi svolto, rischia di porsi in antitesi con gli alleati che con noi amministrano la città. 
Un'amministrazione non si fonda su rancori e diffidenze ma sulla sapiente orchestrazione di persone e partiti. Bisogna saperlo fare questo lavoro, personalmente e politicamente, con responsabilità, determinazione e senza creare strappi inutili".

di Fabio Massa

 

 

Massimo D'Avolio, consigliere regionale del Partito Democratico, non usa mezzi termini nel commentare il caso D'Alfonso: "Si tratta di parole irresponsabili, che fanno capire come il progetto arancione sia fallito". L'assessore al Commercio, non nuovo a dichiarazioni choc, questa volta l'aveva messo nero su bianco: "La giunta è sola, politicamente parlando. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere". D'Avolio reagisce con durezza: "Abbia rispetto per chi, con il proprio impegno, i propri voti e la propria presenza, gli permette di stare in giunta. E' ora che il Pd di Milano pretenda più rispetto. Oggi questa voglia di difendere il gruppo è bene interpretata da Lamberto Bertolè. Noi stiamo con lui e con i consiglieri del Pd"

Massimo D'Avolio, lei è consigliere regionale e membro della segreteria metropolitana. Come giudica le parole di D'Alfonso?
I
naccettabili. Letteralmente offensive. Anche perché non tengono conto di una realtà evidente: se questa giunta - nella quale siede D'Alfonso - può operare, è perché c'è gente che ha raccolto i voti e che oggi, con tanta abnegazione, siede su quei banchi.

 

Il Pd dovrebbe reagire?
Ha fatto bene Lamberto Bertolè, che si sta dimostrando uomo di mediazione ma anche di polso, a reagire in quel modo. Possibile che il Pd di Milano debba prendere sempre schiaffi, dal caso Boeri a questo, passando per mille altre piccole vicende, senza mai reagire? Poi vorrei fare una considerazione politica a D'Alfonso.

Prego.
La considerazione politica è che quando ci si sente accerchiati, quando si soffre della sindrome dell'assedio, non bisogna sempre dare la colpa agli altri. Gli arancioni hanno cercato di fornire un'ideologia a un'amministrazione che però, per portare i pesi dell'operatività, si rivolge al Partito Democratico. Non può essere così. D'Alfonso prenda atto che il loro progetto è fallito, o comunque molto in difficoltà. E pensi che il nostro partito non è un autobus dal quale si sale e si scende a piacimento, facendo i coordinatori di qualche mozione congressuale e gli arancioni allo stesso tempo. Il Pd rappresenta le ruote, il motore, la trasmissione, addirittura i sedili di questa automobile chiamata Palazzo Marino. Per adesso D'Alfonso e soci hanno dimostrato di poter essere, al massimo, la carrozzeria.

@FabioAMassa

 

 

Tags:
d'alfonso bertolè







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