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Milano

di Raffaele Cattaneo,
presidente consiglio regionale lombardo

IL DISCORSO D'INSEDIAMENTO

Cittadine e Cittadini di Lombardia che seguite questi lavori direttamente o attraverso i mezzi di comunicazione e che siete il nostro Sovrano cui dobbiamo servizio e dedizione. Prendo la parola secondo una prassi che in quest'aula dal 1970 si è ripetuta per ben 17 volte in occasione dell’elezione dei miei predecessori. È infatti uso che la pazienza dei consiglieri permetta al Presidente del Consiglio regionale neoeletto di rivolgere all'Aula un breve discorso di insediamento. Innanzitutto, vorrei cominciare con alcuni ringraziamenti: ai colleghi consiglieri che mi hanno affidato questa alta responsabilità e mi hanno fatto questo grande onore, che assumo con la consapevolezza di un compito importante in un momento difficile. Il Presidente del Consiglio regionale deve essere il garante dei diritti di ogni singolo consigliere e dell'imparzialità dell'aula. Il suo alto compito istituzionale deve essere esercitato avendo come riferimento esclusivamente il bene dei lombardi e il rispetto rigoroso delle regole. La prima assicurazione che intendo darvi è che la mia sarà una presidenza certamente imparziale, ma anche attiva a sostegno del ruolo di questa Assemblea. Voi, che condividete con me l'alto onore e la grande responsabilità di sedere in quest'aula, siete i primi di cui mi sento al servizio. Ma tutti insieme siamo al servizio di un compito comune: restituire piena dignità, più grande prestigio istituzionale e soprattutto ancor più concreta utilità all'azione di questo Consiglio regionale. Un ringraziamento a chi ha presieduto questa seduta, la prima della X Legislatura, la Consigliere Silvana Saita Santisi.

Un pensiero rivolgo al mio predecessore, Fabrizio Cecchetti, che siede tra noi e che ha governato quest’Assemblea in una delle fasi certo più delicate della storia del nostro Consiglio regionale e per questo merita un ringraziamento particolare. E insieme a lui, vorrei dedicare un pensiero a tutti i 14 Presidenti precedenti del Consiglio regionale. Consentitemi oggi di ricordare almeno il loro nome: per primi i compianti Gino Colombo, Sergio Marvelli e Renzo Peruzzotti; ma anche Carlo Smuraglia, Ugo Finetti, Fabio Semenza, Gian Pietro Borghini, Claudio Bonfanti, Francesco Zaccaria, Gian Carlo Morandi, Attilio Fontana, Ettore Albertoni, Giulio De Capitani, Davide Boni. Tutte figure politiche di rilievo nella storia di Regione Lombardia che hanno segnato la vita di quest’Assemblea e di questa Istituzione nelle sue varie fasi nel corso di oltre quarant'anni. Sento la responsabilità dell’eredità che ci hanno lasciato. Consentitemi anche di ringraziare e di esprimere le mie più vive congratulazioni al Governatore Roberto Maroni e rivolgere a lui e a tutta la sua nuova Giunta – a cominciare dal Vice Presidente Mario Mantovani – i miei auguri di buon lavoro. Sono certo che sono gli auguri di tutto il Consiglio regionale e di tutti i lombardi. E buon lavoro anche a chi in questa competizione elettorale non ha vinto: Umberto Ambrosoli, Silvana Carcano e tutti i consiglieri eletti delle minoranze, che in democrazia svolgono una funzione altrettanto essenziale. Un saluto, un ringraziamento e un augurio di buon lavoro anche a tutti i dirigenti, al personale del Consiglio regionale e dei Gruppi, senza il cui prezioso contributo non è possibile raggiungere alcun risultato. Abbiamo bisogno – Presidente Maroni, Signori Assessori e Consiglieri – di molto buon lavoro! Dovremo, tutti insieme lavorare di più, e lavorare meglio. È quello che ci chiede la gente, che abbiamo sentito calcando le strade della nostra regione nella recente campagna elettorale. La gente vuole di più dalla politica e noi dobbiamo darglielo.

