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Milano
Dopo il Coronavirus si va verso il centralismo di Roma. Tristemente
Attilio Fontana e Giulio Gallera

Dopo il Coronavirus si va verso il centralismo di Roma. Tristemente

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Avremmo già dovuto capirlo da un pezzo, perché i segnali ci sono tutti da molto. Noi stiamo sul cazzo all'Italia. Stiamo sul cazzo all'Italia noi lombardi e ancor di più stiamo sul cazzo all'Italia noi milanesi. E quanto mi sento stupido, personalmente, per aver parlato di Modello Milano in centinaia di miei articoli. Altro che Modello ed esempio: la prima della classe, la secchiona, non se la vuole mai portare al ballo nessuno. Bisogna essere un po' cialtroni per essere simpatici, è una logica adolescenziale che in Italia funziona pure per gli ultraottantenni. E vai a spiegargli, al resto d'Italia, che solo con il fondo solidarietà per gli altri Comuni, quelli un po' più simpatici, abbiamo finanziato centinaia di milioni di euro negli ultimi cinque anni. E vai a spiegargli, al resto d'Italia, che con il residuo fiscale della Lombardia ci campano quattro o cinque regioni del sud Italia. Non conta niente, perché noi non siamo simpatici. Ma fin qui, si reagisce con un sonoro "vaffanculo" e si va avanti per la nostra strada. Che è una strada fatta di lavoro, di eccellenza. Per inciso, un vaffanculo se lo merita anche Michele Serra, che ha pubblicato una spazzatura dal titolo "Il cielo di Lombardia" e dentro ci ha messo le seguenti frasi: "Si devono spendere due parole di compassione per i dissennati fratelli lombardi, ai quali la religione del lavoro è costata, in questo caso, la vita. Il popolo del non si chiude, brava gente e però monoculturale, confindustriali lillipuziani, i magutt bergamaschi tal quali i padroni delle acciaierie, lavoro lavoro lavoro, il resto è solamente un impiccio, una deviazione dalla via maestra". Capito che cosa dice questo rincoglionito di Serra? Che in fondo quegli asini che pagano per il resto d'Italia è gente troppo dedita al lavoro. Bravo, adesso spostati. Ma il problema è quel che ci aspetta. Ci aspetta una campagna nella quale il resto d'Italia, chiusa a chiave, dà la colpa di tutto questo alla Lombardia infetta. E ci aspetta la critica al titolo V della Costituzione, come fa Galli della Loggia sul Corriere della Sera, perché "aumenta le diseguaglianze". Beh, questo è chiaro. Se dai l'autonomia a un luogo, e questo si dimostra eccellenza, è ovvio che è diseguale. Ma è diseguale dalla mediocrità, spicca per eccellenza, primi della classe. E' male? Per l'operazione simpatia sicuramente. Sto dicendo che Regione Lombardia ha fatto tutto bene? No. Se io fossi nei politici di Regione uscirei e farei un discorso semplicissimo. Il discorso dell'umiltà, che è anche un discorso di coraggio.

Eccolo qui:

"Cari Lombardi,sono morte molte decine di migliaia di persone. Le piangiamo. Ognuna di loro è stata uccisa dal virus. Non siamo riusciti a salvarle, ed è anche colpa nostra. Avremmo potuto fare di più, sicuramente. Avremmo potuto capire prima e meglio, sicuramente. Avremmo potuto evitare errori, sicuramente. Li abbiamo commessi, sicuramente. Chiediamo scusa anche alle nostre famiglie: da due mesi viviamo separati, lavorando giorno e notte, e non siamo riusciti a salvare tutti. Ogni giorno muoiono persone che sono nostri fratelli, nostri concittadini. E ogni giorno la colpa è nostra. Avremmo potuto fare di più. Ma una cosa vi va detta, cari lombardi: se abbiamo sbagliato, non l'abbiamo fatto perché abbiamo voluto. Abbiamo dato il massimo, e chi oggi parla, lo fa perché non è stato qui giorno e notte sulla tolda di una nave in tempesta. La nostra coscienza è pulita, anche se il dolore è intatto".

Ecco, se io fossi in loro direi queste parole. E poi succeda quel che succeda.

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