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Milano

di Roberto Caputo,
consigliere provinciale Pd

E’ evidente che il Partito democratico è in preda a una sindrome tafazziana gravissima: l’autolesionismo in questi giorni si è sprecato. Ci si è fatti male negli ultimi giorni della campagna elettorale e si è proseguito, dopo, con l’indicazione di Bersani a esploratore e, per ultimo, con l’elezione del Presidente della Repubblica. E qui il tappo è saltato. Ma le difficoltà, sempre nascoste, vengono da molto lontano: dalla fusione a freddo tra ex comunisti ed ex democristiani, dai rancori e dalle vendette delle correnti che facevano riferimento ai vecchi partiti, da una logica ad excludendum per chi non proveniva da quelle vecchie case. E così facendo si è buttato a mare un progetto innovativo, non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa, che poteva portare al superamento delle logore socialdemocrazie. Ma oltre a Tafazzi, vedo farsi strada anche molti gattopardi. E’ curioso notare che alcuni dei più accesi pasdaran bersaniani, ora, addirittura rinnegano il padre e hanno già individuato un nuovo riferimento politico. Per quanto riguarda Milano e la Lombardia, è curioso che chi ha guidato il partito fino ad adesso ne sia diventato il più critico. In Lombardia era quasi impossibile perdere e, invece, siamo stati sconfitti e male. Non ho sentito a tutt’oggi analisi serie in merito a questa vicenda. A Milano, viene sostituito il capolista Boeri e si fa finta che non sia successo nulla. Io credo che solo comprendendo gli errori si possa evitare altri pericolosi sbagli. Anche sulle primarie per i parlamentari, svoltesi a Natale, qualche forte perplessità rimane e, d'altronde, si è visto cosa è successo a Roma. Ora, si chiede a gran voce un congresso, ma attenzione: svolgere un congresso sull’emozione, sulla rabbia, sul mal di pancia è molto pericoloso. Si rischia di farsi molto male. Ed anche il dividersi tra renziani, barchiani, bindiani, lettiani etc… è il vecchio modo di far politica che ci ha portati alle ultime sconfitte. In questa fase, serve una grande lucidità politica: serve capire dove vogliamo andare e cosa vogliamo che rappresenti il Partito democratico. Quindi, si prepari un congresso: le segreterie attuali sono evidentemente superate, venga data vita a una commissione collegiale che non sia rappresentativa delle vecchie divisioni, ma serva a costruire un percorso politico che guardi soprattutto al futuro. I vari Tafazzi e i vari  gattopardi sono pregati di astenersi dal provocare nuovi problemi al partito. E’ necessaria un’unità vera che si regga su una forte scelta ideale e non certo su un’unità fittizia fatta a tavolino e nelle segrete stanze.

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pd gattopardo tafazzi







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