Lo dobbiamo a questa terra e a questa gente di Lombardia, tenace e forte eppure oggi messa alla prova da un contesto difficile e in attesa di una risposta alle proprie istanze. Lo dobbiamo ai nostri lavoratori che nel 2012 hanno visto crescere al 7,7% il tasso di disoccupazione, rispetto al 5,8% del 2011. Lo dobbiamo alla nostra gente e lo dobbiamo alle nostre famiglie, specialmente a quelle più in difficoltà: la percentuale di persone a rischio povertà in Lombardia si è del 9,2%. Lo dobbiamo ai nostri giovani, specialmente a quelli che hanno difficoltà a trovare un posto di lavoro. Il dato sulla disoccupazione giovanile è allarmate: si è passati dal 12,9% del 2007 al 20,7% nel 2011. In Lombardia, i ragazzi tra i 16 e i 24 anni che non lavorano, non studiano e non compiono percorsi formativi sono il 15,7%, valore che nel 2006 era del 10,7%. Un Cattaneo ben più illustre e meritevole di me, Carlo Cattaneo, in Notizie Naturali e Civili su la Lombardia, tratteggiava in questo modo lo spirito lombardo: “La Lombardia […] era pur sempre terra di promissione e aveva un popolo di mente aperta, d’animo caldo e sensitivo, parve ai zelatori del bene come uno di quei campi eletti, in cui l’agricoltore fa prova di qualche novella semente”. Anche a noi in questa "terra di promissione" che è la Lombardia, ma metaforicamente è anche la politica, è chiesto di far "prova di qualche novella semente". Sono certo che questo Consiglio saprà dare con originalità e dedizione il suo contributo e che lei, Signor Presidente, assieme alla sua Giunta, non vorrà far mancare una risposta adeguata a questa sfida. Voglio associare agli auguri al Presidente Maroni i sensi della mia alta considerazione e il mio personale ringraziamento a tutti coloro che hanno avuto l'onore e il compito di presiedere la Regione Lombardia. Consentitemi un pensiero particolare a due miei grandi maestri di vita e di politica, al primo e all'ultimo dei suoi predecessori: Piero Bassetti e Roberto Formigoni. Da costoro ho imparato fra l’altro quanto impegno si possa mettere per servire il bene comune, quanto sia alto l’onore di far parte di questo Consiglio regionale e quanto possa essere grande la passione e il gusto di servire questa istituzione regionale. “La Lombardia […] vuole tornare ad essere la Regione dei lombardi, della loro forza, delle loro iniziative, della loro passione di costruire, della loro passione culturale di confrontarsi” affermava Roberto Formigoni nel suo primo intervento programmatico rivolto all’aula il 26 giugno del 1995. Voglio riconoscere qui oggi che in questi 18 anni molto è stato fatto perché l’Istituzione Regione Lombardia fosse all’altezza delle istanze dei suoi cittadini. Oggi abbiamo una regione certamente più adeguata nell’efficienza, nel funzionamento, nel contenimento dei costi, nella qualità dei servizi. Ma molto resta da fare per continuare sulla via del miglioramento e qualche ombra deve essere debellata. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha pronunciato ad Assisi il 5 ottobre scorso queste parole: “Quel che rischia di perdersi è proprio il senso del ‘bene comune’, dell'’interesse generale’, che dovrebbe spingere a una larghissima assunzione di responsabilità, ad ogni livello della società, in funzione dei cambiamenti divenuti indispensabili non solo nel modo di essere delle istituzioni ma nei comportamenti individuali e collettivi, nei modi di concepire benessere e progresso e di cooperare all'avvio di un nuovo sviluppo del paese nel quadro dell'Europa unita, uno sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista”.

“La politica è azione per il bene comune”. Contribuire al bene comune è il nostro compito, tutti insieme. Le Istituzioni non sono mai di una parte o di qualcuno, sono di tutti. Nessuno se ne può appropriare e ciascuno deve servirle per il tempo limitato del proprio turno di guardia. Ma chi ha il compito di rappresentarle, chi viene chiamato dai cittadini a dare carne alle istituzioni deve sentire vibrare nel proprio cuore e nella propria mente per tutto quel tempo il valore e il peso di questa responsabilità che non ha eguali nel servizio al bene comune. A questa alta responsabilità non è concesso di convivere con alcuna ombra. Vale per ciascuno di noi! Non ci possono e non ci devono essere ombre sul nostro cammino. E al tempo stesso però dobbiamo avere la consapevolezza che questa responsabilità espone sempre ad attacchi. Attacchi talvolta fondati, talaltra tanto feroci, quanto ingiustificati. Per questo occorre prudenza, amore alla verità e capacità di non piegarsi strumentalmente a interessi di parte. Non bisogna avere ombre. E nello stesso tempo non si devono gettare ombre o costruirne ad arte. Sarà nostro compito vigilare su entrambi questi aspetti. Il primo obiettivo: la dignità della politica Proprio riflettendo su questi temi e sulle parole da rivolgere a quest’aula mi sono domandato: qual deve essere il primo obiettivo del nostro lavoro? La prima priorità che mi sento di indicare con forza, proprio nel giorno in cui mi accingo a presiedere questo Consiglio, è l’assoluta necessità di ridare dignità alla politica. Viviamo un tempo strano, di grande distacco fra i cittadini, la politica e le istituzioni. Ma c'è qualcosa di più profondo: si avverte quasi la convinzione diffusa che senza la politica staremmo tutti meglio. È una tentazione grave, un pensiero improprio, purtroppo diffuso e che pericolosamente sta penetrando in profondità la coscienza collettiva. Sono convinto invece che senza la politica staremmo tutti peggio, a cominciare dai più deboli e dai più umili. La politica, la Buona Politica, soprattutto in una società democratica, è il grande strumento con cui il popolo si difende dalle angherie del potere. Oggi troppo spesso appare il contrario: la politica sembra coincidere proprio con le angherie del potere. Non può e non deve più essere così! Ma la politica, pur con tutti i suoi limiti, rimane un baluardo della libertà del popolo e uno strumento per costruire una società più giusta. Un grande lombardo, Giovanbattista Montini, Papa Paolo VI, ci ha insegnato come la politica non smetta di rimanere “la più alta forma di carità”. Nella lettera apostolica Octogesima Adveniens, scritta nel 1971 a ottant’anni dall’enciclica Rerum Novarum, il Santo Padre affermava: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell'uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell'umanità. La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l'impegno cristiano al servizio degli altri. Senza certamente risolvere ogni problema, essa si sforza di dare soluzioni ai rapporti fra gli uomini”. Per ridare dignità alla politica non possiamo esorcizzare o demonizzare il potere, ma dobbiamo esercitarlo rettamente. Cos’è il potere? Potere è poter fare, potere costruire, poter decidere, poter conoscere più a fondo la realtà, poter rispondere al bisogno. In una parola poter servire. Più che un sostantivo è un verbo all’infinito.

“Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio […] umile, concreto, ricco di fede”. Sono le parole pronunciate pochi giorni fa da Papa Francesco nella Messa di inizio pontificato. Le faccio mie: potere come servizio è anche la sintesi e il senso, cioè direzione e significato, di quel che dovrà essere il mio agire. Questo Consiglio regionale, che è la casa di tutti i lombardi, dovrà esercitare il potere, non allontanarlo. Ma dovrà esercitarlo con la massima dignità e responsabilità, come servizio e come carità, charitas, cioè amore appassionato e gratuito al singolo uomo concreto, a cominciare dagli ultimi, e alla realtà, al singolo problema. Passione concretissima per custodire tutta la realtà e per migliorarla, affinché sia ancora più utile all’uomo. Il secondo obiettivo: quest’Assemblea come luogo di speranza Questo Consiglio è assurto recentemente agli onori delle cronache più per fatti non commendevoli – su cui pure dovremo attendere un giudizio e non limitarci ad un sospetto – che per la propria attività legislativa e di buon governo. Restituire piena dignità alla politica e a questo Consiglio regionale, terza assemblea elettiva del Paese per importanza, è nostro dovere. E lo onoreremo innanzitutto se ispireremo il nostro agire a tre principi: - Sobrietà: occorre dare segnali simbolici e concreti. Siamo in un periodo difficile, in cui le nostre famiglie vivono la fatica quotidiana di “arrivare a fine mese”. Il buon esempio deve partire da noi, da quest’aula, dalla politica, senza cadere nella demagogia e, soprattutto, senza confondere il taglio ai costi impropri della casta con il taglio alle spese necessarie per la democrazia! - Ascolto: dobbiamo ascoltare innanzitutto! Non ci sia spazio in quest’Aula per la politica che parla e non dice o che sa già cosa occorre alla società e ai cittadini e ha la pretesa di calarlo dall’alto. Continuiamo con la politica che dimostra di saper ascoltare, che impara sempre più l’umiltà di saper ascoltare, come in tante occasioni è stato in questi anni. Più che un parlamento dovremo essere, se possiamo dir così, un “ascoltamento”. - Risultati: “politica vuol dire realizzare” diceva Alcide De Gasperi. moltiplichiamo le azioni di buona politica a servizio dei cittadini. Dimostriamo con i fatti che la politica serve! dobbiamo assicurare ancor più efficienza al nostro Consiglio, diventando la miglior assemblea elettiva del Paese, la più funzionale e la più utile; Ma dentro la sobrietà, l’ascolto e i fatti, da quest’Aula dovrà emergere anche un indirizzo e una prospettiva politica per la Lombardia. Dobbiamo essere capaci di saper dare un orizzonte. Antoine de Saint-Exupéry nella Cittadella scrive: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini. Ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”. Se si togliesse la brama del navigare, per quale motivo si dovrebbe faticare a tagliare la legna? Se togliessimo al nostro lavoro la brama di dare un orizzonte politico alla Lombardia perché dovremmo essere sobri, ascoltare e produrre risultati? Il terzo obiettivo: dare una prospettiva politica alla Lombardia Allora il terzo e più significativo obiettivo è la costruzione di una prospettiva politica per la Lombardia: dobbiamo contribuire alla costruzione di un nuovo regionalismo, che sappia rendere la Lombardia ponte dell’Italia verso l’Europa.

Il regionalismo ha una storia antica e incarna da sempre l’anelito di libertà della società contro lo statalismo e la burocrazia centralista che soffoca la vita del popolo. Nasce ben prima degli anni ’70 ed è più vecchio delle Regioni. Già ormai quasi cento anni fa, nel 1919 Don Luigi Sturzo diceva: “Il regionalismo è un grido di vita contro la paralisi ed è il grido degli italiani delle campagne e delle città contro il parassitismo della capitale o delle capitali che dominano, attraverso lo Stato e la burocrazia, tutta la vita del nostro Paese”. Affonda le sue radici nella storia del nostro popolo, insieme all’idea federale. Non solo Carlo Cattaneo e Vincenzo Gioberti erano fautori di uno stato federale. Persino Luigi Carlo Farini, ministro degli Interni di Cavour, e Marco Minghetti tra il 1860 e il 1861 elaborarono per il Governo sabaudo ipotesi di ordinamento regionale e federale come struttura del nascente Stato unitario. Farini sosteneva che occorresse “rispettare le membranature naturali dell'Italia”. I fatti poi andarono diversamente, ma l’idea è rimasta, continuando a covare sotto la cenere della storia. E dobbiamo dare merito alla Lega Nord se essa ha ritrovato piena cittadinanza nel dibattito politico attuale. Il Regionalismo è un’idea che ancora oggi ha molto da dare al nostro Paese. Io credo che debba ancora dare il meglio di sé. Piero Bassetti, nel suo discorso programmatico da primo presidente della Giunta regionale lombarda il 23 settembre 1970, affermava: “Questo è, dunque, il nostro regionalismo. Un regionalismo che si propone come unica vera via alle riforme. Un regionalismo che partendo dal riconoscimento dell’attuale crisi del vecchio Stato centralista indica ‘nella riforma delle riforme’ e cioè nella riforma dello Stato, il primo passo per una strategia del cambiamento, la prima tappa di una lunga marcia attraverso le istituzioni. Solo alla fine della marcia avremo costruito la repubblica voluta dalla Costituzione, nella quale il cittadino non sarà più amministrato, ma amministrante, non sarà soggetto passivo, ma protagonista”.

