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Milano
Allevamento Green Hill condannato. Ma il direttore annuncia il ricorso in appello
beagle green hill

L'allevamento Green Hill e' stato condannato dal Tribunale di Brescia per il reato di maltrattamento e di uccisione di animali (articoli 544bis e 544ter del Codice penale). Renzo Graziosi, veterinario dell'allevamento e Ghislane Rondot, co-gestore di "Green Hill 2001" entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi, Roberto Bravi, direttore dell'allevamento condannato a un anno piu' risarcimento delle spese. Sospensione dalle attivita' per due anni, per i condannati, e confisca dei cani. Lo rende noto la Lav, in una nota, nella quale parla di sentenza 'storica'. 'Green Hill oggi e' stato sconfitto tre volte - si legge in una nota -: con l'accusa, con il sequestro e ora con la confisca di tutti i 3 mila cani, dalla nuova legge (26/2014) che gli vieta di riaprire.

E' stata disposta anche la sospensione dalle attivita' per due anni, per i condannati, e confisca dei cani. Assolto Bernard Gotti, co-gestore di "Green Hill 2001". "Una sentenza memorabile, destinata a fare giurisprudenza, capace di fare emergere l'amara realta' delle sofferenze inflitte ai cani allevati a fini sperimentali dalla succursale della multinazionale Marshall" commenta la Lav. Per legge, inoltre, Green Hill non potra' comunque riaprire perche' il Decreto Legislativo 26/2014, approvato alcuni mesi fa, vieta l'allevamento di cani, gatti e primati destinati ad esperimenti, a seguito di un'altra battaglia della LAV (www.lav.it). Si e' concluso cosi' il processo di primo grado presso il Tribunale di Brescia, a carico di Bernard Gotti e Ghislane Rondot, co-gestori di "Green Hill 2001", Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente direttore e veterinario dell'allevamento. "Le condanne non sarebbero state possibili senza la Legge 189 del 2004 - continua la Lav -, fortemente voluta e da noi sostenuta, ma e' anche simbolicamente la vittoria di Davide contro Golia, l'affermazione delle ragioni antivivisezioniste in contrapposizione agli interessi di una potente multinazionale come la Marshall". Il Pubblico Ministero Ambrogio Cassiani, nella sua requisitoria aveva chiesto per i capi d'imputazione del processo, 3 anni e 6 mesi per il veterinario Graziosi, 3 anni per Rondot e 2 anni per Bravi e Gotti. Inoltre aveva contestato a cinque dipendenti di Green Hill il reato di falsa testimonianza. Sulla base di quanto emerso dalle prove e dai verbali del processo, inoltre, la LAV annuncia che chiedera' l'imputazione dei veterinari dell'Asl di Lonato, dell'Istituto Zooprofilattico di Brescia e dei funzionari della Regione Lombardia e del Ministero della Salute, che in tutti gli anni passati avevano scritto che tutto era regolare nell'allevamento.

Ma Green Hill, tramite il direttore dell'allevamento bresciano Roberto Bravi, condannato oggi a un anno, annuncia il ricorso in appello. "Siamo convinti - dice Bravi - che le argomentazioni che avevamo portato a dibattimento fossero piu' che sufficienti per dimostrare la correttezza di Green Hill e dei suoi dipendenti. Leggeremo con attenzione le motivazioni della sentenza per capire come l'azienda piu' controllata d'Italia, che ha ricevuto circa 70 ispezioni dalle autorita' negli ultimi tre anni, tutte positive, all'improvviso si sia trasformata in quello che impropriamente le associazioni animaliste definiscono 'lager'. Sicuramente ricorreremo in appello. Quello che a tutt'oggi e' certo - conclude - e' che l'iniziativa delle associazioni animaliste ha causato la perdita di 50 posti di lavoro, compreso l'indotto, e sta mettendo a rischio la ricerca scientifica in Italia, mentre in altri paesi continua la possibilita' di allevare animali, magari anche senza alcun controllo"

 

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