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Milano
Diluvio su Milano. Il salvagente c'è, ma è appeo a un chiodo

di Stefano Golfari

Milano. Ancora pioggia nel weekend. AIUTO!!! Nei giorni scorsi ho visto cose che voi bagnini non potreste neanche immaginare. Ho visto gente che attraversava viale Zara a pediluvio: piedi nudi e scarpe in mano. Ho visto negozianti ammassare sacchetti di sabbia sulla clèr come soldati sulle trincee della grande guerra e le scalinate dei metrò diventare le cascate del Niguarda. Ho visto finalmente le vie d’acqua, i navigli leonardeschi promessi per l’ Expo’ ...ma era soltanto l’ennesima esondazione del fiume Seveso. Speravo che tutti quei momenti si fossero perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. Invece no. Torneremo a viverli, prestissimo. AIUTO! HELP! La bella Milano affoga! Le tiriamo un salvagente? Perchè un salvagente c’è, ma sta appeso a un chiodo. Anzi a tre chiodi: chiamali Giuliano, Roberto e Matteo. E poi domandati come mai il salvagente sta ancora lì, inutilmente appeso, nonostante le scene da tregenda che si ripetono ad ogni temporale. Roba da chiodi: Pisapia e Maroni hanno i soldi, i ruoli giusti e un progetto per salvare Milano dalle acque del fiume Seveso. Ripeto: Hanno, ora,  i soldi, i ruoli e il progetto. Oddio, i soldi sono sempre i nostri... comunquesia il Comune di Milano ne ha stanziati 30 milioni per il Seveso, e la Regione 20. Per il salvagente bastano: bastano per realizzare la prima grande vasca di laminazione da farsi nel Comune di Senago. E’ parte di un progetto più complesso e più vasto (altre vasche Senago, a Paderno, Varedo, Lentate e nel Comune di Milano) ma la prima vasca di Senago è l’opera fondamentale, il sine qua non, il salvagente. Ma il punto, appunto, duole. Il sindaco di Senago Lucio Fois, il suo Consiglio comunale tutto e la stragrande maggioranza dei senaghesi sono contrari all'opera. E hanno ragione: la vasca è una specie di grande invaso che si riempirà di acque inquinate e fanghi puzzolenti, mica di rose e ninfee. Inoltre questo bel regalo glielo si fa per risolvere i problemi altrui, quelli di Milano. In fine, oltre il danno le beffe, la scelta della location punisce un merito: Senago si è tenuta una vasta area verde che può ospitare la grande vasca, invece i Comuni che hanno cementificato anche le aiuole si "salvano" proprio perché non hanno più spazio disponibile. Forte di questi legittimi riscontri il partito dei No-Vasca è solido, coeso, ha buon gioco nel proporre alternative meno invasive, ma più deboli e complicate, e il tavolo aperto da anni non si chiude. Ora, tuttavia, le ragioni di Senago possono essere vinte (meglio: convinte) da ragioni di forza maggiore. Dopo 350 esondazioni in un secolo e mezzo di vaniloqui costati centinaia di milioni di danni, c’è un progetto pronto di fronte a una situazione peggiorata fino all’intollerabile e oggettivamente pericolosa.  Ma il progetto è solo carta: sono i nuovi ruoli politico-amministrativi assunti dal Sindaco di Milano e dal Presidente della Regione a dover dar corpo alla speranza: è questa la forza maggiore. Deve esserlo. Pisapia è diventato anche Sindaco della Città metropolitana, Maroni è anche Commissario straordinario per il Seveso. Il primo, dunque, ha posizione di preminenza in un consesso istituzionale certificato (non un tavoletto qualsiasi) come strumento di dialogo e coordinamento di tutti i comuni dell’ hinterland. In più, cosa mai accaduta in tutti gli anni in cui si è giocato allo scarica barile, è espressione di un’area politica che è la stessa che governa a Senago: se in questo frangente Milano non riesce a intendersi con Senago non ci riuscirà mai. Per parte sua il Governatore dei lombardi Bobo Maroni accettando l’incarico di Commissario straordinario per il Seveso ha accettato una responsabilità che gli dà il potere di imporre le opere che vanno fatte anche se il Comune sul quale insistono si oppone. A questo punto è legittimo chiedersi: che aspettano? Quando vedremo un muscolare vertice risolutivo fra Maroni, Pisapia e Fois? Domani? Dopodomani? Alla prossima pioggia? Dopo le prossime elezioni? Perchè per realizzare la vasca ci vogliono due anni due, e la partenza dei lavori è prevista per il giugno del 2015. E’ già tanta roba. Troppa. Ma ogni giorno che passa senza che il nodo politico si sia sciolto è un giorno in più, un giorno perso. Un danno per i cittadini milanesi e per tutti i lombardi che vanno e vengono da milano. Alt: mi si dice che il Sindaco Pisapia diverrà anche effettivo Sindaco della “Grande Milano” soltanto dal primo di gennaio 2015. Però è gia stato eletto: in una trattativa è la forza potenziale che conta, non la formalità. Alt: mi si dice che due parlamentari della Lega hanno trescato contro il progetto Senago in Commissione Territorio e Ambiente. Però Maroni li ha smentiti, e fino a prova contraria il Governatore-Commissario è lui. Dunque agisca, non possiamo aspettare giugno per trovarci i Comitati No-Vasca a bloccare le ruspe. Poi però c’è il terzo chiodo: Matteo Renzi. Il Presidente del Consiglio deve garantire l’arrivo anche dei fondi statali che stanno nello Sblocca Italia, ma che però promette un po’ a tutti:  a Genova, a Chiavari, a Carrara, a Parma, a Alessandria, a Imola tanto per citare gli ultimi disastri. Tutti meritevoli di aiuto. Ma quanto arriva a Senago deve essere chiaro e certo. Perchè c’è da pagare il disturbo e perché il progetto deve continuare, non può fermarsi a Senago, e il piano globale costa 110 milioni. Inoltre va chiarita la questione oneri di urbanizzazione: chi paga i 450.000 euro/anno stimati? Last but not least prima di lanciare il salvagente che può e deve salvare Milano che affoga un altro costo deve essere messo a bilancio: la depurazione delle acque. Perchè se i soldi di Pisapia e Maroni (50 milioni) bastano a pagare l’opera non bastano a garantire che le acque fangose verranno depurate e controllate come si deve (ancora non si è capito quanti e quali inquinanti finiscono nel Seveso), il che è davvero il minimo se si vuole iniziare una seria trattativa. Se invece immaginate che il Comune di Senago si berrà l’amaro calice anche riempito di fango inquinato, auguri. Se avete letto fino a qui quando scoppierà la battaglia di Senago almeno saprete a chi chiedere conto: a tre chiodi.

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