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Milano

Erminio Quartiani è un galantuomo. Dotato anche di intelligenza, visto che a poche ore dall'annuncio delle liste, prende la palla al balzo e manda una lettera al segretario nella quale scrive che "i voti non mi sono bastati per trarre la conclusione  di poter godere del consenso necessario a proseguire l’esperienza di deputato o senatore". Intelligente, Quartiani. E forse pure furbo, perché vedersi - là in basso - nella lista di quelli che furono e non saranno sarebbe stato quantomeno deprimente. Brutto. Brutto come il 34esimo posto al senato per Enrico Farinone. O come quel Matteo Colaninno riparacadutato al quarto posto del collegio Lombardia III. O triste come il 20esimo posto Guido Galperti o come il 16esimo posto di Sandro Gozi. O - ancora - come il 13esimo posto di Ermete Realacci. Chissà che le mazzate delle primarie per i parlamentari - tenacemente volute da Giuseppe Civati - non insegnino che, una volta a Roma, bisogna continuare a coltivare il consenso sul territorio. E non sperare necessariamente di venir giù con l'ultima pioggia, come si dice in Lombardia, degli imbucati di testa.

@FabioAMassa

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