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Milano
massimo d'avolio

di Fabio Massa

"Vista la nomina di Martina, viene da chiedersi: quanto conta Milano? Quanto conta il Pd di Milano? Quanto conta Pisapia?". Dopo il forte attacco di Gabriele Messina, è la volta di Massimo D'Avolio, consigliere regionale del Pd, intervenire su Affaritaliani.it nell'intricata vicenda che vede i democratici in fibrillazione. "Pisapia è un campione della sinistra - spiega D'Avolio - Ma bisogna capire perché il suo appello per Corritore non è stato ascoltato. Forse con un Pd più strutturato..." Infine, in vista della segreteria, torna sulla richiesta di più collegialità avanzata a Roberto Cornelli: "Ci era stata promessa, la attendiamo. Il partito non ha bisogno di conte, anche se personalmente non le temo"

Consigliere D'Avolio, il Pd sta vivendo una fase di grande tensione. L'ultimo caso è quello di Maurizio Martina, divenuto sottosegretario all'agricoltura...
Intendiamoci: sono molto felice della nomina di Maurizio Martina. E' una persona di grande caratura, è un lombardo. Quindi non posso che esserne contento. Al massimo, quello sul quale bisogna riflettere è altro: come si è arrivati a questa scelta, e soprattutto che significato ha a livello politico?

Ecco, appunto, che significato ha?
Abbiamo letto sui giornali come il sindaco Giuliano Pisapia, che ha tutta la mia stima - essendo stato fino a poco tempo fa anche io un primo cittadino - avesse spinto su Davide Corritore. Invece è arrivata la nomina di Martina. Forse bisogna farsi qualche domanda: quanto pesa Milano a livello nazionale? Quanto pesa la voce che si leva da Milano? Quanto pesa il Pd di Milano? E Pisapia? Il risultato vero è che nessuno ha deciso niente, e questo è un grosso problema. Nessuno è riuscito a incidere a livello nazionale.

Sta dicendo che contano tutti poco?
No. Pisapia è un campione della sinistra. L'unico che è riuscito a vincere sotto la Madonnina. Lo ritengo un ottimo sindaco e un ottimo amministratore. Ma bisogna capire perché il suo appello non è stato ascoltato. Forse se il partito fosse stato meglio strutturato, con una voce più forte, meno sottomessa alle istanze politiche di alcune figure,  il messaggio a Letta sarebbe arrivato chiaro e forte. Secondo me c'è un problema politico, sotto tutta questa vicenda. Il problema è semplice: non si può pensare che il Pd debba fare il portatore d'acqua di altri progetti politici. Il Pd è il principale asse della maggioranza che regge Milano. Il Pd è l'asse principale che esprime il governo Letta, che dei democratici è vicepresidente. Come facciamo ad autorelegarci in un ruolo da comprimari?

Quindi, come se ne esce?
Ovviamente adesso inizierà la partita congressuale. Quel che mi piacerebbe è che invece di fare accordi sotto banco, trasformando questo partito in una sorta di arena, si tornasse a dare voce ai circoli. Sabato mi sono seduto con i militanti in un circolo, e mi sono trovato davanti a gente delusa. Delusa perchè - ad esempio - non c'è neppure un esponente milanese nel governo. Però è anche gente determinata, entusiasta di questo progetto democratico.

Lei sostiene Letta?
Certo che lo sostengo. Il suo è l'unico governo possibile. Lui è un autorevole esponente del Pd. Non è una persona che fa dentro e fuori dai partiti, come certi "civici", che di volta in volta pensano di usare il Pd come un albergo dalla porta girevole. Io in questo Pd ci vivo da sempre. La mia storia politica viene da lontano, ma questo è il progetto che dobbiamo portare avanti.

Sembra un programma congressuale.
Non è un programma congressuale, è un metodo di governo. Quando ero sindaco, cercavo la condivisione più ampia. Una volta una persona molto autorevole mi ha detto che escludendo qualcuno a priori, con cattiveria, senza ragioni, ci si crea un nemico a vita. Includendolo, parlandoci, dibattendo, non monopolizzando, facendo una politica di unione, ci si crea invece amici, e collaborazione. All'interno di un partito come si può essere nemici a vita? Come si può ritenere nemico chi sta in un'altra corrente? Come si può temere più chi siede nel proprio partito rispetto a chi sta sul fronte opposto? Per me queste cose sono le basi della politica, e pure della vita.

Lei ha avanzato la richiesta di una gestione più collegiale da parte del segretario provinciale Roberto Cornelli.
L'ho avanzata e il segretario aveva promesso pubblicamente che l'avrebbe realizzata. Proprio nell'ottica di garantire a tutti il diritto di cittadinanza, occorre una segreteria diversa, più dialogante. Decisamente mutata. E' ovvio che se una gestione più collegiale non dovesse essere portata avanti, allora dovremmo darne una lettura politica netta. Ma non credo che questo sarà il caso. Il partito non ha bisogno di conte, anche se personalmente non le temo. Il partito ha bisogno di unità.

@FabioAMassa

Tags:
d'avolio pd







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