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Ed eccoci dunque al sesto appuntamento con ExpoMania, torniamo in Lombardia, torniamo in provincia di Como per la nostra seconda ospite femminile della rubrica. Emanuela Gandini di Mozzate, 40 anni, social in tutti i sensi, la incontriamo di mattina prestissimo, a colazione prima del suo sopralluogo in un quartiere popolare.

Quando sceglie di intervistare una donna, ExpoMania è selettiva al massimo e sceglie solo donne capaci di non rinunciare alla propria natura, che non scendano a patti con abitudini, comportamenti e dinamiche di chi si muove per bande.

“Le tre cose che amo di più in assoluto? Lo sport, il cibo e il web” Emanuela è affidabile, delicata, appare timida mentre parla, ma la sua forza la cogli benissimo se sai andare appena poco oltre la superficialità delle cose, la leggi nei fatti che compie, persino nel suo disincanto,nella sua lealtà.

“Ho studiato all’ISEF, per ora lavoro con mio padre nell’attività di famiglia a Tradate … diciamo che corro in soccorso di chi manca di pragmatismo … sostituisco gomme,riparo automobili, aggiusto tutto ciò che è semplice fare … eppure per molti si tratta di operazioni complicatissime! Chiamano dicendo non mi voglio sporcare” eh si perché sporcarsi le mani è complicato per chi è abituato a far prosopopea e poi le soluzioni non le trova, lo sappiamo bene anche noi Emanuela!

A proposito della tua attuale attività che mi dici come vanno le cose per le piccole imprese? “ hai presente la canzone My head is a jungle? Ecco oggi lavorare in proprio è una giungla, la gente non paga perché a sua volta è in difficoltà … l’altro giorno chiamo un cliente per una fattura insoluta di 57 euro e mi sento rispondere se non mi vergogno a chiedere il pagamento di quella fattura!”

Quindi la tua passione per lo sport nasce da giovanissima? “Ho sempre giocato a pallavolo anche a buoni livelli, poi un infortunio mi ha impedito di proseguire come professionista e allora ho deciso di ripartire da zero con il settore giovanile, ora alleno le bambine dalla seconda elementare alla terza media. Non è un’attività remunerativa ma le soddisfazioni che ho sono la mia moneta”

Cosa significa allenare delle ragazzine così piccole? “una grande emozione perché in quelle ore so benissimo che non è solo sport quello che pratichiamo, in quel momento ho una parte di responsabilità enorme nelle mie mani, sto contribuendo a formare le donne del futuro, sto svolgendo un compito educativo a tutti gli effetti. Non posso usare lo stesso metodo sempre, devo sapere chi ho di fronte, a volte devo scuotere, gridare, altre incentivare, sostenere, incoraggiare. La prima cosa che dico a tutte quando prendo una squadra è che non dobbiamo per forza giocare in serie A ma dobbiamo dare sempre il meglio di noi stesse. ” Emanuela non lo dice ma il suo metodo funziona: alcune delle giovanissime già oggi giocano in serie B e tuttavia capiamo benissimo il suo ragionamento ed in fondo la regola è solo quella “dare sempre il meglio di sé con quel che si ha”.

Visto che poi devi andare in un quartiere popolare … beh le tue parole mi hanno ricordato quelle di Marika, poco più che ventenne, quando l’altro giorno nel cortile di case popolari accanto al suo, a Niguarda, un ragazzo si è suicidato ”dobbiamo partire dai più piccoli perché loro li possiamo ancora salvare, di lui non parlerà nessuno della scorta della ministra saran pieni i giornali”

“ Capisco bene Marika, il mondo politico è bastardo, cinico, irriconoscente dove i legami umani non contano e il risultato è sotto gli occhi di tutti” dice così Emanuela ma come Marika è pronta a sporcarsi le mani per il quartiere popolare del suo comune, è pronta a dare fiducia a chi ha il coraggio anche oggi di fare politica.

