Gabriele Albertini (Pdl) ad Affaritaliani.it: “La Moratti ha distrutto la macchina comunale”. E su Berlusconi…

Venerdì, 6 agosto 2010 - 12:47:00




Gabriele Albertini (Pdl)

Di Daniele Riosa

"La Moratti si è accreditata per quello che sa fare meglio: è una donna di grande statura internazionale che sa parlare 4 lingue, ma che considera il lavoro pregiato del sindaco, quello dell'amministratore di condominio, come qualcosa da snobbare e da lasciare ad altri". Gabriele Albertini, europarlamentare del Pdl ed ex sindaco di Milano, sceglie Affaritaliani.it per sferrare un duro attacco a Letizia Moratti rea di aver "scassato la macchina comunale". E sulle Comunali dice: "La popolarità della Moratti è minore rispetto a quella dei partiti che la sostengono. Sta tentando, anche con ingenti risorse economiche, di cambiare la sua immagine andando nei luoghi più reconditi della città". Poi bolla come "fantasia" l'ipotesi di una sua candidatura. E sullo strappo Fini-Berlusconi dice: "Espellere un cofondatore senza accettare un dialogo su argomenti di confronto e non di rottura, è stata una valutazione approssimativa e disinvolta. Che contraddice la stessa libertà di espressione prevista dal sistema di valori del nostro partito"

Che cosa pensa dell'iniziativa di Landi di Chiavenna che vuole costituire un gruppo consigliere finiano a Palazzo Marino?
"Non ho particolari commenti da fare. E' una sua valutazione e una sua scelta coerente con quanto avvenuto in sede nazionale. Però a Milano non mi risulta che ci sia stato, come nel caso di Roma, una pronuncia dell'organismo dirigente locale del Pdl di espulsione dei finiani dalle proprie schiere. Il caso di Roma è stato una conseguenza del voto 33 a 3 della direzione del Pdl in cui si è censurato il comportamento del presidente Fini e in cui è stato richiesto l'intervento dei probiviri. A Milano quuesto non è avvenuto. E c'è un caso interessante di confronto...".

Quale?
"Quello dell'ottimo e validissimo assessore Verga. Che appartiene a un partito le cui posizioni oscillano tra quelle della maggioranza e dell'opposizione. Eppure viene tollerato che sia in giunta a Milano"

A questo proposito proprio Landi  vuole che il Pdl per coerenza chieda prima le dimissioni di Verga...
"Appunto per questo mi risulta difficile non confrontare i due scenari: l'ottimo Verga rimane assessore pur essendo il suo partito estraneo alla coalizione di governo dal 2008. Mi sembra singolare che per Verga non si parli di questo e lo si chieda a Landi. Considero poi la volontà dell'assessore di dar vita a un gruppo finiano una libera iniziativa. In ogni caso Landi ha fatto un intervento coerente e rispettabile ma al momento non  necessario visto che a Milano nessuno ha messo in discussione la sua permanenza in giunta e tanto meno nessun ostracismo è intervenuto per i simpatizzanti finiani"

Tornano alle questioni romane, ha apprezzato lo strappo di Fini?
"Più che un apprezzamento sullo strappo ho manifestato perplessità sulla decisione di espellerlo per aver espresso opinioni diverse. Lo trovo singolare in un partito che si vuole chiamare Popolo della Libertà. La libertà d'opinione dovrebbe esserci in un partito che la pone tra i suoi valori fondanti. Se non l'ammette al proprio interno rilevo un'infrazione ontologica dei principi e dei valori su cui si fonda".

Cosa ne pensa della linea del presidente della Camera?
"In fondo la linea di Fini è improntata al dialogo e alla discussione interna. Vuole che il partito faccia i congressi e scelga i gruppi dirigenti con delle votazioni libere e con la discussione sui temi non condivisi nel programma elettorale".

Ad esempio?
"Penso al legittimo impedimento, alle intercettazioni, al processo breve e alla bioetica che per la sensibilità politica di Fini sono argomenti che non sono stati adeguatamente discussi e valutati collegialmente come avviene in tutti gli organismo pluralisti. In questo senso, mi sono sorpreso dello scandalo suscitato dall'atteggiamento di Fini".

Ma è stato giusto cacciarlo dal Pdl?
"Il calcolo è stato sbagliato: alla fine si è provocata una rottura che si poteva evitare. A volte accade che i collaboratori stretti di un leader carismatico tendano a interpretare il suo pensiero esasperandolo per un eccessivo desiderio di identificazione con lui. Ma a volte questo porta a degli effetti indesiderati: ovvero di eccedere in una posizione oltranzista e di provocare dei danni che potrebbero essere evitati con un po' più di tolleranza".

Pensa di uscire dal Pdl e entrare in Fli?
"Mi sono iscritto per la prima volta a un partito politico pochi mesi fa quando ho apprezzato il fatto che An e Forza Italia si fossero fuse. In passato sono stato eletto nelle liste di Forza Italia ma sempre da indipendente. Non sono un uomo di partito o di corrente. Ho sempre pensato con la mia testa e ogni volta che ho avuto responsabilità di governo ho conservato la mia lealtà nei riguardi della mia appartenenza ma anche l'autonomia della mia coscienza. Rimango nel Pdl ma non posso registrare, diversamente da altri colleghi, che in maniera molto esplicita hanno sposato una linea intransigente, che l'operazione consumata l'altro giorno si stia rivelando un grave errore. Espellere un cofondatore senza accettare un dialogo su argomenti di confronto e non di rottura, è stata una valutazione approssimativa e disinvolta. Che contraddice la stessa libertà di espressione prevista dal sistema di valori del nostro partito. Un partito che si chiama proprio popolo, invece di partito, perché vuole  allargare il dialogo e il confronto anche a quelli che non sono direttamente iscritti al partito. Lo stesso presidente Berlusconi ha chiamato inizialmente personalità della trincea del lavoro, tra cui il sottoscritto, e voleva aprire i cancelli del dialogo e del confronto. Ma a distanza di qualche anno si è fatta una scelta opposta e si è chiuso il rapporto con persone che invece volevano instaurarlo".

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