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Milano

 

GUERRA NEL PD: LO SPECIALE DI AFFARI

INTERVISTA-1/ Massimo D'Avolio, consigliere regionale eletto nel collegio di Milano con oltre 7mila preferenze, vede il Pd milanese in grande difficoltà. Con Affaritaliani.it traccia una via per uscirne: "Gestione collegiale del Partito in questa transizione, congresso prima dell'estate, basta con le etichette. Da Milano si può ripartire con l'innovazione e con l'unità. I traditori? Non mi interessano le loro ragioni, in politica conta l'onestà intellettuale. Dobbiamo ripartire ascoltando i circoli: ancora non è stata sanata la ferita Boeri-Pisapia. Diciamo basta alle correnti senza politica ma con gli interessi..." ----- LEGGI TUTTO

INTERVISTA-2/Eugenio Comincini non usa mezze misure. Sindaco di Cernusco sul Naviglio, è uno dei renziani doc dell'hinterland milanese. In un'intervista ad Affaritaliani.it giudica l'operato della segreteria: "Direi che la linea politica che è stata seguita non ha pagato. Se pensiamo al fatto che comunque le primarie su Milano sono andate come sono andate, che in Regione non si è riusciti a costruire una leadership politica che per tempo potesse assumersi il ruolo di guida, vuol dire che una serie di errori sono stati fatti. Anche nella gestione quotidiana. Va ripensato il rapporto tra il segretario e la direzione". E poi, su Boeri: "Il partito ha gestito il passaggio su Boeri in maniera poco ortodossa, o comunque decisamente affrettata"

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INTERVISTA-3/ "Dimissioni di tutta la segreteria provinciale. Subito". Carmela Rozza, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Milano, ex capogruppo a Palazzo Marino, è molto esplicita in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Sosterrò la richiesta di dimissioni di Roberto Cornelli. Questo è un partito che non decide mai nulla. Come sulla vicenda Boeri: scendono sempre dalle nuvole. Non decidono nulla e poi sparano sulle larghe intese. Che si occupino di Milano, invece. Chi sceglie di non scegliere se ne deve andare a casa". Poi boccia Civati: "Chi fa politica deve fare sintesi in mezzo a tutto questo, non serve il Grillo parlante che dice le frase ad effetto e insulta a momento debito per prendersi le prime pagine dei giornali. Questa non è politica, questo è protagonismo individuale del quale questo partito non ha proprio bisogno". ----- LEGGI TUTTO

INTERVISTA-4/ Franco Mirabelli, senatore, ex coordinatore della mozione Franceschini in Lombardia, esponente di punta di Area Dem, in un'intervista ad Affaritaliani.it boccia la linea scelta da Pippo Civati: "Sono contrario a chi dice che se ne deve andare. Ma anche lui sbaglia: non può essere presentato come un atto di eroismo quello di votare, dopo aver discusso e deciso le cose nel gruppo, come si vuole". Franceschini sostiene che chi vota contro la fiducia è fuori: "E' ovvio, in un gruppo non può coesistere chi vota la fiducia e chi no". I traditori? "Civati dice che sono i franceschiniani e sbaglia di grosso. Anzi". Poi l'attacco, durissimo, al segretario metropolitano di Milano Roberto Cornelli: "Non è più di garanzia. Si deve dimettere subito, e lasciare il posto a un collegio che guidi questa transizione"----- LEGGI TUTTO


LA REPLICA/ "Ho letto su un giornale (Affaritaliani.it, ndr), con un po' di stupore, che Mirabelli e Rozza chiedono le mie dimissioni. Un atto irresponsabile, perchè in questo modo stanno drammatizzando la situazione col rischio di spaccare il Pd e creare un effetto a catena anche nei circoli e in altre province oltrechè in Lombardia". Lo afferma il segretario metropolitano del Partito Democratico, a margine della segreteria metropolitana----- LEGGI TUTTO

LA CONTROREPLICA DI FRANCO MIRABELLI/ "Che Cornelli di fronte a un ragionamento politico risponda con quel tono e addirittura accusi gli altri di irresponsabilità è paradossale. Non tenti di fare il martire attaccato per le proprie posizioni politiche", spiega ad Affari il senatore e leader di Area Dem in Lombardia Franco Mirabelli----- LEGGI TUTTO

L'INTERVENTO-1/ Mentre il PD rischia di sgretolarsi sotto i colpi dell'incapacità palesata dalla propria classe dirigente, si assiste alla classica rincorsa di chi intende rifarsi una propria verginità. Non solo il Segretario e la sua segreteria dovranno dimettersi ma dovrà farlo l’intera Direzione Provinciale... di Gabriele Ghezzi, vice Presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Milano----- LEGGI TUTTO

L'INTERVENTO-2/ Concordo con chi in queste ore chiede una gestione più collegiale del PD Milanese per poter gettare le basi per aprire, con più serenità e franchezza, una nuova fase che sia costruttiva... di Ilaria Cova, Componente Segreteria Regionale PD----- LEGGI TUTTO

 

di Fabio Massa

Assemblea affollatissima, quella del Partito Democratico, nella serata di mercoledì. La sala scelta della Cgil di Milano trabocca. Dovrebbe essere una direzione allargata agli iscritti, ma si trasforma in un grande rito collettivo fatto di rabbia e di voglia di ripartire. Decine e decine di interventi, parlamentari schierati in sala (Mirabelli, Casati, Quartapelle, Cova, Malpezzi e altri), discorsi di grande effetto. Come quello di Emanuele Fiano, il senatore che sale sul palco e scandisce, senza mezzi termini, di "provare vergogna per quel che è accaduto a Roma". Applausi a scena aperta, a più riprese. Fin qui, la parte emozionale. La politica, invece, torna, come in un circolo, sulla richiesta di collegialità avanzata tre giorni fa, all'inizio delle 72 ore più difficili per il segretario metropolitano Roberto Cornelli. Ad aprire le danze erano state le interviste di Massimo D'Avolio ed Eugenio Comincini, che chiedevano unità ma anche più collegialità nelle scelte. Poi, il giorno dopo, erano arrivate le bordate di Franco Mirabelli e Carmela Rozza, che chiedevano le dimissioni dei vertici.

Si torna all'inizio dunque. E il segretario dice sì alla collegialità. Riprende il documento diffuso in serata da Maurizio Martina, suo omologo regionale, di grande sostegno a Enrico Letta. Annuncia il percorso verso il congresso, che inizierà dopo il 4 maggio, giorno dell'assemblea nazionale. Alla fine, la decisione è quella di condividere il più possibile le scelte politiche, ma anche di formare un organismo snello e agile per gestire la fase congressuale e, quindi, la transizione. Le dimissioni, che erano già pronte, da parte della maggioranza dei membri della segreteria, non vengono quindi presentate. La crisi rientra. Il popolo della sinistra ribolle, ma poi decide di andare avanti. La fase congressuale è iniziata.

@FabioAMassa

Tags:
segretario cornelli collegialità






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