A- A+
Milano

di Lorenzo Gaiani (Pd)

Sono grato al consigliere comunale milanese Matteo Forte per aver voluto riprendere alcune mie considerazioni contenute in un precedente articolo, che mi consentono di ampliare un ragionamento su questioni che mi stanno particolarmente a cuore.
http://affaritaliani.libero.it/milano/i-cattolici-e-la-riserva-indiana-170113.html
E’assolutamente vero, infatti, che io non sono fra coloro che ritengono che il ruolo dei credenti in politica debba essere declinato come quello di una lobby qualsiasi: men che meno ritengo che si debba por mano a nuove aggregazioni partitiche nello spirito con cui si costruisce una lobby, che sarebbe ancora peggio perché significherebbe svilire l’azione politica come semplice rappresentanza di interessi unilaterali.

Nello stesso tempo, mi sembra che l’intera storia del movimento cattolico nel nostro Paese (a partire da Sturzo, alla cui lezione anch’io mi rifaccio pur intendendola, mi sembra, in modo diverso rispetto a Forte) stia a dimostrare che i momenti più alti di questo movimento siano stati quelli in cui esso è riuscito a farsi carico in termini generali delle istanze complessive del Paese, declinandole nel senso della ricerca di un bene comune quanto più condiviso.

Certamente, se vi è accordo di massima sulle linee fondamentali di un impegno storico e sui loro fondamenti nell’insegnamento della Chiesa, è altrettanto vero che vi sono degli elementi di diversità di giudizio sulle questioni concrete che giustificano il rispettivo (e legittimo) dislocarsi dei credenti in diverse formazioni politiche, lungo quell’asse destra/sinistra che sono convinto essere ancora il discrimine fondamentale della dialettica politica del nostro tempo.

Infatti, anche l’articolazione del rapporto fra Stato e società è uno degli elementi di differenziazione del giudizio, e mi sembra significativo il riferimento a Dossetti, con la citazione riportata da Forte di un giudizio critico del cardinale Biffi. Secondo l’Arcivescovo emerito di Bologna nella concezione politica di Dossetti esisterebbero solo lo Stato, il partito ed il singolo, e non la società nelle sue molteplici forme.

Con tutto il rispetto per l’anziano porporato, credo che tale analisi non sia corretta, e non corrisponda al pensiero di Dossetti, il quale ad esempio mai avrebbe parlato di “singolo” ma piuttosto di “persona”, quel concetto fondamentale che grazie all’opera di mediazione sua e dei suoi amici con gli esponenti di altre culture è entrato di buon diritto nel nostro testo costituzionale, anzi ne è uno degli elementi fondamentali.

Nel suo discorso ai Giuristi cattolici del 1951 su “Funzioni e ordinamento dello Stato moderno”, che a buon diritto fu considerato la summa del suo pensiero politico, Dossetti ebbe a dire che: “Lo Stato, abbiamo detto prima, non crea gli uomini e non crea la società, ma fa la società. Data una società con alcune forme primigenie o storicamente cristallizzate, ma che rappresentano ormai un qualcosa di informe rispetto a quello che dovrebbe essere in quel determinato momento storico il compito concreto dell'azione statale, lo Stato deve fare la società, traendo il corpo sociale dall'informe. Accettare questo corpo sociale in alcune realtà incomprimibili, che sono quelle prima dette, ma poi reformare quelle e le altre. Questo richiede un'analisi sociologica che si ponga, in una determinata situazione storica, con una spietata sincerità, con uno smascheramento di tutte le ipocrisie, di tutti i luoghi comuni usati anche in buona fede per la tranquillizzazione della nostra coscienza. L'analisi sociologica che deve essere assunta a base di questa scelta deve essere veramente uno di quei momenti supremi di verità in cui si adempie il nostro dovere cristiano. Solo a questo patto si può, allora, assicurare la genuinità del potere politico, altrimenti si potrebbe dire che questo regna, ma non governa”.
A mio giudizio la politica, per sua natura, rappresenta l’imposizione di un ordine (possibilmente in forma condivisa, se è politica democratica) nel caos degli interessi e delle passioni degli esseri umani. Gli interessi sono razionali, le passioni no, ma ambedue, pur essendo magari legittimi e comunque appartenenti alla natura umana, hanno il difetto di essere unilaterali, confliggenti con altri interessi ed altre passioni e quindi potenzialmente distruttivi della pace e della libertà. Per questo nasce la politica, la quale istituisce il diritto (e qui si aprirebbe la discussione sulla “vexata quaestio” del diritto naturale).
Non è certo compito della politica realizzare la felicità su questa terra, ma certo essa può impedire agli uomini di farsi del male gli uni gli altri, laddove lo sfrenarsi delle passioni e l’imporsi degli interessi più forti sanciscono l’eterna oppressione del forte sul debole, del ricco sul povero, del violento sul mite.
Ecco, mi sembra che il fine del credente in politica, che è quello su cui può incontrare altri compagni di strada, sia proprio questo: difendere le ragioni dell’equità e della giustizia nel perimetro istituzionale, ricordando che la politica non è tutto, ma è sicuramente uno degli strumenti più potenti che esistono per contrastare l’oppressione e la violenza.


 

Tags:
cattolici uomo






A2A
A2A
i blog di affari
Filming Italy Sardegna Festival, conclusa la 4ª edizione con oltre 50 titoli
Alkemia sigla contratto triennale con l’India per materie prime
Covid, lockdown in autunno: la colpa sarà dei non benedetti dal siero
L'OPINIONE di Diego Fusaro


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.