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Milano

di Guido Camera,
avvocato del Tribunale di Milano

Non lamentiamoci poi degli errori giudiziari. Del resto, quanto i (più prestigiosi) libri universitari di testo contengono clamorosi strafalcioni, le attenuanti generiche sono una doverosa concessione per il magistrato che sbaglia.
La scorsa settimana, esaminando il caso di un mio cliente coinvolto in una causa penale per il tardivo pagamento dei contributi dei suoi dipendenti, mi sono trovato di fronte al solito inghippo. Quale era la norma giusta per offrire un consiglio allo sventurato seduto di fronte alla mia scrivania?
Avevo diligentemente scaricato dalla mia banca dati la disposizione richiamata nell’atto giudiziario notificato al mio cliente, ma, visti i numerosi commi, note, richiami, volevo essere certo di avere ben compreso che, nella specie, una mera irregolarità amministrativa – nonostante un successivo piano di pagamento rateizzato di contributi precedentemente non versati per obiettiva carenza di soldi - era sfociata in una irreversibile sanzione penale.
Ho pensato di prendere dalla libreria un testo universitario molto diffuso negli atenei italiani; leggendo il capitolo dedicato al reato che mi interessava, mi sono accorto che la norma richiamata era del tutto diversa da quella scaricata dalla mia banca dati. La norma citata nel testo avrebbe potuto consentire al mio cliente di beneficiare dell’estinzione della vertenza penale in virtù del pagamento - seppur tardivo ma comprensivo degli interessi di mora - dei contributi non versati.

Ohibò, mi sono detto, cercando di non far trapelare al mio depresso cliente il mio sbigottimento: ma chi ha ragione?
Ho letto e riletto la prefazione al testo universitario, che richiamava l’attenzione del lettore su di un aggiornamento effettuato dall’autore relativamente alle novità legislative degli anni precedenti. Poiché l’edizione del mio libro era di oltre quattro anni successivi alla nuova legge, ho iniziato a pensare che a sbagliare fosse la mia banca dati.
Allora ho effettuato nuove ricerche, che però hanno inequivocabilmente smentito il testo universitario. Risultato? Per (almeno) quattro anni, tutti gli studenti che hanno affrontato l’esame di diritto penale sul testo in questione hanno perso tempo dietro una legge soppressa! Non solo. Quanti docenti, che hanno tenuto corsi utilizzando il medesimo libro, non si sono accorti dell’errore? 

Ora, forse per gli studenti il danno è limitato, posto che all’università si devono imparare le istituzioni fondamentali del diritto, piuttosto che singole norme. Però si tratta di un errore molto indicativo del collasso del nostro sistema: abbiamo troppe leggi, e continuano a cambiare in modo del tutto irrazionale.
Così stando le cose, rischiano di non servire a nulla. Anzi. Aumentano le ingiustizie.

Tags:
strafalcioni giudiziari







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