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Milano
I poteri di Cantone? Troppo ampi e senza tutele per i cittadini. L'analisi

di Guido Camera,
avvocato Tribunale di Milano

I poteri straordinari che il Governo ha attribuito al Presidente dell’Agenzia Nazionale Anti Corruzione (ANAC) – con riferimento all’esecuzione di tutte le opere pubbliche, non solo dell’EXPO – mi lasciano molto perplesso.
Capisco che, dal punto di vista comunicativo, il messaggio che passa all’opinione pubblica sia forse proficuo in termini di raccolta del consenso; però credo che se poi si vanno a leggere le complesse norme che disciplinano questi “super poteri”, salta all’occhio che si rischiano di creare più problemi di quelli che si vogliono risolvere.
La perplessità più profonda è “strutturale”, ed è relativa alla discutibile scelta di fondo, culturale e politica, che caratterizza la decisione del Governo, ovvero accentrare su di un’unica figura poteri straordinari - che sono, nel contempo, di controllo, di gestione e sanzionatori - su tematiche di rilevanza fondamentale per lo Stato, la sua economia e i cittadini: una figura che, peraltro, nei fatti rischia di assumere una dimensione costituzionale senza che la Costituzione la preveda.
Inoltre, non si comprende bene chi sia deputato “a controllare il controllore”, visto che a poteri tanto estesi, quanto articolatamente individuati, non corrisponde altrettanta chiarezza nella determinazione dei controlli e dei rimedi giurisdizionali esperibili contro le decisioni del Presidente dell’ANAC e, a monte, sulla sua attività.  Si tratta, a ben vedere, di un problema non da poco, soprattutto se parametrato al fatto che è sufficiente che il Presidente dell’ANAC ravvisi l’esistenza – si badi bene “l’esistenza”, non “una sentenza” - di un procedimento penale per reati contro la pubblica amministrazione, oppure, ancor più genericamente, “rilevate situazioni anomale e comunque sintomatiche di condotte illecite o eventi criminali attribuibili ad un’impresa aggiudicataria di un appalto per la realizzazione di opere pubbliche, servizi o forniture”, per consentirgli di chiedere al Prefetto di modificare coattivamente gli organi sociali di una società, o, addirittura, di provvedere al commissariamento dell’impresa aggiudicataria dell’appalto sino alla completa esecuzione del medesimo.
Ora, poiché non dobbiamo dimenticare che la proprietà privata, la libertà di impresa e la presunzione di innocenza sono dei cardini fondamentali della nostra Costituzione – e, cosa da non trascurare, sono principi forse ancor più considerati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il cui rispetto da parte delle nostre leggi è fondamentale per evitare dure condanne economiche all’Italia da parte della Corte di Strasburgo (è notizia di questi giorni quella di una nuova condanna europea all’Italia per lo stato indecoroso delle nostre carceri) – non esito a prevedere numerosi, e tutt’altro che peregrini, ricorsi alla Giustizia contro l’attività e i provvedimenti di provenienza del Presidente dell’ANAC.
Del resto, pensate ad un imprenditore che, per il solo fatto di essere al centro di un sospetto, subisce il commissariamento della propria azienda, e, in definitiva, della sua vita; se poi, dopo anni, viene fuori che è stato vittima di un errore giudiziario? Su EXPO, peraltro, questa situazione è resa ancora più critica dal fatto che l’Unità Operativa Speciale deputata al controllo, anche preventivo, sulle procedure e i contratti di appalto ha natura e composizione espressamente e culturalmente inquirente (ufficiali e sottoufficiali di Guardia di Finanza). Chi può garantire, ad esempio nell’immediatezza della valutazione prodromica alla richiesta di commissariamento di una società, il rispetto dei diritti dei cittadini verso i quali l’ANAC convoglia i propri sospetti? Non era forse più saggio riequilibrare la composizione dell’Unità Operativa Speciale con la presenza di diverse professionalità, non solo investigative, ma anche, e forse soprattutto, di specifica formazione manageriale e sensibilità d’impresa, visto che l’obiettivo da perseguire è quello di fare al meglio, e tempestivamente, delle opere pubbliche per garantire il successo di una grande opportunità collettiva come EXPO, e non di duplicare e/o moltiplicare inchieste giudiziarie?
Ma, purtroppo sempre più spesso, ho l’impressione che, nella spasmodica ricerca del consenso sul breve periodo, a qualcuno faccia comodo dimenticarlo. Alla lunga, saremo però tutti a pagarne le conseguenze. In modo assai salato.

Tags:
poteri cantone







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