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Milano

Negli ultimi anni sono state numerose le occasioni in cui abbiamo parlato delle mafie in Lombardia, di quali subdole modalità utilizzino per penetrare il territorio e quanto sia stato difficile ammettere che a Milano la mafia esiste e ha trovato terreno fertile su molteplici campi d’azione. Possibile che a Milano si paghi il pizzo? Per farsi un’idea può essere utile guardare i dati di un’inchiesta durata un anno e realizzata da Terre di mezzo e Agesci con un questionario di 30 domande incentrate sul tema dell'accesso al credito e sulle esperienze dirette di casi di usura, richiesta di pizzo o imposizione di servizi non richiesti, somministrato a un totale di 200 negozianti. L’inchiesta è stata condotta su tre quartieri della movida milanese: Navigli, Marghera e Isola, e i dati relativi a quest’ultimo sono stati presentati martedì 11.
 Su 120 negozianti incontrati, hanno risposto in 66, e già questo conferma quanto ancora sia difficile parlare (e far parlare) di certe tematiche. L’età media degli intervistati era di 46 anni, 13 invece quella delle attività. Dei 66 che hanno risposto, solo 5 erano stranieri. Alla domanda
su quali fossero le tre principali minacce al quartiere, il 61% del campione ha inserito furti e il 40 per cento rapine. Solo 6 hanno dichiarato di aver avuto esperienze di racket ed estorsione, problemi che tuttavia rientrano tra i più rilevanti segnalati dai commercianti, anche perchè la crisi economica ha avuto come conseguenza una diminuzione drastica della liquidità e senza l’appoggio delle banche è reale l’esposizione al rischio di finire in giri criminali per ottenere protezione o per avere finanziamenti.
 In questo senso sembrano esemplari alcuni casi di cronaca recente potenzialmente riconducibili a racket e usura, come racconta Lorenzo Bagnoli su Terre di Mezzo: “il 28 settembre 2011 va a fuoco lo Sugar lounge, in via Alserio 9, incendiato da una molotov. Il locale era di proprietà di Raffaele Falzetta, fratello di Vincenzo, in carcere dal 2009 con l’accusa di essere il contabile dei Coco Trovato, clan ‘ndranghetista che s’è preso i locali tra Milano e Lecco a suon di contati provenienti dalla vendita di cocaina. Il secondo episodio risale all’inizio del 2012, quando viene dato alle fiamme il ristorante pizzeria 'Segrino', apparentemente lontano dagli ambienti criminali'”.
Fatti per cui i residenti chiedono maggiori controlli e un maggiore dispiegamento di pattuglie di polizia in un quartiere che, per varie motivazioni, è un nido perfetto per gli interessi mafiosi. E’ un quartiere attraversato da grosse speculazioni edilizie, un quartiere di locali alla moda e movida, il quartiere che si vuole far diventare il cuore della moda milanese. I numeri parlano però di un quartiere “a conduzione familiare”: il 53% del campione ha intrapreso l’attività commerciale con i risparmi di una vita, mentre il 26 con l’aiuto delle banche. Alla domanda “a chi vi rivolgereste se aveste bisogno di un credito immediato?”, 23 esercenti su 66 hanno risposto che chiederebbero aiuto ai parenti mentre 35 alle banche, il 12% agli amici.
“Eppure ad uno è capitato di dover pagare un tasso di interesse esagerato, ad altri due di assoldare soggetti in cambio di protezione e a tre di essere costretti ad acquistare servizi di cui non avevano bisogno”. Nessuno dice apertamente che si è trattato di episodi legati alla mafia, e il motivo è facilmente comprensibile.
 Oltre all'aumento delle forze dell'ordine in zona, indicato come una delle tre misure da adottare nel 48% dei casi, i negozianti chiedono di sensibilizzare gli istituti di credito ad aiutare il commercio (35%) e assicurare un'accurata consulenza finanziaria (25 %).
 L'inchiesta nel quartiere Isola è stata realizzata con la partnership dell'agenzia di ricerche sociali Codici e il sostegno economico del Consiglio di zona 9.

A.Pozzi per chiamamilano.it

Tags:
pizzo isola






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