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Milano

Gentilissimo,

Negli scorsi giorni sono usciti articoli di giornale, in particolare su Affaritaliani.it e su Il Giornale, riguardanti la vicenda del Consigliere del PDL  Simone Bertoli che, secondo una ricostruzione falsa fatta dal Consigliere del PDL Marzio Ferrario, sarebbe stato indotto a dimettersi dalla maggioranza di centrosinistra del Consiglio di Zona 9, guidata dal PD, a causa delle sue assenze dovute alla quarta paternità.

Vorremmo innanzitutto premettere che non c'è stato alcun tipo di accanimento nei confronti di Simone, che stimiamo per coerenza e onesta intellettuale, dimostrata anche nel comportamento tenuto in questa vicenda, come abbiamo avuto modo di ricordare in aula nel corso della seduta del 12 settembre.

Non è stato fatto partire in modo arbitrario l'iter legato alla decadenza, ma si è seguita alla lettera la normativa che lo prevedeva; infatti se un Consigliere, sia esso di maggioranza o di opposizione, non giustifica la sua assenza in Consiglio per una intera sessione, in questo caso individuabile nel periodo di tempo trascorso  dall'inizio dell'anno a Pasqua, automaticamente gli uffici sono obbligati a mandargli una richiesta di giustificazioni. Purtroppo la legge, non il Partito Democratico di Zona 9, non prevede che la paternità rientri fra le possibile cause di assenza. Per questo motivo l'iter relativo alla decadenza è continuato, con l'inserimento della questione nell'o.d.g. del Consiglio del 12 settembre.

Dopo alcune ricerche fatte per preparare al meglio il dibattito in aula è emerso che quella del Consiglio non sarebbe dovuta essere solamente una mera presa d'atto della decadenza, ma doveva, e avrebbe potuto essere una discussione sulla validità politica o meno della giustificazione portata dal Consigliere Bertoli, cioè la necessità di dover conciliare la nascita del quarto figlio con l'impegno politico. Purtroppo non si è potuto discuterne in aula, visto che le dimissioni hanno anticipato di qualche ora il voto.

Vorremmo però sottolineare che da parte del PD di Zona 9 ci sarebbe stata la disponibilità a discutere, senza alcuna preclusione, proprio perché pensiamo che la paternità, così come la maternità, siano un valore imprescindibile per la nostra società, e che, non avendo preso il Consigliere Bertoli remunerazioni economiche nel periodo di assenza, ritenevamo ci fossero le condizioni per un dibattito aperto ad ogni esito in aula. Affermazioni di questo tipo non sono state tenute nascoste, ma sono state esplicitate in una discussione informale alla fine del Consiglio del 5 settembre alla presenza di molti Consiglieri del Pdl, Capogruppo compreso.

Nell'articolo del "Il Giornale" si fa riferimento all'esigenza di "tagliar fuori l'avversario". Questa esigenza non l'abbiamo sentita. Semmai è lo stesso Consigliere Bertoli che, con l'onestà intellettuale che lo contraddistingue, ha ritenuto che gli impegni di lavoro e familiari non fossero più conciliabili con l'esperienza politica in prima linea. Qualcuno ha approfittato del travaglio etico e politico di un suo collega di partito per promuovere una sterile quanto inefficace strumentalizzazione.

Forse le problematiche emerse relative a questa vicenda sono da ricercare nelle dinamiche che coinvolgono i partiti di centrodestra, in particolare Pdl e Fratelli d'Italia, visti i nuovi equilibri che si creeranno fra i banchi del centrodestra con l'ingresso nelle file dell'opposizione del primo dei non eletti del Pdl, che per primo ha richiesto l'avvio della procedura di decadenza, anziché farneticare riguardo presunti deficit valoriali e di buonsenso della maggioranza di centrosinistra ed in particolare del PD.

Vi preghiamo quindi, se possibile, di pubblicare anche questa versione dei fatti.

Cordiali saluti

Stefano Indovino
Capogruppo PD Consiglio di Zona 9

Tags:
simone bertolizona 9







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