Sono passati 43 anni, ma questa aspirazione è straordinariamente attuale. La storia, però, oggi, ci chiama ad un compito diverso. Se 150 anni fa il tema era come costruire lo stato nazionale unitario, oggi la questione al centro dell’orizzonte politico è come possiamo costruire una Europa che sia davvero unita e sappia andare al di là dell’aggregazione di 27 stati nazionali peraltro con dimensioni e caratteristiche molto diverse. L’Europa unita o sarà l’Europa dei popoli e delle Regioni, evocata già da Jacques Delors, o sarà una costruzione artificiale, un’Europa delle burocrazie, lontana dalla gente e contrastata dagli interessi divergenti degli stessi stati nazionali che dovrebbero tenerla insieme, come si vede nella cronaca attuale. Se non vogliamo rinunciare alla prospettiva europea – che ricordo ha garantito pace e prosperità a un continente che nei secoli era uso farsi a pezzi e solo cento anni fa era alla vigilia delle due più sanguinose guerre che l’umanità ricordi – dobbiamo ripartire dal basso, dai popoli e dalle regioni. E questa è la prospettiva storica cui oggi è chiamata la Lombardia. Potremmo dire che come il Piemonte ha avuto il compito storico di costruire l’Italia unita, oggi alla Lombardia è richiesto di assumere il compito storico di contribuire a costruire l’Europa unita, l’Europa dei popoli e delle Regioni, aiutando tutta l’Italia a cogliere questa opportunità storica, ad entrare a pieno titolo in Europa, dando speranza all’intero del bacino del Mediterraneo: un neoregionalismo per un neo europeismo. Restituire ruolo alle autonomie e prospettiva al regionalismo Dobbiamo costruire un nuovo regionalismo e un nuovo europeismo. Eppure, proprio mentre avremmo bisogno più che mai di un nuovo, forte regionalismo, nel nostro Paese stiamo assistendo, nel plauso generale, ad un progressivo ridimensionamento delle autonomie locali e sociali. L'attacco non è mai stato così forte come oggi. I Comuni soffrono l’inaccettabile strangolamento del Patto di Stabilità che impedisce loro di erogare servizi e realizzare opere essenziali per i cittadini pur avendo le risorse a disposizione; su questo tema abbiamo colto positivamente la immediata volontà della Giunta di dare un primo segnale. Ma occorrerà fare molto di più. Le Province, secondo la norma nazionale vigente, in occasione del loro rinnovo vengono azzerate e commissariate. Le Comunità Montane sono state dimezzate e soffrono una incertezza di risorse e prospettive. Le Regioni hanno subito tagli insostenibili e provvedimenti che mettono a repentaglio la loro autonomia, sottoposta al controllo preventivo della Corte dei Conti. Eppure, la Lombardia è per eccellenza la Regione delle autonomie e della sussidiarietà. Abbiamo bisogno di più autonomie, di una società densa, di una nuova stagione che sappia cogliere la proposta della macroregione dentro la prospettiva istituzionale e politica della costruzione di una nuova Europa e non come forma diversa di un localismo chiuso ed esasperato. È questa forse una idea eversiva o è nel pieno solco della Costituzione? La Costituzione della Repubblica italiana nell’articolo 114 comma 1 del Titolo V stabilisce che: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. Non c’è nella Costituzione uno Stato centrale sovraordinato e degli Enti Locali sottordinati, ma sono tutti soggetti che contribuiscono con pari dignità alla formazione della Repubblica. E ancora: “le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. Noi siamo un ente autonomo e dobbiamo essere gelosi di questa autonomia che va difesa e implementata. Prosegue la Costituzione all’articolo 117 comma 1: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione”. Ancora all’articolo 116 comma 3: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia […] possono essere attribuite ad altre regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata” e all’articolo 132 “si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali disporre la fusione di Regioni esistenti e la creazione di nuove Regioni”. Spetta a questo Consiglio regionale scegliere se vuole essere un soggetto passivo e succube di fronte ad un montante centralismo di ritorno o se al contrario quest’aula vorrà essere difensore e garante delle prerogative che la Costituzione le assegna. In passato ci sono stati esempi preclari di questa capacità proattiva. Cito un solo esempio: la Deliberazione 4 aprile 2007, Risoluzione concernente l’iniziativa per l’attribuzione alla Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Per quanto mi riguarda non v’è dubbio sulla scelta che intendo favorire: un Consiglio regionale autorevole e forte, attivo nell’esercizio della propria autonomia e politicamente schierato a sostegno del ruolo delle Regioni e degli enti locali, nel rispetto della Costituzione e dell’unitarietà dello Stato, capace di indicare e contribuire a realizzare una prospettiva politica innovativa per costruire una nuova Europa dei popoli e delle Regioni, della quale possano sentirsi parte a pieno titolo da protagonisti e non da comprimari la Lombardia, la macroregione del Nord e tutta l’Italia. Per il futuro immediato ritengo innanzitutto che la Lombardia debba dare il proprio contributo al ridisegno delle autonomie locali e alle modalità con cui aggregare i contributi e i compiti dei piccoli comuni, alla riforma delle province, eccetera. Su tutti questi temi ritengo di proporre al Consiglio regionale l’istituzione di una commissione speciale per il riordino delle Autonomie che, in dialogo con il Consiglio delle Autonomie Locali, elabori proposte e soluzioni.

