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Milano

di Roberto Caputo

La partita per la Regione Lombardia si gioca per il risultato finale sul filo di lana. E’ evidente che oggi nessuno può dichiararsi vincitore e sarà un mese di campagna elettorale senza esclusione di colpi. E’ una competizione che coinvolge anche il livello nazionale, basti pensare nel caso di una vittoria di Maroni alla paventata creazione di una macro regione del nord a guida leghista che diventerebbe un alter ego decisamente scomodo a livello istituzionale per il governo centrale. Sarà decisiva quella quota stimata tra il 10 e il 15 per cento di elettorato indeciso che farà la sua scelta soltanto nella fase finale della competizione. Si tratta di quella fascia di ex socialisti non rappresentati dal piccolo partito di Nencini, che molti anni fa scelsero Forza Italia e che oggi, delusi da Berlusconi, stanno cercando una loro collocazione ottimale. Nelle scorse amministrative per il Comune di Milano, questi cittadini scelsero Pisapia e ne determinarono la vittoria e la sua elezione. Ma Pisapia e, in piccola parte il Pd, in quell’occasione fece un chiaro appello a loro, li coinvolse e alcuni furono candidati direttamente in lista ed ebbero poi una rappresentanza in giunta. Oggi, leggendo le liste per la Camera e per il Senato non trovo nessun candidato che abbia avuto una tradizione e una storia socialista. La preoccupazione è che questo elettorato possa essere trascurato dall’attuale schieramento di centrosinistra che ha scelto Ambrosoli come candidato alla presidenza. Vi è la necessità di rappresentare un mondo che esprime valori laici, libertari e di connotazione neolaburista per far vincere il centrosinistra. In caso contrario, altri potrebbero improvvisarsi temporaneamente rappresentanti di quest’area e qualcuno lo sta già facendo. La campagna elettorale sarà ancora molto lunga, spero ci siano le condizioni per limitare questo vuoto.

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