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Milano

di Fabio Massa

Pisapia ha deciso che per scegliere il prossimo direttore generale si dovrà procedere a bando pubblico. Va via quindi Davide Corritore, che con tutta probabilità approderà alla poltrona di assessore al Bilancio, tornando così ad avere un ruolo "politico". Il bando pubblico è vissuto, da questa maggioranza, come una garanzia di trasparenza. Come una garanzia che nelle nomine non siano più incaricati gli "amici degli amici". E' un ragionamento che, forse, ha un suo peso. Forse. Forse no, ed è una semplice foglia di fico.

Mi spiego. Ci sono poltrone per le quali occorrono tecnici stimati, di peso, competenti. Ruoli come il presidente di Atm, o il consiglio di sorveglianza di A2A, o - ancora - i vari cda delle controllate, possono essere ricoperti da esponenti che si sottopongano a un bando pubblico. Quindi, il metodo funziona (anche se in A2A, a dirla tutta, si è cambiato poco per non cambiare nulla, visto che il management è lo stesso e non si sono registrati né scatti in avanti né variazioni nello spartito). Ma la carica di direttore generale è diversa. Perché il dg deve necessariamente avere un rapporto di grande fiducia con il sindaco. Il dg del Comune di Milano controlla una macchina complessa, che deve tramutare in realtà le istanze politiche dell'amministrazione in carica. Per questo in tutti i comuni d'Italia si procede a selezionare persone di fiducia del vertice politico. Per questo, lo stesso Pisapia, nell'approcciarsi a Palazzo Marino, ha scelto - appunto - una persona di fiducia: Davide Corritore, appunto. E non è stato a guardare se Corritore è un manager gestionale o di prodotto, se è giovanissimo o di esperienza, se è un bocconiano o no, se è alto o basso. Era - ed è - una persona di fiducia. Quindi, sapeva che avrebbe fatto il massimo per applicare il suo verbo politico nella concretezza della gestione della macchina comunale.

Adesso, il bando pubblico che significato ha? Quello di una foglia di fico, probabilmente. Perché la fiducia non è una cosa che si costruisce sul curriculum, né che si apprende alla Bocconi. E' qualcosa che si instaura, giorno dopo giorno, nei rapporti tra due persone. Perché il sindaco si affida a uno strumento burocratico invece che ai suoi rapporti personali, che pure contempleranno qualche eccellente professionista dal curriculum adatto? Forse perché non si vuole assumere la responsabilità? Non lo crediamo. Forse per sottrarsi alle indicazioni dei partiti, con una mossa tanto rivoluzionaria quanto democristiana? Più probabile. In ogni caso, con la trasparenza tutto questo c'azzecca davvero poco. E questo è un po' un peccato.

PS. Controproposta. Perché, invece di un bando pubblico, il sindaco non propone una rosa di nomi di persone di sua fiducia, che poi vengano sottoposte a referendum interno tra i dipendenti del Comune?

@FabioAMassa

Tags:
dg selezione pubblica






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