La sussidiarietà, via maestra e criterio guida Ma c’è un punto ancor più importante per dar vita a questo disegno politico. La Costituzione prosegue all’articolo 118 comma 4: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Anche il testo del nostro Statuto mette al centro questo concetto nell’articolo 3 comma 1: “La Regione riconosce e promuove il ruolo delle autonomie locali e funzionali e ispira la sua azione legislativa e amministrativa al principio di sussidiarietà.”. E all’articolo 5 comma 2 ribadisce: “La Regione riconosce e garantisce le autonomie sociali come espressione del naturale processo di aggregazione delle persone e assicura la loro partecipazione alla formazione degli indirizzi generali della politica regionale”. Valorizzare le autonomie sociali e funzionali, partendo dal principio che abbiamo bisogno di più società e meno Stato, di riconosciuto protagonismo dei soggetti sociali, economici, culturali che animano la nostra convivenza civile e di meno poteri pubblici, cioè di meno burocrazia invadente e centralista, costosa e inefficiente, è il criterio guida che la Costituzione e il nostro Statuto indicano alla nostra azione legislativa e di Governo ed io intendo essere custode del rispetto assoluto di questo primato della società sullo Stato. Ogni nostro provvedimento dovrà dare spazio a più autonomia e più sussidiarietà orizzontale e verticale. Nessuno può essere interessato alla costruzione di nuovi centralismi statali, regionali o macroregionali. La storia recente della Lombardia si è distinta proprio per essere pioniera nell’attuazione della sussidiarietà e per aver qualificato su questi temi la propria interlocuzione con lo Stato, anche rivendicando spazi di sperimentazione istituzionale e amministrativa.

Se vogliamo contribuire alla costruzione di una nuova Europa questa non potrà che essere sussidiaria e riconoscere il primato della persona e della società su ogni costruzione statuale, di qualunque livello. Prima la persona, prima la società, poi lo Stato! Rapporto giustizia politica Vorrei spendere alcune parole anche sul rapporto tra giustizia e politica. Benedetto XVI nel suo discorso alle autorità durante la sua visita pastorale a Milano in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie, citando Sant’Ambrogio, ci ha dato una grande lezione su questo tema, affermando che “La prima qualità di chi governa è la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità intera” ma che la giustizia da sola “non basta. Ambrogio le accompagna ad un’altra qualità: l’amore per la libertà, che egli considera elemento discriminante tra i governi buoni e quelli cattivi, poiché […]’i buoni amano la libertà, i reprobi amano la servitù’”. Credo fermamente che abbiamo bisogno di più equilibrio e di più rispetto fra i poteri. Un Paese, come una Regione o un territorio è ben governato quando potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario stanno in armonia tra loro e si rispettano reciprocamente. Occorre rispetto dalla politica verso la magistratura, che deve poter esercitare in piena autonomia e senza condizionamenti di parte la propria attività, ma allo stesso modo occorre rispetto dalla magistratura per la funzione insostituibile della politica e della democrazia rappresentativa. Abbiamo certamente bisogno di più cultura della legalità. Essa è imprescindibile e deve diventare sempre più “contagiosa”. Ma non dobbiamo confondere la legalità con il giustizialismo. Non è con la cultura del sospetto che faremo passi avanti. Non è certo rinunciando al principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a prova contraria che aiuteremo una più alta cultura della legalità. Oggi invece troppo spesso, soprattutto nel caso di indagini che riguardano esponenti politici, siamo di fronte a una sorta di principio opposto: basta un avviso di garanzia per essere ritenuti colpevoli fino a prova contraria. Il giudizio anche in questo caso richiede equilibrio e correttezza. Lasciamo che la magistratura completi il proprio percorso, che ricordo si conclude con l'assoluzione o la condanna definitiva solo al terzo grado di giudizio e comunque in sede giudicante, non inquirente. Abbiamo già assistito troppe volte in passato a condanne preventive che poi non sono state suffragate dalla stessa magistratura in sede di giudizio. Un’indagine non è una condanna. E la politica ha il dovere di difendere tale distinzione. Così come ha il dovere di amministrare con la massima trasparenza e correttezza ogni euro di denaro pubblico. Su questo non ci possono essere né incertezze, né debolezze! Dobbiamo essere i primi fautori e sostenitori dell’onestà in politica! Ma non possiamo accettare il prezzo troppo alto di esporre chiunque assuma cariche istituzionali e politiche alla mercé della cultura del sospetto e della colpevolezza fino a prova contraria che avvelena la nostra democrazia e complica terribilmente il compito delle istituzioni. Su questo tema, anche i media rivestono un compito delicatissimo che richiede un alto senso di responsabilità e rispetto della persona. È ragionevole dunque esercitare un discernimento tra reato e reato, indagine e indagine, fattispecie e fattispecie e graduare assunzioni di responsabilità e provvedimenti in caso di avviso di garanzia o indagine, rinvio a giudizio o condanna anche solo in primo grado.