Dice così Emanuela, ma lei è stata e continua ad essere il capo della comunicazione web per Davide Boni ex Presidente del Consiglio Regionale Lombardo, vero amico dei quartieri popolari anche lui “ finchè è durata è stata una grandissima esperienza professionale e umana che mi ha permesso di sviluppare l’altra mia grande passione, il web. Abbiamo fatto molto con Davide e ancora di più si poteva fare, ma con lui lavorare è facile, è un comunicatore nato. Poi però le cose sono andate come tutti sappiamo … cosa dicevamo? Un mondo inutilmente cattivo, irriconoscente, incapace di credere alla verità semplice …” Ancora una volta Emanuela non lo dice ma lo scorso anno l’account di Boni è risultato il più attivo su twitter e il primo dei tre profili su LinkedIn … “ il web ha bisogno soprattutto di qualità e poi certo anche la quantità, ma ben dosata e diversificata” Hai letto cosa dice il capo della comunicazione di Obama? Essere se stessi è la sua filosofia “assolutamente sì! Sui social network è meglio rispondere con un no che non rispondere per nulla”.

Che mi dici della comunicazione web di Expo? “onestamente penso sia stato fatto un gran lavoro istituzionale ma manca una strategia di comunicazione per farne un appuntamento di massa, un evento capace di suscitare curiosita’ all’estero e senso di appartenenza qui. Certo il nome dell’evento è già un’attrazione di per sé ma non basta per attivare un desiderio “virale” di esserci … hai presente le Olimpiadi a Londra? Ecco quello manca.”

Beh in effetti hanno recentemente cambiato il capo della comunicazione di Expo, ora è una donna arriva dalla Mondadori … Se lavorassi tu alla comunicazione web di Expo che cosa faresti? “ costruirei un sistema davvero integrato tra TV, WEB, SOCIAL NETWORK, lavorerei molto sulle immagini, sui suoni, persino sulle percezioni del tatto visto che il tema è nutrire il pianeta e il cibo è l’altra mia passione … hai presente Troisi ne Il Postino? Ecco quello è il lavoro da fare, suscitare con semplicità le emozioni più vere attorno a questo evento” Sono d’accordissimo Emanuela, la penso esattamente come te ma come fai con gli stranieri? “ se Expo è l’evento per il riscatto dei popoli, beh allora se devi parlare ad u popolo, usa il linguaggio di quel popolo. Google ci aiuta in questo: la mappa dei social network più diffusi in ciascun Paese ci dice come fare.”

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Ok e per parlare al popolo lombardo? Converrai con me che Expo oggi è ancora un evento a cui lavorano e che sentono proprio solo le fasce “up”, periferie, quartieri popolari, ceto medio non sentono l’evento appartenergli, non percepiscono benefici misurabili, non trovano occasioni di partecipazione, lavoro, riscatto appunto … “ Silvia hai perfettamente ragione, ti rispondo con un immagine … ecco Expo in Lombardia deve diventare EXPOSOCIAL, è fondamentale altrimenti Marika continuerà ad avere la sensazione che per lei non c’è salvezza. Per Expo attivare una dimensione social è fondamentale: il volontariato nello sport, il no-profit nell’educazione, l’associazionismo nei quartieri popolari, fra i giovani, per l’ambiente è la marcia in più della Lombardia. Una ricchezza inestimabile perché non utilitarista ed Expo deve riuscire necessariamente a valorizzarla se non vuole fallire”

ExpoMania pensa che Emanuela abbia perfettamente ragione e anche se lei non lo dice il suo volontariato non è solo nello sport con le bambine della pallavolo, il suo volontariato resta ad oggi nel web per Davide Boni ma anche per il movimento a cui aderisce visto che gestisce per passione diversi canali comunicativi dei lumbard compresa la pagina facebook non ufficiale ma pur sempre autorizzata di Giancarlo Giorgetti, il saggio che per primo in Parlamento intervenne dicendo “Expo è la priorità, la questione fondamentale, la chiave di volta perché non si spenga la luce al nord e in tutto il Paese.

 

 

 

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