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Milano
Gorla (Cgil): "Il sindacato è plurale"

di Fabio Massa

Graziano Gorla è il segretario della Camera del Lavoro di Milano. Insediatosi da circa un anno, si è trovato a gestire una situazione di crisi senza precedenti. Adesso, con i forconi in piazza e Renzi segretario del Partito Democratico, in un'intervista ad Affaritaliani.it traccia la linea: "La Cgil è un sindacato plurale - spiega - Io ero schierato con Cuperlo, ma nella Cgil ci sono persone di partiti e idee diverse. Renzi? Quando parla del sindacato abbia rispetto dei ruoli. Pisapia? Occorreva più fantasia e più visione. Maroni? Lo giudicheremo sulla sua discontinuità rispetto al passato". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Segretario Gorla, iniziamo dal movimento dei forconi. Che tipo di movimento è?
Bella domanda. Nei forconi c’è un po’ di tutto. Secondo me si vede il disagio di una serie di rappresentanze del mondo del lavoro autonomo, dell’artigianato, al quale si possono unire anche frange più estreme che in questi anni di crisi hanno visto peggiorare le condizioni di reddito. E’ una classe che per me è assimilabile alla classe media. La reazione è spropositata, ma il problema è un altro. Chi dà rappresentanza a quelle istanze? Qualcuno li cavalca, come Grillo. E' un modo di far politica che non mi appartiene ma la domanda resta: come facciamo a cercare di capire e dare risposte?

Pensa che ci siano rischi per l'ordine pubblico?
Questo aspetto mi preoccupa molto. Racconto un aneddoto: l’altra sera ero in tv, dove parlavamo di prospettive di Pd e sindacato, partendo dal disastro di Prato, ed ho avuto modo di parlare con alcuni di loro. E' difficile parlarci. Un conto sono gli autotrasportatori, altro gli artigiani, altro i commercianti. Il problema è la crisi è la rappresentanza di quei settori. Dove sono le associazioni di quei settori?

Ecco, appunto, dove sono?
Dico di più: io sono preoccupato che qua sfugga di mano tutto. Grillo chiede ai carabinieri di sovvertire le basi stesse dello Stato. E Renzi? Non basta che Renzi dica che condanna Grillo. Vorrei che decidesse di capire cosa c'è dentro queste richieste. Mica possiamo lasciarli in piazza, i forconi, senza capirli. E spero che non partano i processi imitatitivi. Noi gestiamo crisi in modo ordinato, civile e dignitoso. Adesso il disagio può essere la classica scintilla che brucia la prateria.

Cambiamo argomento: Renzi ha detto che il sindacato deve cambiare.
Credo che invece delle invasioni di campo, bisognerebbe rispettare il campo di ognuno. Lo dico chiaramente: io ero schierato con Cuperlo. Renzi ha vinto e stravinto. Spero che il Pd torni a governare il Paese. Ma il partito non è il sindacato. Noi siamo un sindacato che sta nel mondo del lavoro, in particolare tra i dipendenti e i pensionati. Stiamo cercando di svilupparci nel mondo del lavoro precario. Per primi abbiamo fondato il sindacato degli atipici. Cerchiamo una strada per il futuro. Un futuro che qui a Milano passa anche dall'Expo. Perché non si può solo parlare delle deroghe contrattuali. Noi abbiamo detto di sviluppare l’ICT, con multinazionali e ricerca. Pensiamo che la Rai debba dire la sua, perché non possiamo parlare solo di stadi di calcio. E poi la cultura: quante biblioteche abbiamo che non riescono più a vivere? Ma perché non rilanciare il progetto nel quale mettiamo tutte queste realtà in un’area, in un sito, facendo economie di scala. E questo lo dice un sindacalista. Mi viene da chiedermi: non c’è fantasia o non c’è la volontà politica?

Torniamo a Renzi e al sindacato
Nel momento in cui parlo da segretario Cgil parlo di battaglie per il lavoro. Voglio tranquillizzare tutti: in Cgil c’è grande pluralismo, tanto che non c’è neppure bisogno di renderlo pubblico. Nella nostra organizzazione ci sono dirigenti che non solo non hanno tessere di partito, ma magari hanno tessere diverse dalla mia. Ma un conto è la politica, un conto è la difesa del lavoro. Quando torniamo in casa nostra la discussione è su che cosa vuole essere il sindacato del futuro. Da anni proviamo a rinnovarci. Sui giovani non abbiamo aspettato: ci siamo mossi rapidamente. Ma rappresentiamo anche i pensionati.

Parliamo di Pisapia: non gli avete risparmiato parole dure.
La preoccupazione è quella di riconsegnare ai cittadini milanesi ulteriori disagi dentro la crisi. Certo che abbiamo usato parole dure. Non potevamo fare altrimenti. I comuni devono fare i conti con i tagli nazionali e le politiche di un governo che ha dato il meglio di sé nel generare la totale confusione. Quello che è successo sull’Imu è una cosa incredibile. E’ evidente che in una situazione del genere governare è difficile. Ma allora bisognava pensare a una politica diversa. Pisapia poteva riflettere sulle tasse di scopo. Come Cgil, Cisl e Uil abbiamo cercato di formulare proposte.

Le risposte?
Poche. E adesso abbiamo i problemi. I pensionati sono stati colpiti pesantemente. Al sindaco l’abbiamo detto: facciamo le battaglie insieme. Ma questo non sempre è successo. Sulla casa finalmente siamo riusciti a far partire un tavolo di confronto con il Comune. Perché noi non vogliamo difendere i morosi furbetti. Ma dobbiamo tutelare i cosiddetti morosi incolpevoli, quelli che non ce la fanno davvero: i tanti pensionati al minimo, i tanti lavoratori che hanno avuto i redditi tagliati dalla cassa integrazione. Se il Comune taglia il fondo affitti, come è stato fatto, crea un problema enorme. Poi abbiamo chiesto di rivedere l'Isee: possibile che ci sono diversi Isee a seconda del servizio? Su questo ci aspettiamo risposte. Altri l’hanno fatto, come a Sesto San Giovanni. Basta avere un po' di coraggio.
 
Un giudizio sul governo di Maroni in Lombardia.

Lui sta cercando di introdurre degli elementi di rottura rispetto al passato. Il sistema di potere che si è creato là dentro glielo consentirà? E le istanze territoriali si smusseranno oppure no? Non ci si può fermare solo al ragionamento delle macroregioni, è evidente. Maroni lo misuriamo su questo. Voglio vedere se è in grado di rompere il cordone ombelicale con questo sistema di potere. Ci siamo già dimenticati che abbiamo visto eccellenze della sanità privata nelle mani di affaristi?

Un giudizio sul governo Letta.
Siamo ai fondamentali della politica. Occorre una nuova legge elettorale. Subito. E poi cerchiamo di chiudere dignitosamente questa parte della manovra economica. I pochi soldi che ci sono mettiamoli sull’innovazione e sulla ricerca, magari con sgravi d’imposta. Non facciamo la cosa ridicola di dare 10 euro al mese ciascuno. E poi parliamo ancora di evasione fiscale. O ci siamo scordati che esiste?

@FabioAMassa

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