Pronunciare un NO chiaro e forte verso ogni illegalità Voglio essere, tuttavia, inequivocabile su questo concetto, aggiungendone un altro altrettanto fondamentale e chiaro: si alzi forte e deciso da questo Consiglio il nostro NO a tutte le forme di corruzione e di criminalità! Un NO chiaro a tutte le forme di illegalità! La criminalità organizzata, le mafie di ogni tipo, l’illegalità devono stare fuori da questo Consiglio e da questa Regione. NO alla mafia! E’ un grido che deve salire all’unisono dalle nostre parole, dai nostri cuori, dai nostri atti! E per questo io chiedo l’aiuto e il contributo di tutti, a cominciare dai consiglieri regionali fino agli organi di giustizia, di polizia e di informazione, affinché si possa arrivare fino alla messa a punto di strumenti di contrasto ancor più efficaci. A tale riguardo, accolgo con favore la proposta formulata il 21 marzo scorso, in occasione della “Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime” dal Presidente Maroni, di costituire in Consiglio regionale una Commissione Speciale Antimafia, anche in vista dell’Expo e mi farò parte diligente di proporla quanto prima all’Ufficio di Presidenza e alla Conferenza dei Capigruppo. Credo fermamente che su questi temi non ci possa essere divisione in Consiglio regionale fra maggioranza e opposizione e per questo, Presidente Maroni e signori consiglieri, sarebbe un segnale importante se la presidenza di questa commissione potesse andare a un esponente della minoranza, magari proprio a chi si è distinto in questo campo e che rappresenta un simbolo della resistenza civile contro ogni sopraffazione criminale. Ma naturalmente questa decisione spetterà alle forze politiche e il Presidente del Consiglio regionale si atterrà ad essa. Sui costi della politica e i suoi risultati Il tema dei costi della politica è certamente uno dei più caldi, forse il più spinoso e discusso, rispetto al quale occorrerà dare segnali immediati e volontà di buon esempio. Ma non bisogna confondere questi fatti dal forte valore simbolico, che senza ombra di dubbio sono giusti e necessari, con il vero problema che lamenta la gente. A me sembra che il vero problema non siano innanzitutto i costi, ma l’inadeguatezza dei risultati! I cittadini chiedono, per prima cosa, una politica che faccia di più e meglio. Uno dei primi atti legislativi che saremo chiamati ad approvare entro 90 giorni riguarderà proprio la riforma dei rimborsi, la revisione delle indennità dei consiglieri e i costi della politica. Si tratta della legge regionale che dovrà applicare quanto richiesto dal Decreto Legge 174/2012 ora convertito in Legge 213/2012. Gli effetti di tale norma porteranno a una riduzione del 50% sui costi del personale dei gruppi consiliari e del 75% sulle spese di funzionamento degli stessi! E’ mia convinzione che in questa legge di riforma debbano essere introdotti criteri e modalità che premino la presenza effettiva e i risultati concreti dell'azione di ogni consigliere. Misuriamo la politica sui risultati! Ne trarranno vantaggi i nostri cittadini. Giova però ricordare che in Lombardia le indennità di carica dei consiglieri regionali sono già state diminuite più volte negli ultimi anni e sono già stati soppressi gli assegni vitalizi per i consiglieri e le indennità di fine mandato. La spesa pro capite per il Consiglio regionale, incluso il personale e i costi di struttura, è di 6.8 euro annui contro una media nazionale di 26.7 euro. Se ci limitiamo ai costi dei consiglieri l’importo è meno di 2 euro pro capite. Qualche riflessione può essere utilmente condotta se confrontiamo questi dati con i costi della politica, nazionale e locale, che ammontano a 167 euro pro capite e ancor più con il costo dello Stato che ammonta circa 13.300 euro.

Sul rilancio del ruolo del Consiglio regionale Come sarà possibile per questa Assemblea rispondere in modo adeguato a tutti questi temi? Rilanciando la propria attività, diventando una sede sempre più autorevole e capace di incidere realmente. La prima modalità è l’esercizio integrale delle funzioni che la Costituzione, le Leggi e lo Statuto assegnano al Consiglio regionale. L’attuazione integrale dello Statuto, in tutte le sue disposizioni, dovrà essere una prima conseguenza operativa. Inoltre dovremo migliorare la funzionalità di questa Assemblea. Sarà necessario semplificare e rendere più snelli ed efficienti i lavori dell’aula prendendo spunto da quello che accade in altre assemblee parlamentari, nazionali ed europee. Penso, ad esempio, all’introduzione di modalità informatizzate e non più cartacee per la presentazione e modifica di emendamenti ai testi. Ma anche a tanti altri piccoli miglioramenti per qualificare il nostro lavoro. A tale proposito è utile una revisione del regolamento per rendere più efficaci i lavori dell’Aula. Riequilibrare i ruoli di Giunta e Consiglio Abbiamo bisogno di un miglior equilibrio fra poteri e funzioni esecutive della Giunta e poteri del Consiglio regionale, per servire al meglio i nostri cittadini. Il Consiglio regionale, come dice l’articolo 121 della Costituzione, è un organo della Regione, al pari del Presidente e della Giunta e come tale dovrà comportarsi, non in funzione subordinata, ma nel pieno esercizio delle proprie funzioni. I compiti e le attribuzioni del Consiglio regionale sono quelli indicati all’articolo 14 dello Statuto: “Il Consiglio regionale esercita la funzione legislativa attribuita dalla Costituzione alla Regione, concorre alla determinazione dell’indirizzo politico regionale ed esplica le funzioni di controllo sull’attività della Giunta, nonché ogni altra funzione conferitagli da norme costituzionali, statutarie e da leggi dello Stato e della Regione”. Esercitare la funzione legislativa, concorrere all’indirizzo politico, esplicare le funzioni di controllo. Tutti e tre questi ambiti dovranno essere oggetto del nostro impegno. Riqualificare l’attività legislativa del Consiglio regionale Il primo compito del Consiglio regionale è quello di fare le leggi. Negli ultimi anni mediamente il Consiglio ha approvato circa 20 leggi all’anno. Non occorre farne tante: non credo che un indicatore di qualità della nostra azione sia passare da 20 leggi approvate a 60. Occorre piuttosto farle bene e verificarne gli effetti. Alcune dovremo farle al più presto. Otre alla norma di recepimento del decreto sui costi della politica, penso, ad esempio, ad una legge che superi il blocco di tutte le attività edilizie e urbanistiche per i Comuni che non hanno ancora approvato il PGT. È un provvedimento che ci viene chiesto a gran voce da tutti gli amministratori locali e da tutti i rappresentanti della filiera. Dobbiamo semplificare la vita dei cittadini, non complicarla. Si alza un grido dalle nostre famiglie e dalle nostre imprese: basta burocrazia! Basta leggi e procedure inutile, faticose e costose! Le nostre leggi dovranno essere ispirate al criterio della massima semplificazione. Per ogni nuova legge cerchiamo di abrogarne almeno un'altra e ove possibile proseguiamo sulla strada della produzione di Testi unici, già avviata nelle scorse legislature. L’intero Corpus normativo è composto da 2161 leggi prodotte, di cui 445 vigenti. Tra la VI e l’VIII Legislatura sono state abrogate circa 1500 leggi: è questa la strada su cui dobbiamo proseguire. Per ogni nuova norma inoltre sarebbe opportuno introdurre una clausola di verifica sull'impatto delle procedure con una valutazione successiva dell’efficacia della legge e delle nostre politiche.

