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Milano

di Angelo Scola,
arcivescovo di Milano

L’inizio di un nuovo Anno Accademico è sempre colmo di attese. Così le travagliate circostanze socio-economiche in cui versiamo, che richiedono da tutti noi un supplemento di responsabilità, mettono in campo la necessità di decidere e di proporre dove e come vanno impiegate le risorse. In questo senso la nostra attesa nei confronti di quanti guidano il Paese è che vengano promosse, con ben altro vigore, le esigenze dell’educazione e della ricerca.
Altre attese sono più legate al ritmo dell’Anno Accademico così come si sviluppa ordinariamente nella comunità di docenti, studenti e addetti alla vita universitaria. Voglio citare l’attesa di quanti iniziano il percorso universitario cui va il mio speciale augurio, e quella di quanti sono impegnati a raggiungere, questo anno, il titolo agognato.
Vorrei anch’io fare riferimento ad un’attesa che, come Presidente dell’Istituto Toniolo ed Arcivescovo, ho nel cuore. Essa riguarda tutti gli uomini dell’Università e vuol essere, nello stesso tempo, il mio augurio per l’Anno Accademico che oggi viene inaugurato.
Lo faccio a partire da una forte affermazione che Papa Francesco ha proposto nella sua prima enciclica. Dice il Santo Padre nella Lumen fidei al numero 2: «Il giovane Nietzsche invitava la sorella Elisabeth a rischiare, percorrendo “nuove vie…, nell’incertezza del procedere autonomo”. E aggiungeva: “A questo punto si separano le vie dell’umanità: se vuoi raggiungere la pace dell’anima e la felicità, abbi pur fede, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga”. Il credere si opporrebbe al cercare. A partire da qui, Nietzsche svilupperà la sua critica al cristianesimo per aver sminuito la portata dell’esistenza umana, togliendo alla vita novità e avventura. La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani».
Questa affermazione rappresenta una vera e propria provocazione in special modo per le donne e gli uomini di una Università cattolica. Credere o cercare, fede o verità, illusione o libertà. Se queste coppie stessero in opposizione nessun uomo, consapevole di se stesso, potrebbe dirsi cristiano senza rinnegare la sua piena umanità. Occorre allora che ciascuno, lungo gli anni di vita universitaria, come docente o come studente, possa verificare di persona la fallacia insita nelle parole di Nietzsche. Sarà necessario prendere sul serio le parole del tragico pensatore, facendole oggetto di ricerca, di insegnamento e di studio, contenuto di conversazione e, se è il caso, di disputa all’interno della comunità universitaria, operando, in un certo senso, un paragone tra l’esperienza che ha condotto Nietzsche a tali affermazioni e la propria esperienza. Attraverso una vivace e sana vita universitaria sarà allora possibile raggiungere la certezza che «lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti» (Lumen fidei 34). In questa prospettiva il lavoro che vi aspetta è pieno di fascino e di ad-ventura. A tutti Buon Anno Accademico.

Tags:
scola cattolica






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