Ma l’aspetto a mio parere più importante è che il Consiglio regionale riprenda senza alcun indugio iniziativa legislativa e non si limiti ad approvare testi elaborati dalla Giunta. I dati sull’attività legislativa di questo Consiglio dicono che negli anni scorsi meno del 40% delle leggi approvate sono d’iniziativa consiliare. Le leggi si fanno in quest’Aula e il compito delle Commissioni è quello di dare un contributo di merito importante nell’elaborazione dei testi normativi. Non limitiamoci a un ruolo formale. Contribuire all’indirizzo politico della regione Contribuire all’indirizzo politico è la seconda importante funzione del Consiglio regionale. Spesso in passato questo compito si è limitato alla presentazione di Interpellanze e Interrogazioni e all’approvazione di atti di sindacato come Mozioni e Ordini del Giorno dall’incerto esito concreto. Solo nell’ultima breve Legislatura, in Consiglio regionale sono stati presentati poco meno di 1000 tra Interpellanze, Interrogazioni e Question Time e sono stati approvati ben 426 tra Mozioni e Ordini del Giorno. Sarà importante migliorare l’efficacia di questi strumenti verificandone gli effetti. Ma occorrerà anche immaginare forme nuove per contribuire all’indirizzo politico e una più approfondita partecipazione nell’elaborazione dei documenti fondamentali di programmazione, a cominciare dal Programma regionale di Sviluppo. Infine occorrerà potenziare il rapporto del Consiglio regionale con le autonomie locali e funzionali, rilanciando la funzione del Consiglio delle Autonomie Locali, e con i soggetti esterni e le rappresentanze economiche e sociali. Così come la sua presenza sul territorio, anche attraverso il ruolo delle Sedi Territoriali (STER) – che dovranno essere luoghi a disposizione anche dell’attività istituzionale sul territorio dei consiglieri regionali – e dei Tavoli Territoriali di Confronto.

Lo Statuto infatti all’articolo 14 comma 3 lettera K stabilisce che sia il Consiglio a “definire i procedimenti per la consultazione continuativa di associazioni, categorie e parti sociali”. Esplicare il controllo sull’attività della Giunta Inoltre il Consiglio regionale dovrà implementare la funzione di controllo. Da tutte le parti si leva oggi una richiesta di maggiori controlli e di una più attenta valutazione dell’azione della Regione. Questa competenza andrà certamente esercitata con modalità innovative e più investimento di risorse ed energie. In particolare occorrerà rilanciare il ruolo e l’operatività del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione di cui agli articoli 108 e seguenti e attuare quanto previsto alla lettera Q del 3 comma dell’articolo 14, finora rimasta pressoché inattuata. Idee nuove e proposte d’innovazione Infine vorrei proporre a quest’aula alcune idee nuove, che saranno oggetto del confronto in Ufficio di Presidenza e nella Conferenza dei Capigruppo. Dicevamo che il Consiglio regionale deve saper ascoltare il territorio e i suoi bisogni. Ecco alcune modalità innovative che mi sento di sottoporre alla vostra valutazione: 1. Un Consiglio regionale aperto al territorio: dobbiamo riportare il Consiglio regionale in mezzo alla gente, che lo deve sentire suo. Il Consiglio non deve rimanere chiuso nel palazzo, ma si deve vedere nelle piazze, nelle fabbriche, nelle università, nelle associazioni, nei luoghi della nostra cultura e delle nostre bellezze. Non penso innanzitutto a sedute formali dell’Assemblea, anche per i comprensibili disagi organizzativi legati alle procedure di voto, benché non mi dispiacerebbe che prima della fine della Legislatura l’assemblea si possa riunire anche in luoghi particolarmente significativi per la vita della Lombardia, come avvenne nel 2010 per una seduta all’aeroporto della Malpensa. Penso piuttosto a una serie di iniziative del Presidente del Consiglio e dell’Ufficio di Presidenza, aperte alla partecipazione di tutti i consiglieri e costruite con il loro contributo. Potremmo dedicare di norma la giornata del venerdì a iniziative sul territorio. Penso ad esempio ad un “viaggio” in 100 tappe dentro la Lombardia, per conoscere più in profondità quello che c’è e la domanda che arriva a quest’Assemblea dal nostro territorio e per far incontrare la gente con il Consiglio regionale. Un “viaggio” che si realizzi lungo tutta la Legislatura. E sarei lieto che ciascun consigliere volesse proporre una tappa di questo viaggio suggerendo realtà da incontrare, nella diversità delle sensibilità e delle esperienze, per capire, per vedere, per rispondere meglio alle richieste di quello che c’è, di chi vive e anima il nostro territorio.
2. Un Consiglio regionale che valorizza la buona politica: oggi della politica si conosce ed ha diritto di cittadinanza solo il peggio. Abbiamo bisogno che la gente conosca anche il buono della politica. La tanta buona politica che c’è e produce risultati positivi nell’interesse della gente. In forza di ciò e con la collaborazione di tutti i consiglieri è mia intenzione proporre iniziative che premino e rendano noti esempi positivi. Facciamo vedere il bene. Diamogli cittadinanza, anche nell’attività politica e nell’amministrazione pubblica. Ad esempio, in apertura di ogni seduta del Consiglio regionale, prima dell’avvio formale dei lavori, potremmo dare un riconoscimento ad un esempio positivo di buona politica, sia esso un Sindaco, un cittadino, una realtà sociale. Ciascun consigliere potrebbe indicare un soggetto da valorizzare. Ai protagonisti di questa iniziativa daremo qualche minuto per testimoniare la propria esperienza di fronte al Consiglio regionale e gli consegneremo un piccolo riconoscimento.
3. Un Consiglio regionale sede di riflessione e formazione sui contenuti: la politica deve innalzare la propria qualità. Anche noi abbiamo bisogno di imparare. Accettare l’umiltà di non conoscere tutto e quindi di dover imparare è la condizione per fare bene e mantenere uno sguardo attento sulla realtà. È mia convinzione che anche la politica abbia necessità di conoscere e di momenti formativi. Penso quindi all’organizzazione in Consiglio regionale di incontri aperti alla partecipazione di tutti i consiglieri regionali e, a seconda dei temi e delle necessità, anche agli amministratori pubblici della Lombardia. In questi incontri inviteremo personalità che ci possano dare contributi e spunti significativi per la nostra attività politica e amministrativa con un taglio culturale e conoscitivo. E penso anche alla possibilità di proporre ai consiglieri che lo vorranno veri e propri momenti di formazione, realizzati in collaborazione con Eupolis e le nostre Università.
4. Un Palazzo Aperto e trasparente: questo Palazzo è la casa di tutti i lombardi. E deve essere una casa aperta e trasparente. Si dovrà riservare molto tempo per gli incontri con i cittadini e consentire loro di aver accesso al palazzo; inoltre penso a iniziative mirate come una mostra permanente sulla storia della Regione Lombardia e del suo Consiglio all’ingresso del Palazzo o l’utilizzo di spazi per promuovere iniziative di alto valore. Perché non pensare ad esempio di esporre qualche capolavoro dei maestri dell’arte lombarda nel Pirellone o ancora, di utilizzare l’Auditorium e il 31esimo piano di questo Palazzo per iniziative nate dalla creatività dei giovani? E infine penso al ruolo straordinario che possono avere la rete e le nuove tecnologie per garantire ai cittadini lombardi più partecipazione e accesso al palazzo, aumentando la possibilità di confrontarsi in tempo reale con i Consiglieri regionali nell’esercizio delle loro funzioni. 5. Un Consiglio regionale che sostiene gli ultimi: mi sembra opportuno in questo momento storico pensare ad azioni e iniziative concrete che possano aiutare le persone e le realtà più deboli e meno fortunate del nostro territorio. Ci sono già stati esempi positivi in passato. Altre idee dovranno nascere.

Potremmo pensare anche all’istituzione di un’Associazione dei consiglieri regionali che condivida strumenti e possibilità concrete di aiuto e sostegno. Oppure trovare nuove modalità: ad esempio, sono certo che tutti noi troviamo poco conveniente che in un momento come questo si paghi un prezzo agevolato per il caffè o le bevande che acquistiamo alla bouvette del Consiglio. E’ frutto di un accordo col gestore, ma nulla vieta che si possa pagare il prezzo pieno e destinare la differenza a un fondo di solidarietà. Sono solo alcuni esempi di quello che la nostra fantasia potrà immaginare per restituire la percezione di un Consiglio regionale più vicino alla gente e ai suoi problemi. Conclusioni
Signori Consiglieri, Signor Presidente e signori Assessori “Il nostro è un tempo che domanda una nuova, larga cultura del sociale e del politico. […] L’insieme deve brillare in ogni frammento a beneficio […] di tutta la società civile. Vita buona e buon governo vanno infatti di pari passo” dice il nostro Arcivescovo Angelo Scola in Initium Libertatis. Ho voluto sviluppare con voi alcune considerazioni sul ruolo del Consiglio regionale e dare spunti e proposte sul nostro lavoro. Esse intendono rappresentare uno sprone e una traccia per un impegno comune. Si, quello che ci attende è un lavoro che dovremo fare insieme e sarà tanto più efficace quanto più animato dall’idea che esiste un bene comune a cui possiamo tendere, ma che questo bene origina non dalla presunzione di chi ritiene di avere sempre ragione, ma dal confronto costruttivo fra idee e posizioni diverse.

La lezione che ho imparato in tutti questi anni – da quando negli anni ’80 mi sono appassionato alla politica con i primi impegni nella scuola superiore e nell’università e poi nel 1990 ho iniziato come assessore al Bilancio in un piccolo comune – è che la politica la si fa bene se la si fa insieme. E i risultati sono frutto di un lavoro corale, paziente e indefesso, che ha bisogno più che della genialità del singolo del contributo di tutti, di una maggioranza e di una opposizione che attraverso la collaborazione e il dialogo svolgano fino in fondo il loro compito nell’interesse dei lombardi. Per questo voglio concludere con le parole di colui che la nostra terra ricorda come un governante talmente giusto e saggio da meritare di essere acclamato Vescovo dal proprio popolo: Sant’Ambrogio. Egli nel De Officiis afferma: “Quello che fa l’amore, non potrà mai farlo la paura. Niente è così utile come farsi amare”. E questa è proprio la richiesta che egli fa a coloro che vogliono collaborare al governo e all’amministrazione pubblica. Impariamo a farci amare per la giustizia e l’utilità del nostro operato. Ma anche per la tenerezza e l’amore con cui sapremo guardare la nostra terra e la nostra gente! Buon lavoro a tutti! Viva la Lombardia!

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